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Svizzera. Via Francisca, verso raddoppio italiano. Per il cammino di Carlo Magno estensione a Novara

La Via Francisca del Lucomagno nei pressi del valico elvetico 

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La via aperta dai Franchi tra il settimo e l’ottavo secolo, e che culmina nel Passo del Lucomagno, e che già oggi raggiunge Pavia dalla città tedesca di Costanza, potrebbe avere una “bretella” verso il Lago Maggiore. Gli ultimi dubbi degli storici
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Aprire o non aprire fino a Novara la via Francisca del Lucomagno, un percorso storico che, dall’Europa centrale, più precisamente dalla città tedesca di Costanza, affacciata sull’omonimo lago, attraverso la Svizzera, raggiunge l’Italia? Inaugurata dal popolo dei Franchi tra il VII e il VIII secolo, la via Francisca è diventata, con il tempo, un percorso di 515 km che, oggi, arriva fino a Pavia, passando da Bellinzona ed entrando in Italia a Lavena Ponte Tresa, comune della provincia di Varese situato sulle sponde del Lago di Lugano. Volendo, poi, si può proseguire fino a Roma.

Un cammino di olte 500 km

Nel tempo la via Francisca è diventata popolare tra viandanti e pellegrini, quasi fosse un secondo Cammino di Santiago di Compostela. “Fa da spina dorsale al nostro territorio. Promuoverla a livello internazionale consente di avere un bacino potenziale di milioni di persone”, l’opinione del responsabile turistico del Canton Ticino, Juri Clericetti. Si diceva, in apertura, del nodo di No…

Aprire o non aprire fino a Novara la via Francisca del Lucomagno, un percorso storico che, dall’Europa centrale, più precisamente dalla città tedesca di Costanza, affacciata sull’omonimo lago, attraverso la Svizzera, raggiunge l’Italia? Inaugurata dal popolo dei Franchi tra il VII e il VIII secolo, la via Francisca è diventata, con il tempo, un percorso di 515 km che, oggi, arriva fino a Pavia, passando da Bellinzona ed entrando in Italia a Lavena Ponte Tresa, comune della provincia di Varese situato sulle sponde del Lago di Lugano. Volendo, poi, si può proseguire fino a Roma.

Un cammino di olte 500 km

Nel tempo la via Francisca è diventata popolare tra viandanti e pellegrini, quasi fosse un secondo Cammino di Santiago di Compostela. “Fa da spina dorsale al nostro territorio. Promuoverla a livello internazionale consente di avere un bacino potenziale di milioni di persone”, l’opinione del responsabile turistico del Canton Ticino, Juri Clericetti. Si diceva, in apertura, del nodo di Novara. C’è infatti chi non è d’accordo, invocando la storia, di inglobare la città piemontese tra i tradizionali punti di approdo della via Francisca. Assodato che i Franchi, per scendere a Bellinzona e poi raggiungere l’Italia valicarono il passo del Lucomagno, al confine tra Canton Ticino e Canton Grigioni, è insorta una controversia sul tragitto compiuto per entrare nella Penisola.

Veduta del Passo del Lucomagno 

Hermann Heiter, fondatore e presidente dell’Associazione elvetica Amici della Via Francisca, ha dichiarato al quotidiano Corriere del Ticino che “esiste un’incertezza storica”, di conseguenza “sarebbe opportuno trovare un’altra denominazione per il tragitto fino a Novara”. L’incertezza storica, denunciata da Hermann Heiter in realtà sarebbe un abbaglio, stando a Marilena Flury Roversi, animatrice del progetto Interreg “Tra-Me: tracce di meraviglie lungo la Via Francisca”. Secondo lei i Franchi entrarono in Italia sia da oriente, quindi da Lavena Ponte Tresa, ma anche da Occidente, lungo il Lago d’Orta. Nel primo caso si spinsero fino a Pavia, nel secondo fino a Novara. Che, quindi, si è guadagnata il diritto di far parte, a pieno titolo, delle mete della via Francisca.

Nell’Isola di San Giulio le “prove” a favore del sì

D’altro canto, nella basilica dell’isola di San Giulio, sul Lago d’Orta, c’è la tomba del duca longobardo Mimulfo, fatto decapitare perché ritenuto amico dei Franchi. Risolta questa controversia storica i promotori della via Francisca non perdono un’occasione, per renderla attrattiva. Addirittura stuzzicando il palato dei suoi potenziali frequentatori, con la riesumazione della cucina di Maestro Martino da Como, un cuoco ritenuto lo chef europeo più noto del Rinascimento. Sul modello del Cammino di Santiago c’è poi la possibilità, per chi voglia intraprendere quello della via Francisca di soggiornare in locande, financo in parrocchie, durante i pellegrinaggi.

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