Wolf Dietrich von Raitenau demolì 55 edifici medievali e ridisegnò una città intera. Immaginiamo di camminare al suo fianco. È il 1598, il centro di Salisburgo odora ancora di fumo e le braci ardono sotto i resti della cattedrale romanica.
Eppure, il prelato vede già piazze, fontane, facciate in pietra chiara, una città che assomigli a quelle che ha visto in Italia. Figlio di una famiglia dell’alta aristocrazia sveva, cresciuto a Roma con connessioni dirette alla curia — la madre era nipote di Papa Pio IV — Wolf Dietrich von Raitenau diventa arcivescovo di Salisburgo a ventisette anni. Troppo giovane, troppo ambizioso, troppo convinto di sé per accontentarsi di governare una città medievale.
La piazza come manifesto
La Residenzplatz è il cuore del progetto. I cinquantacinque edifici medievali rasi al suolo rappresentano una cifra che ancora oggi colpisce. Von Raitenau affidò l’incarico all’architetto veneziano Vincenzo Scamozzi, allievo di Palladio e tra i più influenti teorici dell’architettura del suo tempo. Il risultato è uno spazio aperto e calibrato, delimitato dalla Residenza Nuova con il suo carillon che suona tre volte al giorno, dall’Antica Residenza, dalla successione di facciate borghesi e — sul lato meridionale — dalla mole del Duomo che Wolf Dietrich sognava più grande di San Pietro.
Non lo vide finito, ma anche se i suoi successori ridimensionarono il progetto, la sua impronta rimase. La fontana al centro della piazza arrivò qualche decennio dopo, commissionata dall’arcivescovo Guidobald Thun nel Seicento. Quattro cavalli marini che emergono dalla roccia, figure umane in equilibrio sul bordo, delfini che sorreggono una vasca a forma di conchiglia. È considerata una delle fontane barocche più riuscite d’Europa e il fatto che non sia opera di Wolf Dietrich, ma di un successore, spiega come ogni arcivescovo abbia tenuto in considerazione il disegno immaginato da Wolf Dietrich.
Il sogno d’amore fuori porta
Se la Residenzplatz è il manifesto pubblico, Schloss Altenau è la confessione privata che si raggiunge con una camminata di dieci minuti dal centro. Wolf Dietrich la fece costruire nel 1606 appena oltre le mura della città, sul lato nord della Salzach, come residenza per Salome Alt, la donna con cui condivise oltre vent’anni di vita e dalla quale ebbe quindici figli. Il palazzo prese il nome di lei, Altenau. Dopo la caduta in disgrazia dell’amante, il successore Markus Sittikus lo ribattezzò Mirabell, nome con cui lo si conosce ancora oggi. Il giardino all’italiana, con le sue siepi geometriche e le sculture mitologiche, è uno dei più frequentati di Salisburgo, ma pochi sanno che fu costruito come gesto d’amore.
La fine nella fortezza
Nel 1612, il cugino Markus Sittikus depose l’arcivescovo con l’appoggio del duca Massimiliano di Baviera. Wolf Dietrich fu portato nella fortezza di Hohensalzburg e vi rimase prigioniero fino alla morte, nel 1617. Trascorse cinque anni a guardare dall’alto la città che aveva reinventato, senza poterla più toccare.
Mozart vi nacque nel 1756, in una casa della Getreidegasse che oggi porta il suo nome e riceve più visitatori di qualunque altro edificio in città. Il genio della musica ha dato a Salisburgo la fama universale — ma l’ha fatto dentro una scenografia che non aveva costruito.
Salisburgo a piedi e in sella
Il paradosso salisburghese è quello di essere una delle città barocche meglio conservate d’Europa e, contemporaneamente, anche una delle più sostenibili per i percorsi a piedi e in bici. Wolf Dietrich aveva pensato in grande — piazze larghe, prospettive aperte, una logica urbanistica che si concilia oggi con la mobilità lenta.
Il centro storico UNESCO si attraversa a piedi in meno di venti minuti, ma chi lo percorre così rischia di perdere la misura del progetto. Meglio salire il sentiero che porta alla fortezza di Hohensalzburg, attraversa il Festungsberg e restituisce dall’alto la geometria della città. La Residenzplatz si evidenzia allora come nodo centrale, il fiume come asse, i giardini di Mirabell come cerniera tra il centro barocco e la sponda nord. In alternativa, il Mönchsberg — il costone roccioso che affianca la Getreidegasse — è percorribile per intero su un sentiero panoramico che culmina al Museum der Moderne: quaranta minuti di cammino nel verde a pochi passi dal centro.
La Salzach è invece l’asse ciclabile naturale della città. La pista che corre lungo entrambe le sponde è parte dell’EuroVelo 9, il corridoio cicloturistico che collega il Mar Baltico all’Adriatico passando per l’Austria centrale. Le biciclette si noleggiano in più punti della città, con opzioni e-bike per chi vuole spingersi fino alle colline circostanti.Wolf Dietrich non aveva previsto le ciclabili. Ma aveva capito che una città si vive a misura d’uomo — e Salisburgo, quattro secoli dopo, gli dà ancora ragione.
Per maggiori informazioni consultate il sito www.salzburg.info/it