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L’Appia Antica è Patrimonio dell’Umanità, 60mo sito Unesco italiano. La leggendaria Regina Viarum, prima della storia a “tagliare” le città

L’iscrizione al patrimonio World Heritage nella sua 46ma sessione, a New Delhi. Un autentico salto tecnologico: una strada inter-city che tagliava gli altri centri urbani con viadotti e galleria. Tra le altre new entry, la Cina annette l’asse centrale di Pechino e il deserto di Badain Jaran: ora è a quota 59
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La Via Appia Antica è il 60mo sito Unesco italiano. L’iscrizione è arrivata dalla 46ma sessione del World Heritage Committee dell’agenzia delle Nazioni Unite, in corso a New Delhi.

Da sempre apostrofata come Regina viarum – definizione che si deve Stazio, poeta del I secolo d. C., e che l’Unesco ha mutuato nella denominazione ufficiale del neonato sito, l’Appia Antica si estende attraverso quattro regioni italiane, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, dalle propaggini sud-orientali della Capitale sino a Brindisi, attraverso le province di Roma, Latina, Caserta, Benevento, Potenza, Matera, Taranto e Brindisi. La parte meglio conservata è quella alle porte della Capitale, incorniciata nel Parco regionale (Lazio) dell’Appia Antica.

Nata nel IV secolo a. C. Da Roma a Capua, poi a Brindisi

La tratta più antica risale a fine IV secolo a. C., più precisamente al 312 a. C., e fu creato per collegare Roma a Capua (Santa Maria di Capua Vetere). Successivamente, l’Appia antica fu prolungata a più riprese, man mano che la Repubblica riusciva ad annettersi territori dell’Italia meridionale: prima fino a Benevento (dopo il 268 a. C), poi attraverso gli Appennini, fino a Venosa, e ancora fino a Taranto. Infine, nel II secolo a. C., raggiunse Brindisi. Se il percorso dell’Appia da Roma a Capua è sempre stato conosciuto, quello della tratta campano-pugliese si perse nel corso dei secoli, e fu riscoperto solo nel Novecento, grazie agli studi dell’archeologo Giuseppe Lugli.

Il progetto rivela una concezione sorprendentemente moderna: la strada aggira tutte le città intermedie e punta dritta alla sua meta, facendo ampio uso di eccezionali opere di ingegneria, ponti, viadotti, gallerie, che assicuravano un percorso incrollabilmente rettilineo, attraverso distese d'acqua, paludi e montagne; molte di queste opere sono ammirabili ancora oggi.

La rivoluzione: “Prima a tagliare le città”

La Via Appia testimonia anche la rivoluzione apportata dai Romani nella costruzione delle strade. Fino ad allora le strade erano poco più che piste sterrate che ad ogni pioggia diventavano impraticabili per i veicoli a ruote. I Romani concepirono specifici fondi stradali, che assicurano drenaggio e stabilità. Venivano pavimentati con lastre di basalto lavorato, ravvicinate, garantendo così la percorribilità in ogni condizione atmosferica. Tecnica che ha consentito loro di costruire una vasta rete - le sole strade statali coprivano oltre 120.000 km - rimasta intatta per secoli e che ancora oggi costituisce la spina dorsale della viabilità di tutti i Paesi dell'area mediterranea.

L’Appia Antica è l’esempio più eclatante ammirabile ai giorni nostri di quel salto in avanti dell’ingegno umano. Lo si può osservare, letteralmente assaporare in quella tratta, che da poco lontano dal Circo Massimo si spinge sino a Ciampino, dove è possibile ammirare monumenti e acquedotti, percorrendo a piedi la Regina Viarum che attraversa la campagna, pregevolmente conservata. Un salto nel tempo di oltre 2mila anni ripetibile in pochissime parti del mondo, in particolare di quello ad alto tasso di urbanizzazione.

Roma vs Pechino

Come detto, la Regina Viarum è il sessantesimo sito Unesco italiano, e permette al Belpaese di mantenere il primato di location nel World Heritage. Il vantaggio sulla Cina, che da almeno un quindicennio insidia il primato nostrano, con tanto di aggancio e respinta, si è ora dimezzato e assottigliato ai minimi termini, da 2 ad appena una unità, Il grande Paese asiatico, che quest’anno partiva da quota 57, ha iscritto tra ieri e oggi l’Asse Centrale storico della capitale Pechino e il sito naturale del deserto di Badain Jaran, issandosi a 59,

Tra le 28 candidature esaminate a Delhi – la sessione continuerà domani, va ricordata l’iscrizione – con immediata trasposizione tra i siti in pericolo, del monastero di Sant'Ilarione, il più antico insediamento cristiano a Gaza, proposto dalla Palestina.

Sangiuliano: “Grande orgoglio”

"Esprimo tutta la mia soddisfazione e il mio orgoglio per il grande risultato ottenuto”, dice il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. "L'Unesco ha colto l'eccezionale valore universale di una straordinaria opera ingegneristica - commenta Sangiuliano - che nei secoli è stata essenziale per gli scambi commerciali, sociali e culturali con il Mediterraneo e l'Oriente.

“Congratulazioni a tutte le istituzioni e comunità che hanno collaborato con il ministero della Cultura per arrivare a questo prestigioso traguardo. È un riconoscimento del valore della nostra storia e della nostra identità, dal quale può nascere una valorizzazione in grado di portare benefici economici ai territori interessati", conclude il ministro.

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