Da Torino alla Sicilia ai piedi degli alberi monumentali d’Italia. Ci sono anche le sequoie
di Paola ArosioCi si può mettere in cammino per seguire le fronde. Che, sublimi e maestose, offrono riparo a pellegrini stanchi, lettori solitari, bambini curiosi. Un viaggio lento e silenzioso, fatto di deviazioni e meraviglia, che conduce alla scoperta dei giganti verdi che punteggiano la nostra penisola. Grazie alla mappa geolocalizzata online realizzata dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), accessibile gratuitamente da computer e smartphone, è infatti possibile rintracciare tutti gli alberi monumentali ufficialmente censiti in Italia. Aggiornato periodicamente, l’elenco conta a oggi 4.655 esemplari, appartenenti a 252 specie, tra cui le più rappresentate sono la roverella e il faggio. Il catalogo, consultabile con facilità, consente di ottenere le indicazioni stradali per raggiungere ciascun patriarca, dando modo ai botanici di progettare specifici itinerari e ai viaggiatori di aggiungere una tappa speciale ai propri percorsi. Ecco allora un ipotetic…
Ci si può mettere in cammino per seguire le fronde. Che, sublimi e maestose, offrono riparo a pellegrini stanchi, lettori solitari, bambini curiosi. Un viaggio lento e silenzioso, fatto di deviazioni e meraviglia, che conduce alla scoperta dei giganti verdi che punteggiano la nostra penisola. Grazie alla mappa geolocalizzata online realizzata dal ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf), accessibile gratuitamente da computer e smartphone, è infatti possibile rintracciare tutti gli alberi monumentali ufficialmente censiti in Italia. Aggiornato periodicamente, l’elenco conta a oggi 4.655 esemplari, appartenenti a 252 specie, tra cui le più rappresentate sono la roverella e il faggio. Il catalogo, consultabile con facilità, consente di ottenere le indicazioni stradali per raggiungere ciascun patriarca, dando modo ai botanici di progettare specifici itinerari e ai viaggiatori di aggiungere una tappa speciale ai propri percorsi. Ecco allora un ipotetico tragitto, sulle tracce dei colossi vegetali più iconici.
Il platano di Torino, Piemonte
Nel capoluogo piemontese, in zona Parella, sorge Villa Tesoriera, circondata da uno dei parchi più amati della città. Qui, tra aiuole e vialetti, vive un maestoso platano, che i torinesi chiamano affettuosamente "il nonno". Con la sua vertiginosa altezza, che supera i 25 metri, e il suo tronco imponente, la cui circonferenza oltrepassa i sette metri, domina la scena da oltre due secoli. Vale la pena sedersi accanto a lui per una sosta contemplativa: ascoltare il fruscio delle foglie è come aprire un libro di storia che profuma di terra.
I larici millenari, Trentino-Alto Adige
Nei pressi di Bolzano, nel Comune di Ultimo, si ergono tre larici spettacolari, considerati tra le conifere più antiche d’Europa. Questi alberi, segnati da fulmini e tempeste, presentano tronchi cavi e chiome ridotte, ma continuano a germogliare ogni anno, simbolo di continuità e tenacia. Uno di loro, spezzato a sei metri d'altezza, ha sviluppato un ramo laterale che funge da nuova cima. Una presenza millenaria, che racconta storie di pastori e leggende locali, oltre a creare un legame profondo con la montagna.
La sequoia di Longarone, Veneto
In provincia di Belluno, poco fuori dal centro di Longarone, sopravvive una sequoia gigante piantata nella seconda metà dell'Ottocento. Trenta metri d'altezza, un profilo imponente e un passato drammatico: fu, infatti, l'unica a resistere, la sera del 9 ottobre 1963, alla tragica frana del Vajont, costata la vita a quasi duemila persone. Ha il tronco segnato dall’acqua e le radici affondate nella memoria. Gli abitanti della zona l’hanno soprannominata "pianta santa", simbolo di speranza e rinascita.
La sequoia … “gemella”, Toscana
Un’altra sequoia di altezza ancora più imponente (54 metri) si trova vicino a Firenze, nel parco di Villa Sammezzano. Piantato nell’Ottocento dal marchese Ferdinando d’Aragona, questo esemplare si distingue per il suo tronco che si biforca a pochi metri dalla base, creando due colonne gemelle arrampicate verso il cielo. La simmetria delle biforcazioni rende questa pianta un'icona del giardino, dove dimorano numerose specie esotiche, e un simbolo di armonia tra natura e architettura.
Il tasso di Fonte Avellana, Marche
Dopo aver percorso numerosi tornanti che tagliano i fianchi del Monte Catria, all’improvviso, tra il verde fitto, l’eremo di Fonte Avellana, abitato dai monaci camaldolesi, appare: una fortezza di pietra incastonata nel paesaggio, che sa di muschio e preghiera. Qui accanto si trova un tasso le cui fronde si inclinano verso il chiostro e le cui radici vivono nella terra che ispirò Dante, il quale citò questo luogo nella Divina Commedia. Vera epifania della natura, questo gigante dalla forma raccolta e dal tronco massiccio cresce lento, da secoli, vicino a chi medita, studia, cammina nel bosco.
Il cedro di Villa Torlonia, Roma
L'ampio giardino davanti a Villa Torlonia, a Roma, ospita un colossale cedro del Libano, sempreverde con un tipico portamento a candelabro. Per sottolineare l’importanza di questo gigante, a febbraio 2025 è stata apposta una targa informativa che ne racconta la storia, scritta, oltre che in italiano, anche in inglese e in braille. Una piccola iniziativa per celebrare la biodiversità e l’inclusività.
L’olivo dei crociati, Campania
Nascosto tra i noccioleti di Cicciano, nei pressi di Napoli, si erge l'olivo dei crociati, così chiamato perché, secondo la tradizione, questi cavalieri, di ritorno dalla Terra Santa, portarono con sé semi di olivo e li affidarono ai monaci locali, che poi li misero a dimora. Con un'età stimata di circa 1.600 anni, un'altezza di 15 metri e una circonferenza di quasi sei metri, l’esemplare è stato riconosciuto come albero monumentale nel 2016. Il suo tronco contorto e nodoso, che alla base ospita la tana di una volpe, testimonia i secoli trascorsi: oggi l'olivo è un simbolo di memoria, un legame tangibile tra passato e presente.
Il castagno sull’Etna, Sicilia
Sulle pendici dell’Etna, in provincia di Catania, a Sant’Alfio, si può ammirare il castagno dei Cento Cavalli, probabilmente l’albero più celebre del nostro Paese, che sembra uscito da un racconto medievale. Il suo nome fiabesco deriva probabilmente da un’antica leggenda: si narra, infatti, che Giovanna I d’Aragona, sorpresa da un temporale durante un viaggio, trovò rifugio, insieme al seguito di cavalieri, sotto la sua gigantesca chioma. Ancora oggi quest’ultima supera i 100 metri di diametro, creando un’immensa volta che in autunno si carica di ricci e castagne. Il tronco, che negli anni si è sdoppiato in più fusti, ricchi di cavità e contorsioni, vanta un diametro complessivo di circa 22 metri. Attualmente questo spettacolare castagno è anche inserito tra i Luoghi del cuore del Fondo per l'ambiente italiano (Fai), attirando turisti e botanici da tutto il mondo.
Ancora Sicilia. Il ficus di Palermo
Nel centro di Palermo, in piazza Marina, all’interno del Giardino Garibaldi, vive un albero diventato uno dei simboli del capoluogo. Si tratta del magnifico Ficus macrophylla, piantato attorno al 1863, che, dopo molti decenni di crescita rigogliosa, ha raggiunto dimensioni di tutto rispetto: oltre 30 metri di altezza e più di 20 di circonferenza del tronco principale, con una rete di radici aeree che, scendendo dai rami, si conficcano nel terreno creando colonne naturali. Molto fotografato da appassionati e curiosi, ha anche un grande valore simbolico: fu, infatti, eletto albero dell’Unità d’Italia nel 2011, in occasione dei 150 anni dell’unificazione nazionale.
L’olivastro di Luras, Sardegna
Uno dei più antichi esemplari di olivastro presenti sull’isola si rintraccia a Luras, in provincia di Sassari. Simbolo di saggezza, la sua età è compresa tra i 3mila e i 4mila anni. È suggestivo soprattutto per le sue radici, testimoni del suo forte attaccamento alla terra, e per i suoi rami, che si sviluppano in varie direzioni, creando un effetto scultoreo. Secondo le credenze popolari, gli spiriti maligni trovavano rifugio proprio sotto le sue fronde.