Viaggiare con il cambio favorevole: le destinazioni extra-UE strategiche per i turisti italiani
di Simone CosimiMolti italiani stanno programmando se non finalizzando le ferie, con un’attenzione crescente al bilancio tra spesa e valore percepito dell’esperienza. Sebbene lo scenario internazionale sia ancora condizionato da profonde instabilità geopolitiche – anzitutto dalle guerre in Medio Oriente ma anche dalle incertezze interne in molti paesi – la voglia di partire resta alta. Molte destinazioni fuori dai confini dell’Unione Europea mantengono un forte appeal, anche a fronte di costi talvolta elevati. In alcuni paesi l’euro ha un buon rendimento, mentre in altri è l’emotività a guidare la scelta, più che la convenienza del cambio.
Secondo il World Travel & Tourism Council nel 2025 la spesa dei viaggiatori internazionali supererà i 2.100 miliardi di dollari, oltre i livelli pre-pandemici. Il turismo contribuirà per il 10,3% al Pil globale e coinvolgerà una forza lavoro di oltre 371 milioni di persone. L’Organizzazione Mondiale del Turismo conferma invece il trend in ascesa: dopo 1,4 milia…
Molti italiani stanno programmando se non finalizzando le ferie, con un’attenzione crescente al bilancio tra spesa e valore percepito dell’esperienza. Sebbene lo scenario internazionale sia ancora condizionato da profonde instabilità geopolitiche – anzitutto dalle guerre in Medio Oriente ma anche dalle incertezze interne in molti paesi – la voglia di partire resta alta. Molte destinazioni fuori dai confini dell’Unione Europea mantengono un forte appeal, anche a fronte di costi talvolta elevati. In alcuni paesi l’euro ha un buon rendimento, mentre in altri è l’emotività a guidare la scelta, più che la convenienza del cambio.
Secondo il World Travel & Tourism Council nel 2025 la spesa dei viaggiatori internazionali supererà i 2.100 miliardi di dollari, oltre i livelli pre-pandemici. Il turismo contribuirà per il 10,3% al Pil globale e coinvolgerà una forza lavoro di oltre 371 milioni di persone. L’Organizzazione Mondiale del Turismo conferma invece il trend in ascesa: dopo 1,4 miliardi di arrivi registrati nel 2024 si stima una crescita tra il 3% e il 5% per quest’anno. In questo contesto i turisti italiani si mostrano più attenti al valore reale della propria moneta. L’inflazione, seppur in fase di rallentamento, pesa ancora sul potere d’acquisto. E così, le mete extra-UE dove l’euro “vale di più” diventano sempre più interessanti.
Africa e Oceano Indiano: cambi ok, ma l’inlfazione...
Secondo l’analisi condotta da Ebury, fintech specializzata nella gestione del rischio di cambio e nei pagamenti globali, molte delle destinazioni più osservate per l’estate 2025 si trovano in Africa e nell’area dell’Oceano Indiano. Tuttavia, l’elemento economico non sempre gioca a favore. Il periodo di riferimento dell’analisi, di cui Repubblica dà conto in anteprima e con i tassi di cambio aggiornati, va dal 24 giugno 2024 al 24 giugno 2025.
In Kenya, il cambio è oggi di 1 euro per 149,8 scellini kenyoti, con un miglioramento del +4,5% nel potere d’acquisto. Località come Nairobi e Mombasa, note per la biodiversità e il turismo sostenibile, continuano a riscuotere successo tra i viaggiatori.
Situazione simile in Sudafrica, dove l’euro vale 20,55 rand e il potere d’acquisto ha segnato un +3,1% rispetto all’anno precedente. Le attrazioni iconiche – dal Kruger National Park alla regione costiera di Cape Town – restano tra le più desiderate.
Più complesso il quadro di Mauritius: nonostante l’apprezzamento dell’euro del +4,4% sulla rupia mauriziana (MUR), l’effettivo potere d’acquisto è aumentato appena dello 0,2%, a causa dell’inflazione locale. L’isola rimane comunque una meta privilegiata grazie a stabilità politica, accoglienza turistica e strutture di qualità ideali anche per le famiglie.
Nordafrica: l’euro perde terreno
I paesi del Nord Africa – Tunisia, Marocco ed Egitto – continuano ad attrarre turisti italiani grazie alla combinazione di clima favorevole, cultura millenaria e prezzi contenuti rispetto alla media europea. Tuttavia l’analisi Ebury segnala una flessione del potere d’acquisto dell’euro in tutte e tre le nazioni.
In Tunisia, dove 1 euro equivale a 3,38 dinari tunisini, il potere reale è sceso del 4,8%. Nonostante il contesto politico resti fragile, mete come Hammamet e Djerba offrono buoni standard di sicurezza e accoglienza.
In Marocco il cambio è invece di 10,50 dirham marocchini per euro, con una perdita dell’1,4% nel potere d’acquisto rispetto al 2024. Dalle antiche città imperiali come Fès e Meknèes ai paesaggi desertici, il paese continua a stupire per la varietà e la ricchezza culturale.
In Egitto, dove 1 euro si scambia per 57,93 sterline egiziane, la svalutazione non ha compensato l’elevata inflazione: il potere d’acquisto è calato del 4,4%, uno dei dati peggiori dello studio. Destinazioni come Il Cairo, Luxor o Sharm el-Sheikh sono ancora accessibili ma richiedono attenzione a costi e sicurezza.
Asia: Vietnam alla grande, Thailandia più cara
L’Asia rimane una delle aree più amate dai viaggiatori italiani. I Travel Trends 2025 di Skyscanner segnalano per esempio la continua popolarità di destinazioni come Thailandia e Cambogia, sebbene i costi stiano salendo.
In Thailandia l’euro ha perso il 3,3% del potere d’acquisto rispetto al baht. Anche mete meno battute sono oggi meno accessibili sul piano economico.
In Cambogia, al contrario, l’euro ha guadagnato il 1,3% rispetto alla valuta locale, rendendo il paese leggermente più conveniente rispetto al 2024.
Molto positivo il quadro del Vietnam, dove il cambio è pari a 30.325 dong per euro. Il potere d’acquisto dell’euro è aumentato del 7,5%, rendendo questa meta sempre più interessante per chi cerca autenticità e risparmio. Luoghi iconici come l'incantevole Hoi An, Hanoi e la baia di Ha Long offrono esperienze uniche a prezzi contenuti.
America Latina: l’inflazione smorza appeal boliviano
In America Latina, la Bolivia si distingue per paesaggi straordinari – come il Salar de Uyuni o le alture della Cordigliera – e per la sua autenticità. Tuttavia, l’euro si scambia oggi a 7,94 boliviani e ha perso il 9,1% di potere d’acquisto rispetto al 2024. Con un tasso di inflazione interna del 18,5%, il paese risulta la destinazione più penalizzante tra quelle analizzate. Sebbene resti fuori dai circuiti del turismo di massa, la Bolivia richiede oggi una programmazione più attenta sia per l’aumento dei costi che per le forti limitazioni infrastrutturali.