Thailandia, il caso dell’antica capitale del nord. Perché una piccola città d’arte diventa uno dei luoghi più inquinati del mondo
di Arturo CocchiChiang Mai come Pechino e Delhi, Seoul o Tokyo. La capitale turistica del Nord della Thailandia, sito Unesco, fondata nel tredicesimo secolo come capitale del regno Tai del re Mangrai, si presenta sempre più spesso avvolta dalla classica coltre di nebbiolina per gran parte costituita da particelle nocive alla salute. Una scena ormai classica nelle metropoli asiatiche durante la stagione secca, tra metà autunno e inizio primavera, lontano dai monsoni. Con una peculiarità: qui non si tratta di agglomerati umani da decine di milioni di unità, ma di una piccola città da 130 mila abitanti. Una Ferrara, per intendersi.
Livelli molto pericolosi secondo l’Oms
Secondo IQAir, società svizzera specializzata nel monitoraggio della qualità dell’aria, il livello delle particelle PM2,5 che si addensano nell’atmosfera di Chiang Mai è uno dei più alti del mondo. La quantità di queste molecole – capaci, quando penetrano nel sangue, di indurre degenerazioni tumorali – misurata nell’aria dell’antica capitale, il cui nome significa Città Nuova, è giudicata “molto nociva per la salute”. Parliamo di un livello 35 volte superiore al limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
"L’aria è molto inquinata – racconta all’agenzia France Presse un Kamol, 62 anni, venditore di frutta del mercato della città – Tutto quello che ho per proteggermi è una mascherina simile a quelle che usavo durante la pandemia”. Una spiegazione del fenomeno esiste. Il tasso di inquinamento a Chiang Mai raggiunge livelli particolarmente elevati durante i primi mesi dell’anno, quando gli agricoltori dell’area circostante e dei paesi limitrofi bruciano i campi dopo il raccolto in modo da poterli ripiantare rapidamente ed a basso costo. Anche gli incendi boschivi e i fumi di scarico aggravano il problema.
Sulla gravità della questione, la presa di coscienza del governo centrale è relativamente recente. A gennaio il primo ministro Srettha Thavisin ha approvato un progetto di legge specifico sulla qualità dell’aria. Il premier è atteso a Chiang Mai in questi giorni, per spiegare l’iniziativa alla comunità e in particolare alle organizzazioni che lottano contro il perpetrare di incendi boschivi e fuochi.
I turisti cominciano a disertare
Ma gli abitanti non sembrano molto fiduciosi e sottolineano di non aver ricevuto al momento alcun aiuto. “Io mi devo far controllare ogni anno, in particolare sul fronte delle malattie respiratorie”, racconta il venditore di frutta. “L’inquinamento è sempre molto elevato, in questo periodo dell’anno – racconta Sariya, 50 anni, uno dei clienti del mercato – e non c’è niente che possiamo fare”, aggiungendo che la città si trova nel fondo di una depressione, il che non aiuta. Sariya spiega di essere preoccupato in particolare per chi ha problemi cronici di salute racconta che l’anno scorso la crescita del tasso di inquinamento è stata tale da dissuadere molti turisti internazionali, con gravi ripercussioni per gli ambulanti. Secondo l’associazione alberghiera locale, gli stessi thailandesi hanno annullato in massa le rispettive prenotazioni.
Con tutto ciò, in queste ore le vie di Chiang Mai pullulano di turisti, che non si mostrano particolarmente preoccupati dello smog. “Non ho paura - dichiara un turista cinese trentaduenne –. “Mi godo questa città perché è magnifica. “Bisogna semplicemente continuare e sfruttare al meglio il tempo disponibile”, aggiunge un viaggiatore francese, che si tratterrà nella capitale dell’antico nord thailandese per 4 giorni.