Armenia, meraviglia di confine. Montagne che stordiscono e monasteri antichi. Scopriamola così
dalla nostra inviata Francesca Alliata BronnerBenedetta Armenia. Ma poco conosciuta, ancora, dal turismo classico nonostante sia uno dei paesi più affascinanti e più sicuri che esista, all’insaputa di molti: in un recente rapporto della piattaforma di analisi Numbeo, infatti, l’Armenia è stata classificata settimo paese più sicuro al mondo secondo il rapporto sul Tasso di criminalità e l’Indice di sicurezza per paese che ha valutato 146 nazioni.
Incastonato nella regione del Caucaso meridionale, o Transcaucasia, tra Asia ed Europa, è una terra di paesaggi da meditazione, ricca di storia, vini eccellenti e calda ospitalità, a circa 4 ore di volo dall’Italia (ci sono collegamenti diretti ogni giorno da Roma e Milano). Confina a ovest con la Turchia, a nord con la Georgia, a est con l’Azerbaigian, a sud con l’Iran, per un territorio caratterizzato quasi totalmente da altipiani, che ne fa un gioiello terrestre, grande poco più della Sicilia, che ci sta molto più vicino - culturalmente - di ciò che si possa immaginare, grazie una lung…
Benedetta Armenia. Ma poco conosciuta, ancora, dal turismo classico nonostante sia uno dei paesi più affascinanti e più sicuri che esista, all’insaputa di molti: in un recente rapporto della piattaforma di analisi Numbeo, infatti, l’Armenia è stata classificata settimo paese più sicuro al mondo secondo il rapporto sul Tasso di criminalità e l’Indice di sicurezza per paese che ha valutato 146 nazioni.
Incastonato nella regione del Caucaso meridionale, o Transcaucasia, tra Asia ed Europa, è una terra di paesaggi da meditazione, ricca di storia, vini eccellenti e calda ospitalità, a circa 4 ore di volo dall’Italia (ci sono collegamenti diretti ogni giorno da Roma e Milano). Confina a ovest con la Turchia, a nord con la Georgia, a est con l’Azerbaigian, a sud con l’Iran, per un territorio caratterizzato quasi totalmente da altipiani, che ne fa un gioiello terrestre, grande poco più della Sicilia, che ci sta molto più vicino - culturalmente - di ciò che si possa immaginare, grazie una lunga tradizione di scambi con il nostro paese, fin dall’epoca romana e medievale.
Ma anche per essere stato il primo paese al mondo ad avere adottato il Cristianesimo come religione di stato nel 301 d.C. (quindi dodici anni prima di “noi” con l’Editto di Costantino che autorizzò il culto cristiano nell’Impero Romano) con l’opera di conversione di San Gregorio l’Illuminatore, (che noi chiamiamo San Gregorio Armeno e di cui a Napoli si conservano alcune reliquie), con testimonianze da toccare e osservare attraverso i suoi monasteri fondati dal IV secolo e fioriti durante il Medioevo, tuttora in funzione. Unici al mondo.
La Via dei Monasteri
Uno dei modi più completi e profondi per conoscere la Repubblica armena (dal 1991 è una Repubblica indipendente che si è pian piano aperta al turismo nei primi anni Duemila offrendo servizi con standard internazionali.) è, infatti, seguire la Via dei Monasteri, che ufficialmente/turisticamente non esiste ancora ma l’abbiamo immaginata e la proponiamo in anteprima. Perché scoprire l’Armenia attraverso questo tematico “percorso” significa intraprendere un “discorso” nel tempo, dove il “corso” dei millenni si intreccia con paesaggi di una bellezza rara.
Si parte da Yerevan, la capitale, dai suoi edifici rosa, il colore caratteristico del tufo locale, una delle città più antiche del mondo, ma vibrante e moderna, che sorge a 900 metri di altitidine, circondata da montagne con diverse vette che superano i 3000 metri tra cui il monte più alto che è l’Aragats (4.095 metri) anche se gran parte dell’Armenia è dominata dal monte Ararat (5165 metri), simbolo atavico di appartenenza per gli armeni che si considerano “il popolo dell’Ararat”, citato nell’Antico Testamento, luogo di appodo dell’Arca di Noé, che tuttavia si trova in territorio turco. Passeggiando per Piazza della Repubblica, tra architetture rosa e fontane danzanti, si percepisce l’orgoglio di un popolo che ha saputo preservare la propria identità. La Cascade, scalinata monumentale con le sue terrazze piene di sculture contemporanee, regala una vista che abbraccia l’intera città fino al monte Ararat.
Antichissima cattedrale
Pochi passi e si arriva a Echmiadzin, la “Santa Sede” della Chiesa apostolica armena, cattedrale, tra le più antiche del cristianesimo, che custodisce reliquie preziose come la Lancia Sacra e affreschi spettacolari. Visitare Echmiadzin all’inizio del viaggio è come aprire un libro sulla spiritualità armena, la miglior guida per ogni tappa successiva.
Lasciata la capitale, si entra nel mondo sospeso tra paganesimo e cristianesimo di Garni, dove l’unico tempio ellenistico rimasto nel paese, dedicato al dio del sole Mihr, sorge su uno sperone roccioso con una vista spettacolare sulla gola del fiume Azat. Poco più sotto, la “Sinfonia delle pietre” affascina con le sue colonne basaltiche esagonali che sembrano canne d’organo modellate da un gigante. La strada porta poi al primo monastero di Geghard, patrimonio Unesco, parzialmente scavato nella montagna, le cui cappelle ipogee, illuminate da sottili lame di luce, trasmettono una spiritualità intensa; qui un tempo si custodivano reliquie come la punta della lancia che si narra trafisse il costato di Cristo, oggi conservata nel museo di Echmiadzin.
Khor Virap, il simbolo
L’itinerario prosegue verso sud, dove la pianura si apre nuovamente davanti alla magica visione del Monte Ararat: qui si trova il secondo monastero Khor Virap, simbolo della cristianità armena: è qui che San Gregorio l’Illuminatore fu imprigionato per tredici anni prima di convertire il paese al cristianesimo nel 301 d.C. La vista del monastero con il monte innevato sullo sfondo è una delle immagini più conosciute di tutta l’Armenia. Da qui ci si dirige verso il villaggio di Areni, dove la tradizione vinicola risale a oltre 6.000 anni fa: la grotta Areni-1 ha restituito al mondo la cantina più antica mai scoperta e la scarpa di cuoio di un contadino più vecchia del pianeta. Una degustazione dei vini locali, tra cui il celebre rosso Areni, permette di entrare in sintonia con i sapori di questa terra.
L’ultima tappa della giornata è un terzo monastero, Noravank, del XIII secolo incastonato in una gola di rocce rosse che al tramonto sembrano prendere fuoco: un capolavoro di architettura e natura, perfetto per chi ama l’arte e la fotografia. Il giorno seguente si raggiunge la regione di Syunik, dove si trova il quarto monastero di Tatev, raggiungibile con la Wings of Tatev, la funivia più lunga del mondo, che sorvola in 12 minuti per oltre 5 chilometri la gola del fiume Vorotan refalando vedute mozzafiato. Il complesso, risalente al IX secolo, fu uno dei centri culturali più importanti del Medioevo, con una famosa università monastica.
Il caravanserraglio di Selim
Passeggiare tra le sue chiese e i suoi cortili a picco sulla vallata è un’esperienza indimenticabile. Sulla via del ritorno verso nord si incontra il caravanserraglio di Selim, una delle stazioni di sosta lungo la Via della Seta meglio conservate in Armenia: il suo interno in pietra scura, un tempo illuminato solo da lucernari, sembra riecheggiare ancora le voci dei mercanti che trovavano riparo.
Dalle montagne del sud si va verso il lago Sevan, la “perla blu” dell’Armenia, che si apre all’improvviso come un mare in quota, uno dei laghi più grandi al mondo con una penisola su cui sorge il quinto monastero di Sevanavank, fondato nel IX secolo, un tempo luogo di ritiro per monaci penitenti, da cui si gode una vista impagabile sulle acque turchesi e sulle dolci montagne che dipingono i dintorni.
Poco distante si trova Noraduz, il più grande cimitero di khachkar del paese: centinaia di stele di pietra scolpite con la croce e altri simboli cristiani, realizzate dal IX al XVII secolo, che formano un incredbile museo a cielo aperto, testimonianza dell’arte e della fede armena. La Via dei Monasteri continua verso la regione di Lori, nel boscoso nord, dal paesaggio più verde e collinare, dove brilla il sesto monastero-fortezza di Akhtala, famoso per i suoi affreschi dai colori ancora straordinariamente vividi, che raffigurano scene bibliche in stile bizantino.
Haghpat e Sanahin
A pochi chilometri si trovano i complessi monastici di Haghpat e Sanahin, entrambi patrimonio dell’umanità Unesco. Questi due centri monastici, risalenti all’alto Medioevo, furono luoghi di studio e di copiatura di manoscritti e ancora oggi trasmettono un senso di erudizione e raccoglimento. Sospesi sopra gole profonde, offrono vedute che non si dimenticano. Si rientra a Yerevan, dove il viaggio trova il giusto completamento con una visita al Matenadaran, l’istituto che custodisce migliaia di manoscritti miniati, veri capolavori medievali, dall’arte alla scienza, molto ben spiegati nelle didascalie in inglese. Per capire, prima di ripartire, anche attraverso libri e pergamene, l’immensità culturale del “popolo dell’Ararat”.