Fioritura dei ciliegi, dal Giappone agli States mai così presto. “Colpa del cambiamento climatico”
di Arturo CocchiPrimavera, tempo di fioriture. Su tutte, quella dei ciliegi giapponesi, l’hakami, che dalla madrepatria è ormai stato esportato in molte aree del pianeta, Roma e Italia incluse, si è guadagnata a buon diritto il titolo di regina del turismo di categoria e dei social.
In teoria, apprendere che l’esplosione di forme e colori è già in atto, e in qualche area del mondo ha già raggiunto il picco, dovrebbe indurre gioia e benessere, suscitano inevitabilmente l’effetto opposto, ennesimo campanello d’allarme da cambiamento climatico. In sintesi, da Est a Ovest, i ciliegi quest’anno stanno sbocciando in anticipo: mai o quasi mai lo hanno fatto così presto. Colpa delle temperature sempre più calde e dell’ormai virtuale assenza di inverno, in particolare alle latitudini temperate medie. Del cambiamento climatico. I segnali, inequivocabili, si propagano sia dalla patria dell’hakami, che da una delle aree del mondo dove il fenomeno ha conquistato la cittadinanza onoraria da oltre un secolo, la cap…
Primavera, tempo di fioriture. Su tutte, quella dei ciliegi giapponesi, l’hakami, che dalla madrepatria è ormai stato esportato in molte aree del pianeta, Roma e Italia incluse, si è guadagnata a buon diritto il titolo di regina del turismo di categoria e dei social.
In teoria, apprendere che l’esplosione di forme e colori è già in atto, e in qualche area del mondo ha già raggiunto il picco, dovrebbe indurre gioia e benessere, suscitano inevitabilmente l’effetto opposto, ennesimo campanello d’allarme da cambiamento climatico. In sintesi, da Est a Ovest, i ciliegi quest’anno stanno sbocciando in anticipo: mai o quasi mai lo hanno fatto così presto. Colpa delle temperature sempre più calde e dell’ormai virtuale assenza di inverno, in particolare alle latitudini temperate medie. Del cambiamento climatico. I segnali, inequivocabili, si propagano sia dalla patria dell’hakami, che da una delle aree del mondo dove il fenomeno ha conquistato la cittadinanza onoraria da oltre un secolo, la capitale degli Stati Uniti. Ma non è difficile riscontrarne i sintomi anche alle latitudini-longitundini nostrane.
Il picco dello hakami a Washington D. C. il 17 marzo
Ieri il servizio del National Mall, il parco nazionale che altro non è che il lungo viale che costeggia i più importanti monumenti relativi all’indipendenza Usa a Washington D. C., tra il Campidoglio e la Casa Bianca, ha postato un tweet che celebra il “picco” dell’hakami dei quasi 4mila ciliegi che decorano l’area da quando all’inizio degli anni Dieci del secolo scorso l’allora sindaco di Tokyo donò i primi al collega della capitale Usa.
Secondo i media americani, si tratta della seconda fioritura più precoce della storia ormai ultrasecolare degli Yoshino – questo il nome giapponese del Prunus x yedoensis, la rosacea capace delle splendide fioriture – che fanno da contorno al Lincoln Memorial e al monumento dedicato a George Washington. Il tutto, secondo lo stesso National Park Service, è la conseguenza del caldo delle ultime giornate invernali, con temperature che nell’area di Washington hanno portato il termometro oltre la soglia dei 70 gradi Fahrenheit, appena più di 21 Celsius.
160 alberi da abbattere per la marea che avanza
Chi si sentisse indotto a gioire per l’anticipo di primavera, consideri due notizie, una recentissima, che riguardano lo stesso parco della capitale Usa e la sua attrazione floreale da 1,5 milioni di visite l’anno. La prima è che simili exploit precoci espongono le piante a pesanti contraccolpi, rendendole molto più vulnerabili del normale, nel caso di improvviso ritorno dell’inverno. Eventualità tutt'altro che improbabile, perché, tra le peculiarità del cambiamento climatico in atto, che a livello medio vira verso temperature più elevate, ci sono anche certi imprevedibili episodi sinusoidali, capaci di produrre picchi di freddo inattesi e brutali, quanto sporadici. Come accadde, nel National Mall, nei tre giorni tra il 14 e il 16 marzo del 2017: in quell’occasione, secondo lo stesso NPS, morì circa la metà dei ciliegi. La seconda, arrivata dallo stesso National Park Service a ridosso della celebrazione del picco, riguarda l’imminente abbattimento di 160 degli Yoshino dell’area. Accadrà a maggio, al termine della fioritura, un evento tale da essere stato ribattezzato National Cherry Blossom Festival. Il motivo? Sono ormai assediati dalla marea del Tidal Basin che scorre sotto al parco: lembo di mare che avanza in seguito allo scioglimento dei ghiacci ai poli.
Ulteriore dato a conferma del tutto: a livello locale, secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), la temperatura nel District of Columbia è aumentata mediamente di 3,6 gradi dal 1970 al 2023.
Giappone: 1,2 giorni prima ogni 10 anni dal 1953
Nel frattempo, dal Giappone, dove il locale servizio meteo dirama a gennaio un calendario di previsione dell’evento Hakami in tutto il Paese, rimbalzano riscontri del tutto analoghi a quelli della East Coast. Secondo Daisuke Sasano, studioso di gestione del rischio da cambiamento climatico presso l’Agenzia meteorologica nipponica, la data media di inizio della fioritura “anticipa, dal 1953 a oggi, al passo di 1,2 giorni ogni 10 anni”. Secondo Sasano, il tutto è dovuto agli effetti a lungo termine del riscaldamento del pianeta. L’esperto aggiunge che l’ulteriore aumento delle temperature, e le inevitabili conseguenze sull’hakami, che oltre a cominciare prima dura sempre meno, avrà inevitabili ripercussioni negative sulle località che del turismo della fioritura fanno una delle loro attrattive.
In Europa le cose non sembrano andare diversamente. Parlando strettamente di temperature, tra i primi dati noti sulla stagione all’epilogo, quello arrivato da Parigi: in Francia è stato il terzo più caldo da quando esiste la scienza del meteo, dopo quelli del 2016 e del 2020. In Italia, in assenza di dati scientifici, chi ha un minimo occhio per le fioriture, ha sicuramente notato mimose a gennaio, nonché i primi fiori sugli alberi di giuda romani in anticipo di 5-7 giorni sulla norma.