Romania, la battaglia degli ex prigionieri politici. “Le carceri dell’era Ceausescu diventino sito Unesco. Per non dimenticare”
di Arturo CocchiJilava è una storica prigione comunista della Romania. Niculina Moica, un’ex detenuta, mostra ai reporter dell’agenzia di stampa France Presse l’attuale stato di obsolescenza del sito, tra un pesante portale arrugginito che si fatica ad aprire e la desolazione generale. Lei, oggi ottantenne, vi fu detenuta per diversi mesi quando aveva sedici anni.
Il governo di Bucarest ha appena presentato un progetto per iscrivere cinque delle storiche carceri politiche dell’era Ceausescu nel patrimonio Unesco. Per l'ex detenuta ottuagenaria, sarebbe un segnale positivo, un potenziale freno al continuo degrardare della situazione. “Che peccato – dice, guardando la facciata fatiscente, i letti di metallo abbandonati e i tetri corridoi che possono essere visitati solo con il permesso dell'amministrazione penitenziaria. "In altre parti del mondo questi luoghi sono aperti al pubblico. Qui vengono lasciati cadere in rovina!"
Una testimonianza cruciale di quel che è stato
Responsabile dell’associazione degli ex prigionieri politici romeni, Moica si batte da anni per trasformare questo sito in museo. “È una testimonianza cruciale della realtà del regime comunista – spiega -. “Del modo in cui le persone venivano torturate, delle pietose condizioni di detenzione, del cibo terribile, del freddo”
Condannata nel 1959 per la partecipazione a un’organizzazione anticomunista, l’allora adolescente ha trascorso 5 anni dietro le sbarre, una parte del periodo in questa prigione, che si trova a dieci chilometri dalla capitale romena. Nata come fortezza creata per proteggere la stessa Bucarest a inizio Ottocento, la struttura è diventata uno dei simboli della repressione politica per tutto il periodo tra il 1948 e il 1964. Le celle erano buie e umide, interrate a dieci metri di profondità. “Sembrava di finire in un buco”, ricorda Moica, arrivata la vigilia di Natale sotto una pioggerellina gelida. "Pensavo che mi avrebbero sparato".
44 prigioni e 72 campi di lavoro nell’era Ceausescu
Sotto il regime comunista, al potere tra il 1945 e il 1989, si contavano 44 prigioni e 72 campi di lavoro forzato, il tutto per oltre 150mila prigionieri politici, secondo il censimento dell’istituto incaricato di indagare sui crimini di quel periodo in Romania. Mentre alcuni siti ospitano ancora detenuti, molti sono stati chiusi, demoliti o acquistati da aziende che, in alcuni casi, hanno aperto lì dei propri uffici. Solo due ex prigioni, con l'aiuto di fondi privati, sono stati trasformate in musei.
A quasi due ore di macchina da Bucarest, il Memoriale della prigione di Pitesti è lieto del rilancio del processo Unesco. "Se avrà successo, nessuno potrà contestare l'importanza di questi luoghi", spera Maria Axinte, 34 anni, che ha avviato questo progetto museale nel 2014. Centinaia di foto appese al soffitto ricordano il martirio vissuto da più di 600 studenti, alcuni dei quali furono costretti con la violenza a diventare torturatori.
Classificato monumento storico lo scorso anno, il sito accoglie ogni anno circa 10.000 persone. Ma la giovane lamenta “un disinteresse da parte dello Stato e una mancanza di comprensione” della questione.
Interrogata dall'AFP, la ministra della Cultura Raluca Turcan, in carica dal giugno 2023, ha assicurato di voler prendere in mano situazione e promette di sottoporre il dossier all'Unesci entro la fine dell'anno. Turcan, rimproverando i suoi predecessori per aver trascurato il passato, evoca “un dovere morale” e “un obbligo di far conoscere alle generazioni future questo aspetto doloroso della nostra storia recente”.
Il monito agli studenti: “Chiedete ai vostri nonni”
Anche perché tra i romeni cresce la nostalgia per il comunismo. In un contesto di forte inflazione, che incide sul sul potere d'acquisto, quasi la metà di loro ritiene, secondo un recente sondaggio, condotto su 1.100 persone, che il regime fosse "buono per il Paese": si tratta di tre punti percentuali in più di dieci anni fa. Decine di persone festeggiano addirittura il compleanno du Ceausescu, il 26 gennaio, portando fiori sulla sua tomba.
Niculina Moica racconta che, nelle sue visite ai licei in qualità di rappresentante degli ex prigionieri, sente qualche volta gli studenti affermare “La mamma dice (o diceva) che era meglio ai tempi del comunismo”, e che ogni volta ribatte “Allora chiedete ai vostri nonni”, prima di raccontare loro di “questa maledetta cella” di Jilava. E spiega che ancora oggi, dopo ogni visita, sente il bisogno di una doccia per lavare via la sensazione di contaminazione che le resta.