Il Vietnam nel “capodanno” del 50mo anniversario della riunificazione: vi sveliamo i suoi segreti
di Matteo MorichiniDurante il Tet , il capodanno vietnamita, ogni casa è illuminata; le lanterne danzano al ritmo dei refoli di vento assieme alle bandiere rosse con al centro la stella gialla che sventolando su tutte vie, evidenziano l’orgoglio nazionale di una popolazione devota al Doi Moi (la politica del rinnovamento implementata dopo le riforme economiche del 1996) e quindi ben disposta a lavorare 48 ore e 6 giorni alla settimana, in nome del progresso collettivo. Se nel Vietnam che non sogna più la Vespa ma le Vinfast la celebrazione del Capodanno lunare noto come festa del Tet è considerato un momento sacro in cui trascorrere tempo con i propri cari, nei libri di storia moderna il Tet evoca l’omonima offensiva del 1968 dove i Vietcong e l’esercito nordvietnamita guidato da Ho Chi Minh, attaccarono a sorpresa gli avamposti militari a sud del 17° parallelo sgretolando il già consunto morale delle truppe rivali e piantando i semi per la definitiva resa di Saigon, avvenuta nel 30 aprile del 1975.
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Durante il Tet , il capodanno vietnamita, ogni casa è illuminata; le lanterne danzano al ritmo dei refoli di vento assieme alle bandiere rosse con al centro la stella gialla che sventolando su tutte vie, evidenziano l’orgoglio nazionale di una popolazione devota al Doi Moi (la politica del rinnovamento implementata dopo le riforme economiche del 1996) e quindi ben disposta a lavorare 48 ore e 6 giorni alla settimana, in nome del progresso collettivo. Se nel Vietnam che non sogna più la Vespa ma le Vinfast la celebrazione del Capodanno lunare noto come festa del Tet è considerato un momento sacro in cui trascorrere tempo con i propri cari, nei libri di storia moderna il Tet evoca l’omonima offensiva del 1968 dove i Vietcong e l’esercito nordvietnamita guidato da Ho Chi Minh, attaccarono a sorpresa gli avamposti militari a sud del 17° parallelo sgretolando il già consunto morale delle truppe rivali e piantando i semi per la definitiva resa di Saigon, avvenuta nel 30 aprile del 1975.
Il doppio anniversario 2025
Il 2025 sancisce quindi i 50 anni di riunificazione del paese ed il 95° anniversario del Partito Comunista vietnamita che sin dal 2002, ha implementato un programma per favorire il turismo. I risultati parlano chiaro; nei primi 20 anni del nuovo millennio i viaggiatori in visita alla Nazione più iconica del Sudest asiatico sono passati da 2 a quasi 20 milioni di persone l’anno. Dopo aver scacciato dai propri confini super potenze come Cina, Francia, Giappone e Stati Uniti e combattuto contro i Khmer Rossi cambogiani al termine della dittatura di Pol Pot, il Vietnam ha avviato macro-riforme che hanno cambiato volto al tessuto urbano, agricolo e sociale, traghettandolo la Repubblica Socialista nel XXI secolo con slancio, vigore ed entusiasmo. Gli elementi sopra assieme alla bellezza del territorio ed alla sua millenaria storia, compongono uno degli affreschi di viaggio più interessanti del mondo e percorrendo il paese dal Delta del Mekong a quello del Fiume Rosso, è interessante scoprire l’entità del cambiamento nei luoghi un tempo associati alla guerra di conquista perpetrata dagli Stati Uniti.Il nostro itinerario di 1.500 chilometri dal sud al nord del Vietnam inizia così da Chau Doc.
Siamo al confine con la Kampuchea e nella regione del delta del Mekong dove abitano tutt’oggi circa 7 milioni di Khmer. Qui il grande corso fluviale diventa il Song Cuu Long o “fiume dei 9 dragoni” che dividendosi in altrettanti bracci ed in migliaia di reticoli, canali ed isole di limo, trasporta sedimenti fino al mare creando un rigoglioso ecosistema dove i vietnamiti producono annualmente 15 milioni di tonnellate di riso e pescano 500.000 tonnellate di pesce.Raggiunta Can Tho – sede del famoso mercato galleggiante che sta lentamente scomparendo a causa dell’ampliamento del network stradale – scopriamo che il piccolo paese sul fiume Hau è oggi una grande città da 1.5 milioni. Come base per le escursioni nell’area geografica scegliamo The Island Lodge; boutique hotel di charme che incorpora l’atmosferico lounge bar “La Manifacture d’Opium” e la brasserie “Le Comptoir de Marthe et Edouard”, affiancati da singolari reperti dell’Indocina francese.
Sulle sponde del Mekong
Altro pregio della struttura in legno e pietra è la defilata collocazione a Thoi Son; idilliaca lingua di terra famosa per la straripante produzione di frutta e nota negli anni ‘60 come “l’isola dei Vietcong” in quanto opposta alla ex base navale americana Dong Tam. L’albergo sulle sponde del Mekong offre ai propri ospiti gite nautiche sul fiume al tramonto e biciclette d’antan per pedalare lungo le pacifiche strade dell’isola punteggiante da pagode e schiere di ordinati villini tra alberi del pane, palme da cocco, durian, manghi e pomeli: “Lo sviluppo turistico, economico e culturale nell’ultimo decennio è stato impressionante – rivela Michel Scour, proprietario dell’albergo The Island Lodge e nipote di un francese che lasciò il Vietnam nel 1954 dopo l’indipendenza da Parigi – e credo che la qualità di vita sia migliorata per tutte le classi sociali. Sebbene le critiche al governo restino off-limits – prosegue - i vietnamiti sono in media molto soddisfatti della classe dirigente e nel caso sia necessario, sanno farsi sentire anche senza scioperare come succede da noi in Francia”. Con la vettura affittata da Bean Travel 1695, proseguiamo in direzione Ho Chi Minh City (ex Saigon) percorrendo l’autostrada CT01 che con i suoi caselli a pagamento e le 4 corsie divise dagli spartitraffico, è un altro tangibile simbolo del Vietnam in corsia di sorpasso.
Raggiunta la metropoli passata da 3 a 10 milioni di abitanti nell’ultimo ventennio, le infrastrutture diventano gigantesche mentre nei boulevard alberati di eredità francofona si alternano edifici Art Déco, negozi dall’alta moda alle bancarelle, centri commerciali, mercati tradizionali e scintillanti grattacieli. L’energia di un paese in ascesa è palpabile ed osservando il brulicare di merci e persone risulta evidente come il turbo capitalismo di stato promosso dalla Repubblica Socialista del Vietnam, sia una storia di successo. Tra i principali totem della straripante scalata economica di HCMC, c’è la torre Vincom Landmark 81 che sfiora i 461 metri ed è la seconda più alta del Sudest asiatico.
Tra Art Déco e futuro
Gli ultimi 20 piani dell’edificio appartengono all’hotel di lusso Vinpearl Landmark 81 (parte dell’Autograph Collection del Gruppo Marriott) i cui panorami sulla città, svelano la scala dell’espansione urbana che ha trasformato Saigon. Il grattacielo ispirato alla forma del bambù è una delle tante attività della società per azioni Vingroup e nel Vietnam che corre verso il futuro, è arrivata nel frattempo anche la Guida Michelin. Sebbene la cucina locale degli street-vendor permetta di degustare eccellenti piatti caldi come Bahn Cuon, Com Tam e Bun Cha a meno di 2 dollari a ciotola oppure fantastiche ricette ittiche in pop-up quali Oc Sua, la presenza dei simboli del Bibendum dona lustro all’offerta culinaria di HCMC ed Hanoi, equiparandola a quella delle altre grandi città d’oriente. Se la gastronomia locale scandita da contrasti amari, dolci e piccanti è una delle principali attrattive del viaggio, il War Remnant Museum è un pugno nello stomaco.
Dal massacro di civili inermi a My Lai fino ai devastanti effetti dei defolianti Monsanto sulle future generazioni di vietnamiti, il museo passa in rassegna tramite foto, memorie e statistiche gli orrori del conflitto in cui i Presidenti degli Stati Uniti Johnson e Nixon riversarono sul paese 14.300.000 tonnellate di esplosivi (il triplo rispetto a tutta la Seconda Guerra Mondiale tanto da rendere il Vietnam la Nazione più bombardata della storia) e circa 80.000.000 di litri di agente arancio. Nel corso della guerra, il Vietnam ha perso il 25% del territorio (che resta tutt’oggi contaminato), 3 milioni di persone (2 milioni di questi erano civili) al quale si aggiungono 2 milioni di feriti, 300.000 dispersi ed altri 42.125 morti tra il 1975-2002 a causa degli ordigni inesplosi. Più leggere sulla psiche seppur meno interessanti sono le visite agli edifici dell’Indocina francese istituita nel 1887 come il palazzo delle Poste ed il Teatro dell’Opera mentre a poca distanza da entrambi, sorge il Palazzo dell’Indipendenza o della Riunificazione in cui ebbe formalmente fine la guerra, quando un carro armato dell'esercito del nordvietnamita si schiantò contro le sue porte.
I cunicoli della guerrigla vietcong
Ad un’ora di strada fuori città, ci sono invece i tunnel di Cu Chi con chilometri di cunicoli ed intere città sotterranee dalle quale scaturiva la guerriglia vietcong. Per muoverci ad Ho Chi Minh, utilizziamo l’applicazione Grab (tipo Uber) in cui si prenotano passaggi in motorino e taxi. Una corsa di 10 minuti e 5km costa circa 1 euro.Rispetto a dieci anni fa è inoltre lampante come la mobilità sia anch’essa in evoluzione perché se è vero che circa l’85% delle famiglie possiede almeno uno scooter, il numero di macchine appare raddoppiato. Al mattino del terzo giorno, lasciamo HCMC in direzione Thap Cham. La destinazione nel centro-sud del paese è adesso collegata da un’autostrada delimitata da piantagioni di dragon fruit e da milioni di alberi di eucalipto, piantati dopo il conflitto per risanare il suolo dagli agenti chimici. Raggiunto il ventoso Parco Nazionale di Nui Chua dedichiamo qualche giorno alla scoperta della zona naturistica Patrimonio Unesco contesa dalla catena Annamita ed il Mar Cinese Meridionale. Questa è anche la terra dei Cham – una delle 54 etnie riconosciute dal governo del Vietnam – ed immerso tra verdeggianti vette e frastagliate insenature che evocano a tratti il Mediterraneo, sorge il magnifico Amanoi.
L’unico albergo in Vietnam dell’Aman Group è un raffinato esempio della migliore ospitalità orientale in stile contemporaneo dove la Spa con maestri reiki e trattamenti olistici, la pagoda che compone il corpo centrale e le 30 ville con piscina privata dislocate nel paesaggio, sono costruite in legno e vetri ed arredate secondo gli stilemi del feng-shui. L’indirizzo occupa 42 ettari del Parco Nui Chua e sorge in posizione privilegiata sia per visitare il villaggio di pescatori di Vinh Hy ancora poco noto al turismo, e le spettacolari strade costiere fino a Nha Trang.Da Nha Trang si può proseguire in treno o macchina verso Huè sul fiume dei Profumi (sede della Cittadella Imperiale e luogo dal grande significato spirituale devastato dalla guerra come immortalato dall’ultima battaglia di Full Metal Jacket) oppure prendere un aereo diretto fino ad Haiphong. Quest’ultima è la terza città più grande del Vietnam e l’ex quartier generale della marina militare francese durante l’occupazione coloniale. Essendo un importante porto strategico, Haiphong venne pesantemente bombardata dai B-52 americani. Il centro urbano è una tappa d’interesse in virtù delle sue architetture storiche ed anche per osservare lo scorrere di una vita locale, ancora non intaccata dai flussi turistici.
Con 10 dollari di Grab, arriviamo ad Ha Long Bay; meta cult sin dal 1929 quando i transalpini la consacrarono come destinazione di villeggiatura. A poca distanza dai mille faraglioni di Ha Long, si consumò nel 1964 il famoso incidente del Golfo del Tonchino quando l’equivoco affondamento del cacciatorpediniere Maddox, diede a Johnson il pretesto per l’escalation del conflitto seguito dai primi bombardamenti sul nord del paese.In lingua vietnamita, Ha Long significa “dove il drago scende in mare” e tra le tante giunche ed imbarcazioni che oggi solcano le sue acque, le crociere organizzate da Bhaya Cruises svela angoli ancora preservati dal turismo di massa. Una volta imbarcati sulla nave Au Co ispirata ai vascelli franco-vietnamiti degli anni ‘30, la luce bianca che avvolge le formazioni carsiche crea suggestioni oniriche mentre la fascinosa nave completata da zone panoramiche, motoscafi per lo sbarco e spaziose cabine in stile coloniale, serpeggia nella baia Patrimonio Unesco. L’approdo a Cat Ba è come entrare in una macchina del tempo. L’isola conta 91 case, 132 abitanti, 60 langur (specie endemica di scimmia adesso sotto tutela), picchi carsici, bufali al pascolo ed alberi di zao jia dai quali venivano prodotte le bacchette degli imperatori in quanto la loro particolare tipologia di legno, cambia colore a contatto con i veleni.
Il fascino di Hanoi
L’ultima e forse più affascinante tappa del viaggio è la capitale Hanoi; una città sui generis in quanto i trascorsi storici e la chiusura del regime fino al termine del XX secolo, l’hanno preservata dalla globalizzazione che ha invece omologato l’espansione urbanistica di molte altre metropoli del Sudest asiatico. Rimodulata dai francesi che rasarono al suolo interi quartieri e diverse aree di culto buddista lasciando fortunatamente intatti alcuni templi confuciani e taoisti dell’anno mille, Hanoi solcata dal Fiume Rosso (il suo nome significa infatti “all’interno del fiume”) diventa capitale dell’Indocina nel 1902. Nell’anno precedente viene inaugurato il Grand Hotel Metropole oggi ribattezzato Sofitel Legend Metropole Hanoi. L’albergo sorge a pochi passi dal Teatro dell’Opera nell’elegante quartiere di Hoàn Kièm, ed appartiene per il 50 percento allo Stato mentre la restante metà è detenuta dal gruppo Accor. In quanto dimora di politici e diplomatici stranieri durante il conflitto oltre che sede di numerose ambasciate, il lussuoso albergo con tanto di bunker antiaereo è stato uno dei pochi edifici di Hanoi risparmiati da dieci anni di bombardamenti americani. Partecipando alla visita guidata “Paths of History”, si apprezza ancor di più il significato storico del Metropole che tra le tante personalità ospitate, ha anche facilitato un rarissimo incontro vis-a-vis tra Donald Trump e Kim Jong-un.
Per chi non avesse la possibilità di soggiornarvi, la signorile Heritage Wing dell’indirizzo merita almeno una visita sia per ammirare gli arredi di pregio, che per sorseggiare i signature cocktails del Bamboo Bar adiacente alla piscina avvolti da luci soffuse e dal profumato sentore dei fiori, diffuso dal pigro roteare dei ventilatori d’epoca.L’incanto di Hanoi prosegue quindi passeggiando nelle diverse zone della città, partendo idealmente dalla straordinaria atmosfera del quartiere vecchio. Composto da case basse e da 36 strade con ciascuna di esse associata al commercio di un diverso prodotto, l’Old Quarter ha seguito il modello urbanistico dei phuong. Arrivando al mattino presto si passeggia accanto a fumanti calderoni dei Pho (piatto nazionale a base di brodo, noodles di riso, carne ed erbe fresche), banchi con volatili cucinati al vapore ed ogni genere di merce alimentare. Una delle arterie più interessanti è quella dedicata alla farmacopea tradizionale che prende il nome dal famoso medico Hai Thuong Lan Ong. Altro punto di riferimento è l’antica casa di Ma May la quale, rende bene l’idea di come fosse la vita dei mercanti cinesi nel XIX secolo. Proseguendo a nord nel dedalo di vicoli, si raggiunge il mercato Dong Xuan ricco di sete e tessuti da cui ricavare abiti su misura. Il consiglio è di prendersi almeno mezza giornata per scoprire i volti nascosti dell’Old Quarter, ed avere tempo a sufficienza per accomodarsi nei tanti caffè (vero passatempo nazionale) osservando le usanze ed abitudini dei locali.
Il Tempio della Letteratura
Spostandosi nel quartiere di Quan Hai Ba Trung, ci si può quindi dirigere verso la Pagoda delle Due Sorelle mentre il Van Mieu o Tempio della Letteratura eretto nel 1070 dal Re Ly Than Tong in onore di Confucio, è considerato il più importante della città. Altre significative mete di pellegrinaggio sono la Pagoda di Dien Huu dove s’incontrano monaci che praticano l’agopuntura, il tempio di Quan Thanh ecostruito in onore del guardiano del nord Tran Vu e la Pagoda ad una sola colonna situata a poca distanza dal Mausoleo di Ho Chi Minh, edificato in stile Soviet con marmo di Danang. Accanto ad esso sorge il Museo di Ho Chi Minh disegnato come un fiore di loto a simboleggiare la bontà d’animo del leader mentre sia il Museo della Rivoluzione che il Museo della Storia ubicato nell’edificio che fu residenza del governatore francese sino al 1887, sottolineano la resilienza ed intelligenza dei popoli vietnamiti dall’età del bronzo alla riunificazione.