Louvre e sci estivo, verde ed arte. Lens, la capitale mineraria di Francia, ora è un polo creativo
dalla nostra inviata Francesca Alliata BronnerDa arcipelago nero ad arcipelago verde. Da polo minerario di carbone a polo creativo e sostenibile. Destinazione Lens, città del dipartimento del Pas-de-Calais, nella regione Hauts-de-France, a 35 km a sud-ovest di Lille e a un’ora da Parigi, nota agli italiani soprattutto per la premiata squadra di calcio, che ospita, invece, ben altro ancora, in un crocevia di attrazioni, emozioni, progetti e tradizioni. Inaspettati. Proprio a Lens, infatti, che accoglie il visitatore in un adorabile scenario Art Déco fin dall’arrivo in stazione (inaugurata nel 1927 è oggi l’unica stazione in stile Déco della regione Hauts-de-France, a forma di una locomotiva a vapore: la torre dell’orologio, alta 23 metri, richiama la ciminiera, mentre le pensiline arrotondate della parte centrale suggeriscono le ruote.
La stazione Art Déco
All’interno, quattro mosaici di ispirazione cubista, opera del maestro vetraio e mosaicista Auguste Labouret, illustrano i temi della ferrovia, della miniera e della modernità),…
Da arcipelago nero ad arcipelago verde. Da polo minerario di carbone a polo creativo e sostenibile. Destinazione Lens, città del dipartimento del Pas-de-Calais, nella regione Hauts-de-France, a 35 km a sud-ovest di Lille e a un’ora da Parigi, nota agli italiani soprattutto per la premiata squadra di calcio, che ospita, invece, ben altro ancora, in un crocevia di attrazioni, emozioni, progetti e tradizioni. Inaspettati. Proprio a Lens, infatti, che accoglie il visitatore in un adorabile scenario Art Déco fin dall’arrivo in stazione (inaugurata nel 1927 è oggi l’unica stazione in stile Déco della regione Hauts-de-France, a forma di una locomotiva a vapore: la torre dell’orologio, alta 23 metri, richiama la ciminiera, mentre le pensiline arrotondate della parte centrale suggeriscono le ruote.
La stazione Art Déco
All’interno, quattro mosaici di ispirazione cubista, opera del maestro vetraio e mosaicista Auguste Labouret, illustrano i temi della ferrovia, della miniera e della modernità), negli ultimi 15 anni circa e dopo la chiusura delle miniere di carbone (a favore dell’elettricità) sono nate due realtà che da sole valgono la visita e il racconto: l’altro Louvre, ovvero il Louvre-Lens, il museo nato nel 2012 dalla rigenerazione dell’area mineraria, progettata dagli architetti giapponesi Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa (studio Sanaa): una struttura avveniristica di vetro e acciaio immersa in un parco di 20 ettari diventato uno dei poli museali più sorprendente d’Europa, seguendo l’esempio della Tate Gallery di Liverpool e del Guggenheim Museum di Bilbao.
E a seguire, nel 2013, il Louvre-Lens-Vallée, incubatore e acceleratore d’imprese, luogo d’intelligenza collettiva, socievolezza, FabLab gestito da designer, diventato una fabbrica di possibilità creative al servizio del territorio. In un susseguirsi virtuoso tuttora in divenire, nel quale l’intera comunità di Lens e dintorni, rimasta “a casa” nonostante la crisi post chiusura delle miniere, ha affrontato la sfida di impegnarsi nella cultura con la petizione firmata da tutti e accolta all’epoca da politici illuminati, di aprire un “nuovo” Louvre su misura per loro (al mondo ne esistono solo 3: l’altro oltre Parigi è ad Abu Dhabi) che oggi è una meta che vede ogni anno 750mila visitatori.
L’industria creativa
A pochi passi il Louvre-Lens-Vallée che con il coinvolgimento “naturale” di aziende, istituzioni, associazioni, artisti, designer e residenti, è diventato una vera industria culturale (grazie anche al Agglomeration Lens-Lievin, l’università d’Artois, la Camera di Commercio e Artigianato della regione e il Ministero della cultura francese): “Le industrie culturali e creative costituiscono un importante bacino di nuovi posti di lavoro grazie a una crescita costante e notevole”, racconta l’intraprendente direttrice Margherita Balzerani, “su scala europea, nel 2019 sono stati registrati 643 miliardi di euro di entrate, pari al 4,4% del Pil dell’Unione europea. Su scala della regione Hauts-de-France, nel 2023 sono stati identificati oltre 30.000 posti di lavoro e 1.000 aziende, rendendo la nostra regione la seconda in Francia per le industrie culturali e creative. A livello locale, quasi 200 aziende – sostenute dal Louvre-Lens Vallée e da oltre 150 partner pionieri impegnati – hanno raccolto 10 milioni di euro di fondi e generato posti di lavoro e opportunità”.
Un turismo che cresce
Grazie anche a loro il turismo cresce fra ottimi ristoranti (qui le “frites”, patate fritte locali, sono le più buone di Francia), hotel di charme ricavati nelle case del minatori, percorsi di trekking e bike che si snodano nel bacino minerario e sci estivo (e invernale) sui “terril”, i cumuli di scarti minerari diventati colline green dove trascorrere giornate all’insegna dello sport e del relax. Non a caso dal 2012, il bacino minerario Nord-Pas-de-Calais è entrato nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco, come “paesaggio culturale vivente in evoluzione”, plasmato nel tempo dall’interazione tra uomo e ambiente ed elevando questo affascinante ma apparentemente inquietante piovosa regione carbonifera (al confine col Belgio) al rango di luogo “da non perdere” quanto le Piramidi d’Egitto, la Grande Muraglia Cinese o la famosa Strada dei Giganti dell’Irlanda del Nord (in Francia, solo 53 siti godono di questo privilegio, tra cui la città medievale di Carcassonne, il maestoso Palazzo di Versailles e i paesaggi vulcanici dell’Isola della Reunion). E a proposito di giganti, una delle tradizioni locali più sentite di Hautes-de-France sono proprio i giganti, spiriti positivi che vengono celebrati ogni anno con feste tradizionali come protettori della comunità, dei valori della famiglia, della convivialità.
La sorpresa dello sci
Tornando allo sci estivo sui terril (ma anche trekking e raccolta di funghi porcini in autunno) bisogna puntare (e salire) ai terril gemelli - base mineraria 11/19 - nella zona di Lens-Liévin, esempio virtuoso di riconversione del paesaggio minerario in parco naturale con laghi, sentieri e attività ricreative. Sul terril 81, invece, è stato allestito un grande scivolo (toboggan) sfruttando i pendii dell’ex collina di scarti minerari e in estate funziona anche una spiaggia attrezzata (avion plage) sul lago vicino con attività nautiche, sport da spiaggia e appunto lo scivolo panoramico sul terril. Inoltre, a 15 km da Lens, ci sta lo sci estivo migliore a Béthune-Bruay allo Stade de glisse Loisinord dove su una pista sintetica di 10.000 mq e 320 metri di lunghezza realizzata su un terril alto 129 metri, inaugurata nel 1996. È la più vasta pista sintetica d’Europa, dotata di due skilift, sistema di brumizzazione per facilitare la scivolata e utilizzabile sia in estate che in inverno per sci alpino e snowboard.
Sempre sotto allo “chapeau” del museo Louvre-Lens e del Louvre-Lens-Vallée che offrono a tutti opportunità di visite, creazione, partecipazione: “La nostra piattaforma è vivente e ospitale”, approfondisce la direttrice Balzerani, “crea convergenze, raduni locali e confini senza influenze offrendo un terreno fertile per far nascere giovani imprese culturali, soprattutto start-up che ospitiamo di continuo nelle nostre aule in affitto, e in questo contesto aperto crescono e si fanno conoscere grazie alla possibilità di incontrare attori della cultura, dell’economia e dell’innovazione”. Lavorando costantemente in sinergia col vicino museo Louvre-Lens, che in questa stagione apre a tutti per una manifestazione ricca di eventi gratuiti per ogni età fra laboratori, sessioni di yoga al tramonto, cinema all’aperto, osservazione del cielo stellato, incontri con artisti (Parc en Fête fino al 30 agosto). Accanto alla visita imperdibile del museo che non possiede una collezione propria ma vede battere il suo cuore nella Galerie du Temps, un unico grande spazio di 120 metri, visitabile gratuitamente, che espone circa 250 opere in prestito dal Louvre di Parigi, organizzate in ordine cronologico dal IV millennio a.C. alla metà del XIX secolo. Un concetto museale radicalmente nuovo, che permette al pubblico di leggere la storia dell’arte come un continuum, mettendo in dialogo capolavori di epoche e civiltà diverse. Tra le opere arrivate dal Louvre si sono alternate negli anni tele di Botticelli, Raffaello, Perugino, Fragonard, sculture greche e romane, reperti egizi e islamici. Alcuni prestiti hanno durata annuale, altri più lunga, così l’allestimento si rinnova costantemente.
Il centro di conservazione del Louvre
Al Louvre-Lens-Vallée e al museo Louvre-Lens si unisce anche il Centro di conservazione del Louvre (Ccl) che formano, ognuno nel proprio campo, un polo di innovazione e di tutela del patrimonio. La loro estrema vicinanza facilita lo sviluppo di progetti, collaborazioni ed esperimenti congiunti. Dopo l’apertura del museo nel 2012, dell’incubatore nel 2013 il Louvre di Parigi, infatti, ha scelto, nel 2018, di allestire le sue riserve nel cuore della regione Hauts-de-France, a Liévin costruendo il Centre de conservation du Louvre con la missione principale di conservare le collezioni del Louvre storico nelle migliori condizioni climatiche e di sicurezza in 8500 mq di custodia ma anche 1700 mq di officine di restauro e preparazione per le mostre.
Oggi al centro sono custodite 420.000 opere arrivate dalle Ville Lumiére e salvate dal rischio di allagamento visto il Louvre, situato sulle rive della Senna, è zona alluvionale particolarmente vulnerabile al rischio di allagamento. Il museo dovette quindi cercare altrove una soluzione permanente per garantire la custodia delle sue collezioni. Il trasferimento fu quindi un’opportunità per raccogliere le opere conservate in un unico spazio, poiché erano sparse in oltre sessanta diverse località, sia all’interno che all’esterno del palazzo del Louvre. Questi capolavori partono spesso per arricchire esposizioni nel mondo e sono imballate in casse di legno che al rientro senza essere gettate vengono trasformate dai designer del Louvre-Lens-Vallée in oggetti di arredamento funzionali (librerie, scrivanie, porta bottiglie…) per case, scuole e allestimenti pubblici. L’ulteriore conferma che in questo angolo d’Oltralpe niente si distrugge, tutto di trasforma.