Washington, la fioritura del National Mall perde 160 ciliegi. “Assediati dalla marea che avanza”. Tre anni e 105 milioni per rifare il giardino più in alto
di Arturo CocchiQualcuno ha programmato o ha in mente una vacanza a inizio primavera negli States? Sappia che c’è una ragione in più, o, meglio, una seconda ragione extra, oltre all’eclissi totale di sole dell’8 aprile, per farlo quest’anno. A inizio maggio, infatti, su disposizione dello stesso National Park Service che gestisce il West Potomac Park, che si affaccia sulle rive del fiume della capitale Washington D. C., a ridosso del National Mall, ha deciso di rimuovere almeno 300 degli alberi che meravigliosamente decorano l’area. Tra questi, in particolare, verranno sradicati 160 degli ormai celebri ciliegi che contribuiscono a dare vita, normalmente tra fine marzo e metà aprile, al celeberrimo National Cherry Blossom Festival, lo spettacolo della fioritura capace di attirare oltre un milione e mezzo di visitatori provenienti da aree vicine e remote.
Un evento programmato non a caso a partire da inizio maggio – quest’anno il festival andrà in scena dal prossimo mercoledì 20 marzo fino a domenica 14 aprile – allo scopo di permettere di ammirare per un’ultima volta lo spettacolo così come lo si conosce da oltre un secolo. E con una promessa: i ciliegi torneranno, più numerosi di prima. Ne saranno ripiantati oltre 270, per un totale di 450 nuovi alberi e piante.
L’intervento non è ovviamente fine a se stesso ma è parte di un progetto di ristrutturazione dell’area, che si protrarrà per tre anni e che al momento si prevede costerà poco meno di 105 milioni di euro (113 milioni di dollari) e che – tanto per cambiare – è conseguenza diretta del cambiamento climatico e dell’innalzamento dell’acqua dell’oceano. In questo caso non è tanto, o comunque non solo, l’innalzamento delle temperature, ad aver anticipato il blossom, alterando il ciclo di vita delle piante, ma anche e soprattutto il crescente livello dell’acqua che, indebolendo e talora sommergendo gli argini vecchi e logori del Tidal Basin hanno spesso sommerso le radici degli alberi, interrompendo il flusso di ossigeno necessario alla fioritura e non solo.
“Gli alberi non sono attrezzati per resistere a simili flussi d’acqua – ha raccontato Mike Litterst, portavoce dei National Mall and Memorial Parks -. Sfortunatamente, l’unico modo per venire a capo del problema è ricostruire le dighe più alte, in modo da renderle capaci di resistere all’innalzamento del livello delle acque per i prossimi 100 anni”.
Il livello del mare a Washington è cresciuto di circa 35 centimetri nell’ultimo secolo, secondo i dati della National Oceanic and Atmospheric Organisation, che prevede ulteriori incrementi compresi tra i 60 e i 180 centimetri entro fine 21mo secolo. Un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Nature ha rimarcato che centinaia di migliaia di ettari di terra saranno esposti ad inondazioni marine distruttive da qui al 2050. E molte delle città della East Coast nordamericana sono particolarmente vulnerabili, anche a causa dell’assenza di strutture come le dighe di protezione.
Il progetto sarà finanziato dal Great American Outoors Act Legacy Restoration Fund, “parte di uno sforzo congiunto a livello nazionale, che mira ad azzerare il pesante arretrato di manutenzione nei parchi nazionali Usa”, si legge in una nota del National Park Service. Un fondo che garantirà circa 1,2 miliardi di euro l’anno alle opere di tutela e ripristino nelle aree protette.
Per quanto compromessa, la visuale della fioritura dei ciliegi sulle rive del Potomac, sarà tutt’altro che cancellata. Lungo i Tidal Basin, ad oggi, si trovano quasi 4mila ciliegi. Il tutto ha avuto origine nel 1912, quando i primi alberi furono piantati nella capitale Usa, omaggio dell’allora sindaco di Tokyo. Pur senza l’aura della verità scientifica, si può ragionevolmente affermare che nessuno degli alberi che verranno purtroppo sradicati è uno degli originali: contrariamente ad altre specie vegetali, la vita media di questi ciliegi è dell’ordine dei 50 anni.