Fiandre. Autunno romantico tra Bruges e Bruxelles: dal teatro delle marionette al tram nel foliage
di Daniela SolitoLa luce filtra fra gli alberi seminudi, a terra un tappeto di foglie gialle mi annuncia che l’autunno è nel pieno della sua stagione. Una veste che rende Bruges, la città delle Fiandre più amata, ancora più magica. Qui il tempo sembra essersi fermato al Medioevo, fra le carrozze trainate dai cavalli che sfrecciano sui ciottoli e gli antichi edifici che resistono impassibili al passare degli anni. Ogni scorcio, ancora di più quelli nascosti, regala fotografie bellissime.
Prima di tutto decido di vedere la città dall’acqua, la sua prospettiva migliore, prendendo una delle tante imbarcazioni per turisti che con 15 euro fanno fare il giro dei canali. Le foglie gialle scivolano sull’acqua accanto ai cigni bianchi che si mettono in posa appena vedono una macchina fotografica, c’è una luce pallida che illumina le facciate delle case colorate con frontoni a gradoni, i ponti sono pieni di turisti che si fermano a fare selfie con dietro alberi gialli e rossi, per catturare l’essenza di questa s…
La luce filtra fra gli alberi seminudi, a terra un tappeto di foglie gialle mi annuncia che l’autunno è nel pieno della sua stagione. Una veste che rende Bruges, la città delle Fiandre più amata, ancora più magica. Qui il tempo sembra essersi fermato al Medioevo, fra le carrozze trainate dai cavalli che sfrecciano sui ciottoli e gli antichi edifici che resistono impassibili al passare degli anni. Ogni scorcio, ancora di più quelli nascosti, regala fotografie bellissime.
Prima di tutto decido di vedere la città dall’acqua, la sua prospettiva migliore, prendendo una delle tante imbarcazioni per turisti che con 15 euro fanno fare il giro dei canali. Le foglie gialle scivolano sull’acqua accanto ai cigni bianchi che si mettono in posa appena vedono una macchina fotografica, c’è una luce pallida che illumina le facciate delle case colorate con frontoni a gradoni, i ponti sono pieni di turisti che si fermano a fare selfie con dietro alberi gialli e rossi, per catturare l’essenza di questa stagione romantica. Il ponte Sint-Bonifacius mi ricorda quelli a schiena d’asino che ho visto questa estate in Cina, a Zhouzhuang, e penso che queste città sull’acqua che vengono definite ‘Venezie’ – ‘d’Oriente’ a Zhouzhuang e ‘del Nord’ a Bruges – per quanto siano piccole bomboniere, ricordano soltanto vagamente la città delle gondole.
Il centro di Bruges è il Markt, la piazza sormontata dal Belfort, campanile simbolo della città alto 83 metri, animata da caffè, case colorate, fiori e stendardi. Poco oltre si incontra il Burg, un’altra piazza più piccola che per secoli è stata il centro amministrativo della città, dove si trovano l’edificio quattrocentesco Stadhuis (che si può visitare) e il Brugse Vrije, tutt’ora sede di uffici comunali. Il profumo di cioccolata si mischia a quello delle patatine fritte, le frites, che qui in Belgio sono preparate con criteri ben precisi: listarelle tagliate a mano spesse un centimetro cotte due volte, prima a bassa temperatura e poi più elevata. Fra le più buone assaggiate in questo viaggio meritano quelle del baracchino davanti al Belfort, sulla destra guardando il monumento.
Nel pomeriggio, prima che cali il sole, mi lascio trasportare dall’atmosfera onirica in uno dei luoghi più suggestivi e tranquilli della città (almeno in questo periodo). Il Begijnhof (beghinaggio) è avvolto nel silenzio di un placido pomeriggio d’autunno: gli olmi che si stagliano alti in un cielo plumbeo hanno perso il loro vigore e le foglie gialle, arancioni, secche, sono riverse a terra senza vita. Tutto attorno le case imbiancate a calce sembrano addormentate dal XIII secolo. Nei giardinetti le orchidee esalano gli ultimi respiri prima di sprofondare nel sonno dell’inverno, l’unica forma di vita è una signora anziana che spazza davanti a casa le foglie che continuano a cadere. E’ una fotografia che racchiude tutta l’essenza dell’autunno, quella stagione un po’ malinconica e poetica, di passaggio fra la luce viva dell’estate e il cupo dei giorni invernali. E qui a Bruges l’autunno dà il meglio di sé. Si raggiunge l’apice del romanticismo passeggiando sulle sponde del Minnewater, noto anche come il ‘lago dell’amore’, addentrandosi nel parco circostante dipinto con i colori del foliage che si riflettono nell’acqua. E si resta qui, seduti su una panchina, a riempirsi gli occhi di bellezza.
Merita una visita la chiesa di Nostra Signora, che conserva all’interno la statua ‘Madonna con bambino’ di Michelangelo. La quantità di negozi che propongono cioccolata è impressionate, viene quasi la nausea per l’eccesso, ma noto con piacere che molti locali propongono waffle al cioccolato anche per celiaci e per chi ha intolleranze alimentari: la felicità è a portata di tutti. Non sono d’accordo con chi dice che basta una giornata per vedere Bruges. Per catturare l’essenza di questa cittadina che sembra uscita da un film fantasy bisogna addentrasi nei suoi vincoli affacciati sui canali nel buio della sera, quando la folla di turisti si dirada e si sente una musica leggera per le strade, il rumore dell’acqua sotto un ponte, il cigolio di una porta di legno che si apre e dentro la luce delle candele scalda l’atmosfera.
In un’oretta di treno raggiungo Bruxelles e mi lascio alle spalle un mondo fiabesco per immergermi nella città dell’Unione europea, eclettica, caotica e multietnica. Rispetto a Bruges è meno pittoresca, ma molto interessante per la presenza di musei e gallerie d’arte di alto livello. Elegante nel suo centro storico, rimango sorpresa affacciandomi al balconcino della camera al Brussels Marriott Hotel Grand Place con una vista incantevole sulla piazza dove si trova il palazzo della Borsa, crocevia di turisti e uomini d’affari. L’hotel è in una posizione strategica con sotto la fermata della metropolitana Bourse, a cinque minuti a piedi dalla Grand Place e dieci minuti dalla stazione dei treni.
Comincio l’esplorazione con una visita sommaria ai luoghi più rinomati, come le fontane del Manneken e Jeanneke Pis, prese d’assalto dalla folla per la curiosa ossessione di farsi un selfie assieme ai due bambini immortalati in un momento privato. Poi le Galeries Saint-Hubert, con le librerie e gli spazi espositivi di arte contemporanea, la cattedrale di San Michele e Santa Gudula. Prendo la metropolitana – che qui funziona in maniera impeccabile e collega molto bene la città – per vedere da fuori l’Atomium, edificio dalla forma originale che rappresenta la molecola del ferro, futuristico se si pensa che è stato realizzato in occasione dell’Esposizione universale del 1958 dall’architetto André Waterkeyn e oggi accoglie oltre 800mila visitatori all’anno. La sera mi infilo nelle viette dell’Ilot Sacré in cerca di moules et frites e resto soddisfatta all’Aux Armes de Bruxelles, ristorante tipico belga con camerieri che parlano tutte le lingue del mondo. Oltre alle cozze, meritano anche la tartare di carne e la crepes flambèed.
Chiudo la giornata con una chicca di Bruxelles: il teatro Royal de Toone, gestito da otto generazioni dalla famiglia che mette in scena spettacoli di marionette. In cartellone c’è Dracula, anche se non capisco niente del dialetto locale rimango molto colpita dalla rappresentazione. Mi tengo la Grand Palace per la sera, prima di tornare in hotel, per ammirala illuminata e mi sembra ancora più maestosa. L’Hotel de Ville risplende con le sue colonne decorate e la torre sormontata dalla statua di San Michele, patrono della città e la bellezza della Maison du Roi, trionfo di archi neogotici, che era l'antica residenza dei reali di Spagna.
I parchi della città, anche quelli più piccoli, si mostrano in tutta la loro bellezza della veste d’autunno, in particolare il Parc du Cinquantenaire con l’arco trionfale simbolo dell’indipendenza del Belgio. Da qui si raggiunge la zona del Parlamento europeo - edificio che è possibili visitare all’interno - fra palazzoni moderni e freddi che creano un netto stacco con il fascino del centro storico. In questa stagione vale la pena prendere il tram delle linea 44 alla fermata Montgomery che catapulta i passeggeri di colpo in mezzo alla natura, in un percorso di 17 fermate che si addentrano fra alberi e foresta fino ad arrivare al Parc de Tervuren. Con i colori dell’autunno e in inverno con la neve il viaggio è molto suggestivo.
Attorno al parco di Mont des Arts si trovano i musei più interessanti, in particolare il Mim, museo degli strumenti musicali con una delle collezioni più ricca e interessante in ambito mondiale. La particolarità di questo museo è che attraverso le cuffie è possibile ascoltare il suono di strumenti musicali provenienti da ogni parte del mondo e di epoche diverse, alcuni molto rari, altri curiosi, ma soprattutto di cui mai mi sarei immaginata di poterne udire il suono. Da non perdere anche il Museo di Magritte che propone un’esplorazione cronologica delle opere dell’artista belga e i Musei reali delle Belle arti che conservano capolavori di arte fiamminga, fra cui il celebre quadro ‘La morte di Marat’ di Jacques-Louis David. Accanto alla chiesa di Notre-Dame du Sablon, in stile gotico fondata nel 1304, c’è un piccolo giardino delizioso, Place du Petit Sablon, con 48 statue in bronzo disposte fra le aiuole dai cespugli geometrici e una fontana trionfale.
Un po’ fuori dal centro vale la pena visitare la casa-museo Horta, capolavoro di art nouveau progettata da Victor Horta, che lascia senza parole sia per la genialità architettonica degli spazi interni sia per gli arredi ricercati (è necessaria la prenotazione online per accedere). Poco distante, sempre nel quartiere di Saint-Gilles, si trova la Maison Hannon, piccolo gioiello con la sua scalinata avvolta da un dipinto su parete spettacolare, i mosaici e la serra interna che si affaccia su strada.
Non si può lasciare Bruxelles senza aver assaggiato le sue specialità. Dalle birrerie che propongono vassoi in legno con una serie di bicchieri colmi di birre da degustare, mettendo a dura prova la vostra pazienza per la lunga attesa prima di assaggiare un waffle da Maison Dandoy o al Mokafé, le patatine di Fritland dal 1978, il pesce fresco e fritto al momento nel locale di street food Noordzee sempre affollatissimo o da Bia Mara per il fish and chips, una cena tradizionale a base di carbonade alla fiamminga, una sorta di spezzatino di manzo, da Fin de Siècle. E ancora, le crocchette di gamberi e la salsiccia servita con ‘stoemp’, contorno a base di patate tipico belga, da In’t Spinnekopke.