Viene da una delle grandi capitali del turismo balneare mondiale ma ha scelto la direzione opposta: Cati, residente a Tenerife, è una dei sempre più numerosi turisti che optano per una vacanza “a perdita di gradi” e scelgono il Nord Europa, partendo da Sud.
Appollaiati sulla sommità del continente, memori del precedente 2023, con il grande caldo a mettere in fuga vacanzieri dalle isole greche devastate dagli incendi e ministri tedeschi dalle città italiane sommerse dall’afa, Paesi come Norvegia e Svezia stanno ora giocando la carta coolcation – contrazione dell’inglese “cool vacation” – per attirare visitatori alle loro latitudini che da fresche o temperate fresche sono ormai diventate – global warming complice – semplicemente temperate. Perché lasciare le Canarie in piena stagione estiva? "Beh, per sfuggire al caldo", confida la spagnola Cati Padílla in fuga con tre amici. "E la Norvegia è da tempo nel nostro radar per i suoi paesaggi verdi, le sue montagne, il ghiaccio", aggiunge la cinquantenne funzionaria pubblica che un reportage dell’agenzia France Presse ha intercettato sulla famosa (almeno per chi ama l’area) e tortuosissima Trollstigen, la Strada dei Troll, che emblematicamente si snoda dalla montagna ai fiordi.
Norvegia, meta ideale per la coolcation, vacanza al fresco
Norv
“La nostra vacanza al fresco, doppiamente ‘cool’”
Nel 2023, il numero di pernottamenti di stranieri è aumentato del 22% in Norvegia - con un record ad agosto - e dell’11% in Svezia, secondo le statistiche ufficiali, aumento trainato anche dalla fine delle restrizioni sanitarie nel 2022 e da un crollo delle valute scandinave. Secondo un sondaggio condotto in Germania per l'organizzazione di promozione Visit Sweden, due persone su cinque intendono cambiare le proprie abitudini di viaggio a causa del caldo nell'Europa meridionale. Il più delle volte scegliendo altri periodi dell'anno ma anche optando per nuove destinazioni. "Il raffreddamento non è solo una questione meteorologica", tiene a dire Susanne Andersson, responsabile dell’agenzia del turismo svedese. “Si tratta di viaggiare in luoghi dove il clima è un po’ più ‘cool’, ma che sono di per sé ‘cool’ perché ci sono meno persone”.
Via dunque dalle spiagge sovraffollate del Mediterraneo e dalla bolla di calore che ha già portato alla chiusura parziale dell’Acropoli di Atene in giugno, provocando incendi boschivi altrove. Molti oggi preferiscono fare un tuffo in un lago o in un fiordo, oppure riempirsi i polmoni di aria fresca durante un'escursione in montagna in una sensazione di relativo isolamento.
“E non è neppure freddo”
Appena sbarcata da un transatlantico ancorato in fondo al maestoso fiordo di Geiranger, il più famoso e forse bello tra le maestose insenature glaciali norvegesi, patrimonio mondiale dell'Unesco, Pam, una turista inglese di Lichfield, confida di aver messo in valigia un impermeabile e degli indumenti di lana come le era stato consigliato. "Non pensavo che ieri sarei stata lì con sandali, maglietta e persino pantaloncini. È meraviglioso", ha detto, sotto il sole splendente. "Ma non fa così caldo da non poter andare in giro." "Perché non mi interessa semplicemente sedermi su una sdraio, leggere un libro, alzarmi solo per mangiare qualcosa e tornare. Preferisco visitare i luoghi, scoprire la loro storia, ammirare posti bellissimi".
Secondo gli esperti climatici delle Nazioni Unite (IPCC, Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico), è “quasi certo” che la frequenza e l’intensità del caldo estremo e la durata delle ondate di caldo sono aumentate dal 1950 e continueranno a farlo con il riscaldamento. Entro il 2050 in Europa, circa la metà della popolazione potrebbe essere esposta a un rischio elevato o molto elevato di stress da caldo durante l’estate, e il numero di decessi legati a quello stress potrebbe raddoppiare o addirittura triplicare con un aumento del riscaldamento compreso tra +1,5°C e + 3°C.
Se una città sbarca in un fiordo da 300 abitanti
“Spagna? No, grazie. Grecia? Anche no”, dice Gérard Grollier, un pensionato francese di 74 anni, intervistato mentre scende dall’autobus nel villaggio di Geiranger. Perché la Norvegia? "Perché il clima è molto più piacevole e perché ci sono altri tipi di destinazione in cui non andrò o non andrò più, almeno non nella stagione primavera-estate perché lì fa troppo caldo", precisa sua figlia Virginie, consulente finanziaria. “Non siamo riusciti a proteggere il nostro pianeta e oggi ciò ha conseguenze anche per il turismo”, conclude.
Rovaniemi, capitale della Lapponia finlandese a cavallo del circolo polare artico, ha registrato lo scorso anno un aumento del 29% dei pernottamenti. "Qui la ‘coolcation’ è un fatto relativamente noto, ma la tendenza, che ha cominciato a vedersi diversi anni fa, si è più che consolidata con le estati terribilmente calde nell'Europa meridionale e centrale", afferma Sanna Kärkkäinen, responsabile della promozione del turismo in quella zona. Un “colpo di fortuna” che tuttavia non arriva senza problemi: esplosione di Airbnb, turisti che hanno poco rispetto per quello che li circonda... “Ciò che ci preoccupa di più, ovviamente, è che ci sono troppe persone contemporaneamente", sottolinea Jan Ove Tryggestad, sindaco dal 2011 al 2023 di una cittadina norvegese dove ha appena attraccato un imponente transatlantico capace di trasportare 6.000 passeggeri e 2.000 membri dell'equipaggio. "È un piccolo villaggio qui. A Hellesylt ci sono tra i 280 ei 300 abitanti in inverno. Ovviamente si crea un piccolo choc culturale quando all'improvviso arriva e sbarca l’equivalente di una piccola città", confida. “Ma ci adattiamo”.