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Da Palermo a Sciacca, i segreti della Magna Via Francigena siciliana

Da Palermo a Sciacca, i segreti della Magna Via Francigena siciliana

Giardini segreti, ville storiche, tanta natura e isole leggendarie: itinerario nella Sicilia Sud-Occidentale.

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La torre merlata è la più alta della città e svetta tra i palazzetti del centro. La torretta spicca tra i palazzi del centro storico. A Palermo, in via Bandiera, nel Mandamento Castellammare, Palazzo Alliata di Pietratagliata racconta cinque secoli di storia siciliana. Costruito nel 1473, è il risultato di cinque secoli di storia dell’arte, ripercorribile tra i saloni dove si incrociano i destini delle città e le sue diverse influenze, evidenti nei diversi stili, che vanno dal tardo gotico al rococò fino ad arrivare al neoclassicismo e al neogotico. Il Palazzo è abitato dalla Principessa Signoretta Alliata Licata di Baucina, che ci fa da Cicerone alla scoperta di questo tesoro – chiuso al pubblico, ma aperto per visite private – che ci guida tra i grandi saloni, mantenuti in modo impeccabile, grazie ai restauri conservativi che ha curato lei stessa. Le sale custodiscono importanti lampadari di Murano e affreschi di Vito D’ Anna del 1762, che adornano i soffitti. Dalla strada, ammirate la facciata, con le finestre e le decorazioni tipiche dell’architettura tardo gotica catalana.

Palazzi e giardini secolari

Si continua nel Giardino Botanico del Duca di Serradifalco, riportato all’antico splendore dalla figlia della principessa Alliata, che porta gli ospiti attraverso un viaggio nel tempo in un parco di rara bellezza. Si passeggia tra specie antiche e giganti, come la Magnolia secolare – gigante – e il boschetto circolare di Nolina recurvata, diversi tipi di palme, varie Dracaena draco. Con il fresco al tramonto, ci si può fermare per un aperitivo, o per cena al ristorante sotto le stelle: ma lasciatevi spazio per il gelato, perché qui è un must, con gusti speciali, creativi e persino “ubriachi”, ispirati agli alcolici più amati. A proposito di gusto: tra le strade animate del mercato del Capo, si nasconde un indirizzo da non perdere, un bistrò tutto al femminile che si chiama Le Angeliche. Con un’atmosfera d’altri tempi, si trova rifugio dal caos dei vicoli vicini, nel silenzioso cortile, che ospita dehors, fiori e tende, in cui assaggiare la deliziosa cucina – tutta fatta in casa – delle donne che lo gestiscono con amore. Il pane arriva a tavola ancora caldo, i piatti sono gustosi e creativi, ma sempre legati alla tradizione siciliana, con prodotti del territorio. Da lì, siamo a due passi Fondazione Federico II: non si può lasciare Palermo senza aver visitato la Cappella Palatina e il Palazzo Reale. Finito il giro riposatevi in giardino, con la limonata energizzante del chiosco (la ricetta è segreta, ma fa rinascere anche nelle giornate più calde).

Palermo, porticciolo
Palermo, porticciolo 

Doveva essere un sanatorio: diventò l’albergo delle star

Per un soggiorno immerso nella storia e nell’arte, Villa Igea, Rocco Forte Hotels, porta in un viaggio nel tempo e racconta la Palermo dell’epoca d’oro. Quando è nata doveva un sanatorio per la posizione nella zona di Acquasanta. Decisero invece di farne un albergo: l’architetto Ernesto Basile, noto esponente dell’Art Nouveau, seguì i lavori, decorando la residenza con affreschi e arredi realizzati dalla famosa ditta Ducrot. L’ingresso principale doveva essere dal mare, perché da lì mostrava il lato più bello, con il porticciolo e il giardino esotico composto da cento palme a basso fusto per non oscurare la facciata. La sera dell’inaugurazione, il 19 dicembre 1900, nella “reggia borghese” della famiglia Florio c’era tutto il bel mondo, dal re d’Inghilterra Edoardo VII al Duca d’Orléans, da Paul Newman a Grace Kelly e la Garbo. Merito di Donna Franca Florio, famosa per il carisma (Giovanni Boldini le aveva fatto un importante ritratto). La sala degli Specchi dove teneva le sue grandi feste è ancora lì, assieme alla splendida Sala Basile monumento Art Nouveau perfettamente conservato, con affreschi di muse pagane, il lungo lampadario di Murano d’inizio Novecento e il mobilio Liberty. Così come il bar, con il bancone d’epoca e i pezzi d’arte originali, la piscina con il tempietto neoclassico.

La Magna Francigena fino ad Agrigento

Lasciamo Palermo e seguiamo la Magna Via Francigena, l’arteria lunga 180 chilometri che taglia l’isola da nord a sud, attraversa le campagne, i campi di ulivo, le vigne e i frutteti, collegando Palermo ad Agrigento. Arrivare alla Valle dei Templi, al tramonto, offre un colpo d’occhio incredibile. Gli imponenti templi, come il Tempio di Giunone, il Tempio della Concordia e il Tempio di Demetra. Seguendo il lungo viale si attraversano altari sacri, statue giganti, reperti, necropoli e fortificazioni, camminando tra secoli di storia: il Tempio della Concordia è uno dei meglio conservati di tutto il mondo greco occidentale, ma il suo stato di conservazione si deve in realtà al fatto che nel sesto secolo d.C. fu trasformato in una chiesa per volere del vescovo Gregorio. E restò una chiesa fino alla fine del Settecento, preservando così la sua struttura. Oltre ai templi, vale la pena fermarsi alla casa museo di Alexander Hardcastle, il capitano della marina inglese che si dedicò per anni a scavare e custodire questi reperti, a inizio Novecento.

Agrigento, Valle dei Temply
Agrigento, Valle dei Temply 

La tappa successiva è Sciacca. Ci aspettano le sue strade lastricate in pietra bianca, la grande piazza a strapiombo sul mare, gli edifici dall’eleganza barocca, puntellate da botteghe di artigiani che lavorano le ceramiche e il corallo. Al mito del corallo di Sciacca - ci dicono – sono legati miti, leggende e storie: ce le spiega Laura Nocito, che ci accoglie nel piccolo Museo del Corallo, ed è la quarta generazione, insieme a suo fratello Mario, di una famiglia che, con tanta passione, porta avanti l’antica arte della lavorazione del corallo (con attenzione alla sostenibilità: il corallo pescato e lavorato non è mai vivo). Curiosando tra gioielli antichi, stampe, strumenti di navigazione, modellini di navi e gioielli creati da loro, Laura ci racconta la storia immaginifica dell’isola Ferdinandea, "l'isola che non c'è": a inizio Ottocento, nel mare tra Sciacca e Pantelleria, una serie di scosse sismiche ed eruzioni vulcaniche fecero emergere dalle acque un isolotto. Se lo contesero diverse case reali, rivendicandone la proprietà. Ma la vita di questo francobollo di terra in mezzo al Canale di Sicilia durò solo sei settimane, e l’isola, com’era emersa, all’improvviso sparì misteriosamente. Non senza prima aver lasciato un ricordo ai siciliani, un tesoro sommerso, una distesa di coralli.

Sala Basile
Sala Basile 

I gioielli della costa Sud

Quindi, la costa meridionale, vicino la Scala dei Turchi e la spiaggia di Selinunte. Tra distese di ulivi, cactus giganti, frutteti e orti bio, si arriva al Verdura Resort, l’altra proprietà siciliana dei Rocco Forte Hotels, con le architetture semplici color terracotta creano un villaggio dal sapore mediterraneo, con i tetti bassi, i colori della sabbia, gli elementi in pietra e legno, che si confondono tra palme, alberi e distese verdi. È una famosa destinazione per il golf, con il campo disegnato dal campione Kyle Phillips. Anche la piscina è da record, lunga sessanta metri, l’ideale per una nuotata. Magari seguita dalle vasche calde e saline della talassoterapia all’Irene Forte Spa, l’area benessere più grande dell’isola, ben quattromila metri quadrati. La spiaggia di sabbia bianca si vive tra le cabanas e gli ombrelloni vestiti questa estate con i motivi di Missoni Resort Club, che prendono ispirazione dalle sfumature turchesi e verde smeraldo dei paesaggi estivi.

Un viaggio in Sicilia è sempre legato alla buona tavola. Affacciato sulle acque di Sciaccia, proprio sulla spiaggietta, il ristorante Amare offre il pescato fresco del giorno, da scegliere direttamente dal banco della pescheria, per assaggiare il gusto del Mediterraneo, tra spaghetti alle vongole, spigole al sale, grigliate di mare. Meglio la pizza? La trattoria Liolà, vicino alla cinquecentesca torretta proprio sulle scogliere, accoglie tra ceramiche, artigianto, lampade scultoree e maioliche dipinte a mano tra i profumi di arancine, focacce, la caponata o la pasta alla norma, oltre all’immancabile granita. Per una cena gourmet si va da Zagara, che invita a provare i piatti della tradizione ripensati dalla maestria dello chef Fulvio Pierangelini che rivisita le specialità siciliane con il suo tocco moderno e creativo, esaltando le materie prime stagionali e locali, con piatti leggeri e pieni di gusto. Al tramonto, con il sole che scende sul mare, regala una cartolina perfetta di questa generosa terra.

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