Placidi borghi remoti tra anse d'acqua e strade bianche, stormi di aironi e cittadine ricche di storia, dove il tempo sembra essersi fermato. Il Delta del Po è uno dei percorsi ideali per gli amanti del cicloturismo.
L'anello perfetto: Comacchio-Comacchio in 5/6 giorni
C'è un modo per esplorare il delta del Po in modo vario e liberatorio, aggirando anche il problema numero uno per i viaggiatori a pedali in Italia: la cronica carenza di treni su cui salire agevolmente con la propria bicicletta. La soluzione si chiama anello: partire e tornare nello stesso luogo, lasciando l'auto parcheggiata in sicurezza e affidandosi soltanto alle proprie gambe per cinque o sei giorni. Comacchio è il punto di partenza ideale. Si raggiunge in auto, si lascia il mezzo in uno dei parcheggi del centro storico, si inforca la bici e si parte. Al ritorno, l'auto è lì ad aspettarci: nessun trasbordo caotico, nessuna corsa all'ultimo treno. Solo il piacere puro della pedalata. L'itinerario è un percorso ad ane…
Placidi borghi remoti tra anse d'acqua e strade bianche, stormi di aironi e cittadine ricche di storia, dove il tempo sembra essersi fermato. Il Delta del Po è uno dei percorsi ideali per gli amanti del cicloturismo.
L'anello perfetto: Comacchio-Comacchio in 5/6 giorni
C'è un modo per esplorare il delta del Po in modo vario e liberatorio, aggirando anche il problema numero uno per i viaggiatori a pedali in Italia: la cronica carenza di treni su cui salire agevolmente con la propria bicicletta. La soluzione si chiama anello: partire e tornare nello stesso luogo, lasciando l'auto parcheggiata in sicurezza e affidandosi soltanto alle proprie gambe per cinque o sei giorni. Comacchio è il punto di partenza ideale. Si raggiunge in auto, si lascia il mezzo in uno dei parcheggi del centro storico, si inforca la bici e si parte. Al ritorno, l'auto è lì ad aspettarci: nessun trasbordo caotico, nessuna corsa all'ultimo treno. Solo il piacere puro della pedalata. L'itinerario è un percorso ad anello di circa 250 chilometri, affrontabile in cinque o sei tappe secondo i propri ritmi, che tocca alcuni dei luoghi più affascinanti e meno turisticizzati del Nord-Est italiano: le valli di Comacchio, Ferrara medievale e rinascimentale, la foce del Po con i suoi rami segreti, e la piccola Chioggia, Venezia senza folla. Terreno prevalentemente pianeggiante, strade bianche sugli argini, ponti di barche e traghetti che attraversano i rami del grande fiume.
Comacchio: nel cuore del Parco del Delta
Siamo nel cuore del Parco del Delta del Po, in quell'oasi di biodiversità rappresentata dalle valli meridionali di Comacchio: ogni anno punto di ritrovo per stormi di fenicotteri e per migliaia di uccelli che dall'Africa migrano verso il Nord Europa. La cittadina delle Tre Ponti è già di per sé una meta che merita una visita approfondita, con i suoi canali, i suoi ponti seicenteschi e l'antico Ossario. Inaugurato ufficialmente all'inizio dell'estate 2022, il nuovo percorso ciclabile delle valli meridionali è diventato in pochissimo tempo meta per migliaia di appassionati. Percorribile interamente a piedi o in bicicletta, il tracciato di circa 5,4 chilometri è stato ribattezzato Argine degli Angeli: si sviluppa lungo l'argine che divide Valle Furlana da Valle Lido di Magnavacca, tra la stazione di pesca Bellocchio e Volta Scirocco. Il paesaggio che accompagna il percorrente è di quelli che entrano nell'anima: migliaia di volatili dal candido piumaggio accompagnano i visitatori lungo le valli, rendendo ogni pedalata un leggero planare sulle acque della laguna. Il tracciato è facilmente percorribile con qualsiasi tipo di bicicletta, anche se è consigliato l'uso di gravel o mountain bike.
Tappa 1 — Da Comacchio a Ferrara
Si parte dall'Argine degli Angeli con ancora negli occhi il bianco abbagliante dei fenicotteri, e si prende la ciclabile che risale verso nord attraverso la pianura ferrarese. Il percorso segue in larga parte la pista ciclabile del Po di Volano, uno dei canali artificiali che i Romani avevano scavato per regolare le acque del grande fiume. La strada è prevalentemente pianeggiante e asfaltata, con brevi tratti sterrati lungo gli argini: un nastro silenzioso che attraversa campi coltivati, filari di pioppi e qualche cascina isolata. Man mano che ci si avvicina a Ferrara, il paesaggio cambia: le torri e i campanili del centro storico si stagliano all'orizzonte ben prima di raggiungerli. Si entra in città attraverso il Parco Massari, costeggiando le antiche mura estensi: forse il modo più bello per fare il proprio ingresso in una delle capitali del Rinascimento italiano.
Ferrara: la città su misura per la bicicletta
Ferrara è universalmente riconosciuta come una delle città più ciclabili d'Italia, e basta percorrere i suoi boulevards alberati per capire perché. Il pomeriggio è perfetto per immergersi nella Ferrara rinascimentale: il Castello Estense con i suoi fossati, la cattedrale romanico-gotica, il Palazzo dei Diamanti con la sua straordinaria facciata a punte di diamante che è uno dei capolavori del Rinascimento padano.La sera, nella Ferrara medievale, ci si concede senza sensi di colpa la salama da sugo: uno dei prodotti gastronomici più identitari dell'Emilia, un insaccato speziato e stagionato che viene fatto sobbollire per ore prima di essere servito, tradizionalmente con il purè di patate. Dopo i chilometri percorsi, può essere consumato con la coscienza a posto.
Tappa 2 — Gorino Ferrarese e la Sacca degli Scardovari
Da Ferrara si riparte verso est, puntando alla foce del Po. La pianura si fa sempre più liquida man mano che ci si avvicina al delta: i campi si interrompono, compaiono le prime valli da pesca, le strade si fanno argini. A Gorino Ferrarese — il paese più a est della provincia di Ferrara, quasi un'isola sospesa tra i rami del fiume — si arriva con la sensazione di aver raggiunto il confine del mondo conosciuto. Da qui è possibile osservare la foce del Po di Goro e l'inizio della Sacca degli Scardovari: un'enorme laguna chiusa tra i rami del Po di Gnocca e del Po delle Tolle. L'incontro tra acqua dolce e salata crea un ecosistema straordinario, fondamentale per la fauna selvatica e per l'economia locale. La Sacca è famosa per la molluschicoltura, in particolare per la Cozza di Scardovari DOP: dietro ogni casetta di pesca c'è una storia di cooperative, famiglie e lavoro condiviso che ha permesso a queste terre di trovare riscatto e continuità.Per gli amanti dei tramonti, la Sacca degli Scardovari riserva una sorpresa inaspettata: nonostante ci si trovi sul versante adriatico, da qui si può ammirare uno splendido tramonto che tinge di rosso le casette di pesca. Uno di quei paesaggi che entrano dentro e non se ne vanno più. Poco distante, l'Oasi di Bacucco offre una spiaggia selvaggia incorniciata da dune e canneti. Torrette di avvistamento permettono di osservare gli uccelli migratori: aironi, cormorani, e nelle stagioni giuste stormi di fenicotteri rosa che trasformano le valli in un quadro irreale. In alternativa a Gorino, chi preferisce una base più centrale per esplorare il delta settentrionale può puntare a Taglio di Po.
Tappa 3 — Verso Chioggia: strade bianche e canali
La tappa verso Chioggia è forse la più suggestiva dell'intero percorso: si pedala quasi interamente su strade bianche lungo gli argini, con il Po da un lato e le valli da pesca dall'altro, in un silenzio rotto soltanto dal vento e dal grido degli uccelli. Il paesaggio cambia continuamente: canneti, specchi d'acqua, casoni da pesca arroccati sull'argine come sentinelle di un altro tempo.Si attraversano piccole frazioni di pescatori dove il tempo sembra fermo agli anni Cinquanta, si costeggia la Sacca degli Scardovari, si superano i ponti basculanti che segnano il confine tra i rami del grande fiume. A un certo punto, in lontananza, compaiono le torri e i campanili di Chioggia: è come vedere apparire Venezia dal nulla, in mezzo all'acqua.
Chioggia: una Venezia senza folla
Chioggia è una di quelle perle dell'Adriatico che i grandi flussi turistici hanno ancora in larga parte risparmiato. Il corso principale, il Corso del Popolo, corre dritto tra palazzi colorati e chiese barocche. I canali laterali riflettono le barche dei pescatori e le facciate ocra e terracotta delle case. La sera, sui romantici e pittoreschi canali, si vive una dimensione veneziana autentica, quella delle calli silenziose e degli aperitivi all'ombra di un campanile, senza confusione né selfie stick.Se si arriva con ancora luce e energie, vale assolutamente la pena prendere il vaporetto verso l'isola di Pellestrina e percorrere la sua meravigliosa pista ciclabile: undici chilometri tra il mare aperto e la laguna, con le casette colorate dei pescatori da un lato e le dune dall'altro. Un'esperienza che da sola vale il viaggio. Per cena, ci si concede il pesce fresco nei ristorantini lungo il canale: la seppia alla chioggiotta in umido con la polenta, le moleche fritte nella stagione giusta, la granseola.
Tappa 4 — Delta profondo: Chioggia verso Porto Levante
Qui il viaggio cambia natura. Si entra nel Delta del Po profondo: quello in cui fiume, strade bianche e mare si confondono fino a diventare indistinguibili, quello dove se si sbaglia strada — o se un ponte è chiuso — si devono percorrere anche venti o trenta chilometri per tornare indietro. È fondamentale, in questa tappa, verificare in anticipo gli orari delle chiatte che traghettano da un lato all'altro dei rami del fiume: alcune funzionano solo in certi orari, e perderle significa riorganizzare completamente la giornata.Si pedala lungo le valli e i casoni di Valle Bagliona, godendosi un panorama che non ha paragoni nella pianura padana. A Barchessa Ravagnan si può fare una deviazione per Ca' Pisani, ammirando gli argini del ramo del Po e le immense campagne che si perdono all'orizzonte. Per raggiungere Porto Viro si imbocca la pista ciclabile arginale: dieci chilometri di puro spasso tra ogni genere di animale, una sorta di safari nel Delta del Po. A Porto Viro vale la pena fermarsi a visitare le dune fossili e la loro vegetazione rimasta intatta da quando il Po non aveva ancora raggiunto il mare.Tutto questo è il Parco del Delta del Po nella sua forma più autentica: non una cartolina, ma un ecosistema vivo, imprevedibile e commovente. A Porto Levante, piccola frazione sul Po della Pila, ci si ferma per la notte. Il panorama al tramonto sul grande fiume che si apre verso il mare è uno di quelli che si portano con sé per anni.
Fenicotteri e birdwatching
Questa zona del delta è tra le più ricche di avifauna di tutto il Mediterraneo. I fenicotteri rosa sono presenti quasi tutto l'anno nelle sacche e nelle valli da pesca. Con un binocolo — o anche senza — è possibile osservare aironi cenerini, spatole, cormorani, garzette e decine di specie di limicoli. Le torri di avvistamento sparpagliate lungo il percorso offrono punti privilegiati per l'osservazione.
Tappa 5 — Il ritorno: Porto Levante-Comacchio
L'ultima tappa è il ritorno a Comacchio, che può essere affrontata tranquillamente in mezza giornata o allungata con soste e deviazioni. Si riattraversa il cuore del Parco del Delta, questa volta da ovest verso est, con la prospettiva ribaltata e con la consapevolezza in più di chi il territorio lo conosce già un poco. Le valli meridionali, gli argini, i casoni: tutto ha ora un nome e una storia.Si arriva a Comacchio con le gambe stanche e il cuore pieno, si ritrova la propria auto parcheggiata dove la si era lasciata cinque giorni prima, e ci si siede una volta ancora all'ombra di uno dei ponti del centro storico a fare un ultimo brindisi. Al Delta del Po, e a tutti i suoi segreti ancora da scoprire.
Informazioni pratiche
Lunghezza totale: circa 250-270 km (anello completo)
Durata consigliata: 5 o 6 giorni
Difficoltà: Facile-media. Terreno prevalentemente pianeggiante
Bicicletta consigliata: Gravel o ibrida. Mountain bike per i tratti sterrati
Periodo migliore: Primavera (aprile-maggio) e autunno (settembre-ottobre)
Attenzione: Verificare sempre gli orari delle chiatte nel Delta profondo