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Bequia vista dall'alto 

St. Vincent & Grenadine, il paradiso senza tempo delle Piccole Antille. Dove l'orologio non conta

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Mel Mar dei Caraibi un rifugio dove il ritmo della vita scorre lento. Tra pappagalli, grotte e spiagge circondate di verde. Una intitolata alla principessa Margaret, che l’ha apprezzata
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““Che ora è?” Sull'isola dove il tempo scorre lentamente, questa domanda perde di significato. Qui, non c'è bisogno di guardare l'orologio, perché la vita segue il ritmo naturale della luce e delle onde del mare che liberano i pensieri. Siamo in un paradiso remoto, a St Vincent and Grenadine nelle Piccole Antille nel Mar dei Caraibi - le 32 isole delle Grenadine sono unite da 64 km di oceano blu come una collana di pietre preziose e l’isola principale è appunto St Vincent - una zona ancora poco conosciuta ma ideale per disconnettersi, che poi significa ritrovarsi.

Non c'è fretta, non c'è stress, persino i cani – quasi fossero pigri filosofi – sonnecchiano all’ombra di una palma, incarnando la perfetta filosofia del dolce far niente. Nessuno da queste parti si affanna a rincorrere i minuti, poiché lo scorrere delle giornate si misura in sorrisi e sguardi sereni (ci si arriva con circa una quindicina di ore di volo, incluso uno scalo a Londra e un altro a Barbados). Qui si vive con poco…

““Che ora è?” Sull'isola dove il tempo scorre lentamente, questa domanda perde di significato. Qui, non c'è bisogno di guardare l'orologio, perché la vita segue il ritmo naturale della luce e delle onde del mare che liberano i pensieri. Siamo in un paradiso remoto, a St Vincent and Grenadine nelle Piccole Antille nel Mar dei Caraibi - le 32 isole delle Grenadine sono unite da 64 km di oceano blu come una collana di pietre preziose e l’isola principale è appunto St Vincent - una zona ancora poco conosciuta ma ideale per disconnettersi, che poi significa ritrovarsi.

Non c'è fretta, non c'è stress, persino i cani – quasi fossero pigri filosofi – sonnecchiano all’ombra di una palma, incarnando la perfetta filosofia del dolce far niente. Nessuno da queste parti si affanna a rincorrere i minuti, poiché lo scorrere delle giornate si misura in sorrisi e sguardi sereni (ci si arriva con circa una quindicina di ore di volo, incluso uno scalo a Londra e un altro a Barbados). Qui si vive con poco e di poco, dove la povertà nasconde una generosità umana senza interessi e i Vincentiani, con le loro storie, i loro sogni, e il loro forte orgoglio nazionale hanno voglia di sapere qualcosa di più sulla nostra Italia conosciuta solamente per la Juventus, per Venezia o Roma. Ce ne accorgiamo a Kingstown, la capitale.

La confusione delle auto e il caos vibrante riportano, per poche ore, alla realtà quotidiana alla quale siamo abituati, ma si ha la sensazione di avvertire i rumori in maniera più ovattata. La vecchia Inghilterra fa capolino qua e la?, nelle architetture coloniali di alcune case con tante colonne o negli edifici georgiani. Il nuovo mercato coperto – il Central Marquet - è il luogo del ritrovo cittadino giornaliero e anche uno dei luoghi più “accesi” della città per via delle numerose bancarelle che espongono frutta e verdura (tra cui la tipica “callaloo” simile agli spinaci), spezie, ma anche variopinti abiti. Non ci si meravigli se alcune bancarelle tengono in bella vista la cannabis, da queste parti, infatti, la vendita a scopo medicinale è legale.

Botanical Gardens a Kingstown 

Da non perdere una visita alla Cattedrale anglicana di St. Georg con il grande lampadario ornato e le caratteristiche vetrate istoriate, con persino un angelo vestito con un abito rosso. Si narra che la cosa lasciò allibita la Regina Victoria durante una visita. Nel giro di pochi metri si trova anche la cattolica Saint Mary’s Cathedral (Cattedrale di Santa Maria), risalente agli anni venti dell’Ottocento e famosa per i suoi archi in stile romantico, le guglie gotiche e le decorazioni moresche. Accanto una scuola, e a pochi metri la chiesa metodista, a dimostrare di come le religioni possono convivere pacificamente.

Lungo le strade s’incontra la Law Courts, la sede del parlamento, e la Carnegie Building, antica biblioteca del 1909 dichiarata patrimonio nazionale e oggi museo. Per un po’ di refrigerio dalla calura, vale la pena spostarsi verso la periferia per raggiungere sulle colline i giardini botanici (Botanical Gardens), voluti, nel 1765, dal generale Robert Melville e dal chirurgo militare George Young con l’intento di fornire piante medicinali ai militari e migliorare la loro salute. Oggi ospitano una grande varietà di piante tropicali (ma non mancano i cipressi italiani), i flamboyant dal rosso acceso, gli ibiscus gialli. Le voliere poi forniscono una casa per l’uccello nazionale, il raro pappagallo - Amazona guildingii - simbolo di questa minuscola nazione.

Proprio qui, in un lembo tra i più selvaggi dell’isola, il gruppo Sandals – con un occhio da sempre attento alla sostenibilità e al sostegno alle popolazioni, capitanato da Adam Stewart - ha inaugurato lo scorso marzo un altro dei suoi Resort, Sandals Saint Vincent and the Grenadines portando così lavoro ed economia e gli abitanti sono diventati parte della loro avventura. Novecento gli autoctoni, di tutte le età, assunti in alta stagione (600 durante la bassa) per diversi ruoli da quelli manageriali a quelli di servizi in camera, ristoranti, locali. Una sorta di turismo comunitario che sta salvando questi luoghi e contribuisce a farli conoscere, specie agli italiani, che è l’obiettivo aziendale (al momento i turisti sono soprattutto americani). Una struttura di evasione, per soli adulti, ma connessa con l’enclave naturale che la circonda, a iniziare dai colori tenui di camere e suite, e costruita in maniera semplice, priva com’e? di eccessi decorativi se non per la scenografica piscina di quasi 92 metri che collega la terrazza della lobby all’orizzonte.

Sentiero Princess Margaret a Bequia 

Tutto intorno, come in un abbraccio, alti pendii dai colori cangianti della vegetazione, in un gioco di contrasti che sarebbe piaciuto ai pittori impressionisti, mentre in un’ansa il mare blu cobalto, della marina privata del resort, lambisce una spiaggia bianca. In realtà è vulcanica e di colore scuro, ma è stata ricoperta con finissimi sassolini candidi e si collega, tramite un ponte di legno, alla Mount Wjnne, la spiaggia nera dell’isola ancora selvaggia. Tante le attività per vivere la natura dal di dentro e scoprirne l’habitat “passo dopo passo”, come esperienze guidate in kayak alle grotte di pipistrelli di Buccament Bat Caves, snorkelling o una pedalata in bicicletta tra i giardini e i sentieri del resort (in totale circa 20 ettari).

Ma forse l’esperienza più autentica è quella di condivisione della cucina in un crescendo di sapori, ricchi tanto in ingredienti che in condimenti. La si può fare al ristorante Buccan all’aperto (uno degli undici a disposizione nella formula all inclusive e c’è pure una pizzeria con una buona pizza da prendere e mangiare magari in spiaggia). I prodotti locali vengono cotti in pentole di lava e poi consumati su lunghi tavoli di legno tutti insieme. Capita che si riesca ad assaggiare il piatto nazionale, a base di polpa arrostita ricavata dai frutti del breadfruit tree (albero di pane) che, come dice il nome, ha il sapore e la consistenza del pane. Alla sera poi ci si rilassa ulteriormente al Three Jewels, uno dei cinque bar, un inno allo spirito caraibico, con una proposta di 32 rum ispirati a ciascuna delle 32 isole della destinazione. Importante abituarsi ai tempi dilatati, manco a dirlo, dal momento in cui si fa l’ordine a quando si è serviti. E per aggiungere benessere, sono da provare i trattamenti della Red Lane Spa, con cabine lungo la riva del fiume Buccament, cullati dal suono dell’acqua che scorre.

La baia mare del Sandals Saint Vincent and the Grenadines 

Da Kingstown si può prendere anche la nave, per un’escursione alla vicina isola Bequia, in neppure un’ora, la più popolata. Un paesaggio mutevole, dove il confine tra il cielo e l’acqua e? incerto, ma dove la luce è magica, cangiante. Un’isola inondata di musica, di concerti improvvisati nei locali sul lungomare, e abitata da una comunità viva e creativa, con artisti e artigiani che espongono le loro opere nelle piccole botteghe. Il massimo della mondanita? per la gente è ricordare che nel 1960, vi passò la principessa Margaret, durante la sua luna di miele: a lei è stato dato il nome della spiaggia tra le più belle dei Caraibi, la Princess Margaret beach, di sabbia bianca e acque turchesi che invitano a nuotare, circondata da alberi di cocco e da palme. Da qui parte un sentiero costiero continuo che si snoda fino alla riva sud di Admiralty Bay, con un numero di piccoli bar e ristoranti lungo il percorso per assaggiare pesce fresco.

Ovunque ci si sente parte di qualcosa di più grande e bastano pochi giorni per comprendere come queste isole non siano solo una destinazione turistica, ma un’esperienza di vita, esattamente come la intende la Sandals Foundation, l’organizzazione no profit della Sandals Resorts International al fianco delle popolazioni caraibiche per fornire aiuti concreti, supportare la tutela delle attività locali e salvaguardare gli ecosistemi marini. Fino a giugno 2025 sarà attiva la campagna Empower 15, nell’ambito della quale s’inserisce il progetto “The Power of 15” che sfrutta la luce del sole dei Caraibi per assicurare necessaria alimentazione elettrica nelle scuole caraibiche e quindi consentire il proseguimento dell’apprendimento in un ambito digitale critico.

Alla fine, una volta tornati in Italia, avrete quasi il desiderio di togliere dal polso l’orologio e buttarlo via per continuare a godere solo “dell’ora presente”.

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