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Brasile, a rischio il mito della spiaggia libera. I Bolsonaro vogliono privatizzare il litorale e creare decine di ecomostri. La ribellione di una cultura per la quale “il mare è di tutti”

Rio - Copacabana - hermes Images / AGF 
Il senatore Flavio, figlio dell’ex presidente, ha proposto una modifica alla Costituzione che permetta il passaggio di proprietà dei litorali, oggi appartenenti allo stato federale e accessibili a chiunque. Per esaudire il sogno di Jair, la “Cancún brasiliana”
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Brasile. Spiagge libere a rischio. Un emendamento alla locale Costituzione, proposto da Flavio Bolsonaro, il senatore figlio dell’ex presidente di estrema destra Jair, potrebbe portare alla gestione privata – e in non pochi casi alla perdita dello status di aree protette – di buona parte dei litorali. Il tutto in un Paese che offre circa 7.500 chilometri di coste e che ha da sempre fatto una bandiera della loro accessibilità pubblica. Ora però questo stato di cose sembra cozzare con il volere dei senatore-impresario e dell’illustre genitore che da sempre perora la causa di creare il format della “Cancún brasiliana”, hotel e cemento ammassati su lungomare progettati a misura di turismo di massa.

Nei giorni in cui la destra italiana si adopera per prolungare all’infinito le concessioni balneari, l’omologa dell’ex colonia portoghese è impegnata a sottrarre la proprietà e la gestione delle spiagge rispettivamente allo stato federale brasiliano e alla marina. Uno status che non impedisce del tutto di affidare alcune aree a privati, ma ne limita fortissimamente, sia dal punto di vista dell’eventuale edificazione, che sulla stessa occupazione del lido, che di fatto deve rimanere accessibile al pubblico.

Nel concreto, la modifica propone di trasferire la gestione delle zone litorale ai singoli stati, ai comuni e anche a settori privati. I detrattori ritengono che questo potrebbe avere effetti dannosi sulla tutela del paesaggio e dell'ambiente, e addirittura impedire alla popolazione il libero accesso ad alcune spiagge.

Spiaggia di João Fernandinho, Búzios, RIo de Janeiro 

Numerosi utenti web si stanno mobilitando attraverso i social network, dopo che il Senato ha tenuto un’audizione pubblica sul tema. “Mettono pressione sui senatori per farla votare”, ha scritto l’attrice e militante ambientalista Laila Zaid, su un post Instagram che ha totalizzato un milione di visualizzazioni. Per Leticia Camargo, che coordina un gruppo di difesa dell’ambiente delle aree litoranee in seno al parlamento di Brasilia, la revisione costituzionale potrebbe dar libero corso a una “forte pressione di interessi immobiliari”. "Il tutto indurrebbe una crescente occupazione delle zone costiere, proprio ora che l’erosione e gli eventi atmosferici estremi diventano sempre più intense a causa del cambiamento climatico”. Ma le preoccupazioni vanno oltre l’aspetto ambientale. “Affrontare una parte così importante della cultura brasiliana, come il libero accesso alle spiagge, è un tema delicato”, conclude Camargo

Il progetto è già stato approvato dalla Camera dei deputati, ma l’opinione pubblica potrebbe frenare il suo passaggio al Senato. Secondo i media locali, il presidente della Camera Alta, Rodrigo Pacheco, non ha per il momento l’intenzione di mettere la questione all’ordine del giorno. Per Flavio Bolsonaro dire che questa revisione equivale a “privatizzare le spiagge” è “disinformazione”. Secondo lui si tratta solo di “aree già occupate”.

Daniel Capecchi, professore di diritto costituzionale all'Università Federale di Rio de Janeiro, ritiene "altamente probabile" che il testo venga adottato quando sarà sottoposto al voto dei senatori. La sua applicazione potrebbe tuttavia essere messa in discussione se i tribunali ritenessero che si tratta di una violazione dei “principi fondamentali della Costituzione” sulla preservazione dell'ambiente,.

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