La Nuova Zelanda (quasi) triplicherà le tariffe d'ingresso per i turisti. Si pagheranno presto 100 dollari locali (circa 56 euro), cui vanno sommati 17-23 NZdollar per l’Eta, l’autorizzazione elettronica, simile all’Esta necessario per entrare da turisti negli Stati Uniti, e a sua volta ritoccata all’insù di recente: il costo totale per il solo accesso – il tutto va corrisposto al momento in cui si richiede il “visto” - sarà quindi dell’ordine dei 70 euro. Lo ha comunicato oggi il governo di Wellington, stimolando non poche critiche da parte degli addetti al turismo locale, convinti che la tassa più alta scoraggerà i visitatori. Altro che Venezia, Amsterdam, le Cinque Terre e lo stesso Belpaese, nel suo complesso, se la tassa di soggiorno venisse aumentata fino al tetto di 25 euro prospettato nelle scorse settimane. Con lo stesso Esta Usa che si paga 21 dollari Usa (ma per i visti veri e propri serve molto piu denaro), il primo step per accedere a una delle terre che per la sua stessa posizione naturale implica per la quasi totalità dei viaggiatori internazionali costi di trasporto elevatissimi, diventa una delle tasse di ingresso-soggiorno più esose del pianeta.
Erano 35 euro, tassa introdotta nel 2019
Nello splendido Paese oceanico, situato quasi agli antipodi dell’Italia, una delle mete più attraenti del mondo per chi ama il turismo naturalistico e il trekking, ma anche il viaggio on-the-road, nonché uno dei più sicuri per i solo traveller (anche al femminile), già vigeva una tassa d’ingresso di 35 dollari neozelandesi, oltre alla spesa per l’Eta, che costa 17 o 23 dollari locali a seconda che la procedura sia attivata via web o su app dedicata. Secondo il governo l’incremento della tassa per i visitatori internazionali, che ha finalità di conservazione del territorio, ha lo scopo di “garantire che i visitatori contribuiscano ai servizi pubblici e alle esperienze di alta qualità durante la visita".
Come molte celebrate località turistiche globali, la Nuova Zelanda ha dovuto e deve fronteggiare l’impatto dei turisti sull’ambiente naturale e una perenne criticità da infrastrutture messe a dura prova dai grandi numeri.
Introdotta – con scelta che con il senno di poi si è rivelata tutt’altro che strategica – nel luglio 2019, la tassa di 35 dollari non è a detta del governo sufficiente a coprire i costi associati a così tanti visitatori. Da Wellington si dichiarano sicuri che la tariffa rimanga competitiva e fiduciosi che Aotearoa – questo il nome maori dello spettacolare quanto vario arcipelago - continuerà a essere vista come una destinazione attraente.
Gii operatori locali: arrivi già bassi, l’aumento non aiuterà
Tuttavia, l’Associazione dell’industria del turismo neozelandese ritiene che le tariffe più elevate scoraggeranno i visitatori, soprattutto perché questo settore, un tempo il più grande fonte di esportazioni della Nuova Zelanda, sta ancora lottando per riprendersi dalle rigide chiusure delle frontiere implementate durante la pandemia di covid. "La ripresa del turismo della Nuova Zelanda sta restando indietro rispetto al resto del mondo, e questo intaccherà ulteriormente la nostra competitività globale", ha affermato Rebecca Ingram, amministratore delegato dell'associazione.
In un Paese tra i primi a barricarsi rispetto all’esterno e tra gli ultimi a riaprire, e penalizzato più di altri dal fatto che il mercato asiatico – per posizione uno dei più “vicini” all’Oceania – abbia adottato strategie analoghe, il turismo internazionale stenta ancora a recuperare i numeri pre-pandemia. I dati di Stats NZ pubblicati martedì hanno mostrato che le entrate dalle esportazioni di viaggi per l’anno fiscale terminato il 30 giugno sono state pari a 14,96 miliardi di NZ $ (circa 8,4 miliardi di euro), in calo del 5% rispetto al pre-pandemia. Il numero dei visitatori, secondo l’ufficio di presidenza, è come detto pari a circa l’80% dei livelli precedenti la chiusura delle frontiere. Stesse cifre riportando le cifre sulle basi degli anni solari: gli arrivi da oltreoceano, pur duplicati nel 2023 rispetto al 2022, sono ancora fermi a 2,9 milioni, 900mila ospiti in meno rispetto al fatidico 2019.
Le tasse sugli aeroporti regionali
Come se non bastasse, il governo neozelandese propone anche di aumentare le tariffe per gli aeroporti regionali. Si tratta di "un triplo colpo per il nostro settore, che sta cercando di lavorare duro per la ripresa economica della Nuova Zelanda", ha affermato Billie Moore, amministratore delegato di NZAirports.
Come per Venezia o per le Cinque Terre, il dubbio rimane legittimo. Se sia cioè una strategia mirata ad orientare la destinazione verso un turismo di fascia alta – meno persone che spendono di più e meglio, e con migliore impronta di carbonio – o una furba manovra per fare cassa continuando a far soffrire infrastrutture ed ecosistema, sarà solo il tempo a dirlo