Il cancello di tronchi scortecciati è un tratto della palizzata, ma è anche la porta di un mondo in quota. Superandola, lo sterrato sale verso i pascoli alti. Immaginate di aprirlo come lo apriva un malgaro della Großarltal di fine Ottocento. Se questo cancello per noi è un ingresso pittoresco, per lui era il confine tra il fondovalle e il mondo dove tra maggio e settembre si lavorava ininterrottamente, prima che la neve riscendesse a coprire tutto.
La valle degli alpeggiIn appena venti chilometri, la Großarltal guadagna con decisione le cime degli Alti Tauri. I due comuni sono grappoli di case attorno al campanile, Großarl nel fondovalle e Hüttschlag più in quota, porta d'accesso al Parco Nazionale. Il resto è pascolo, bosco, roccia e acqua.
La vocazione è rimasta quella di un tempo. Le quaranta malghe ancora attive sono distribuite lungo i fianchi della valle come punti fissi di un'economia che esisteva secoli prima che si inventasse il turismo. Il malgaro dell'epoca saliva in quota perché il bestiame aveva bisogno di erba fresca, che sui pascoli alti durava da fine maggio a metà settembre. Allora, la transumanza era un corteo. Le vacche davanti, il materiale da cucina caricata sulle spalle, i cani ai fianchi a tenere un po’ d’ordine.
Una volta su, si mungeva due volte al giorno, si lavorava il latte in burro e formaggio, si portava a valle il prodotto, si ripeteva.Questa filiera, pur aggiornata, è ancora vitale. Tra i 1.500 e i 2.000 metri, le mucche pascolano su prati dove la flora è abbastanza ricca e varia da dare al formaggio note aromatiche peculiari.
La malga Karseggalm è uno dei luoghi dove questo processo è ancora visibile nella sua totalità. Si può assistere alla lavorazione, capirne le fasi e portare a casa il prodotto. La merenda che oggi i visitatori consumano sui tavoli di legno fuori dai rifugi è a base di pane contadino, speck, formaggio e burro di alpeggio, le stesse pietanze che il malgaro consumava nelle sue fitte giornate.
Ventuno ristori su antichi sentieri
I quattrocento chilometri di sentieri della Großarltal seguono i tracciati storici, percorsi di lavoro che collegavano gli alpeggi tra loro, portavano il latte a valle, permettevano di spostare il bestiame quando il tempo cambiava. Percorrerli oggi significa camminare su una geometria contadina di sopravvivenza.Delle venticinque tappe della Via delle Malghe del Salisburghese (l'Almenweg, il percorso che attraversa la regione collegando centoventi rifugi), ben quattro solcano la Großarltal componendo un itinerario che si può affrontare a tappe, pernottando nei rifugi di quota, con la valle che cambia prospettiva in ogni tratto. Per chi preferisce i pedali agli scarponi, centosessanta chilometri di tracciati per mountain bike sfidano le pendenze con quattordicimila metri di dislivello complessivo.Ventuno ristori in malga sono raggiungibili da strade forestali, degna ricompensa per chi si è guadagnato la salita ma anche per chi cerca il chilometro zero alpino.
Natura certificata
Nella parte alta della valle, oltre Hüttschlag, il traffico è solo per camminatori, ciclisti e carrozze per chi desidera un approccio romantico al circo terminale delle creste. La Großarltal è stata la prima valle del Salisburghese a ottenere il riconoscimento dell'Österreichisches Wandergütesiegel, il marchio di qualità per le migliori destinazioni escursionistiche austriache. Il certificato premia in realtà ciò che qui è sempre esistito per tradizione e rispetto del territorio. Un antico malgaro, probabilmente, si sarebbe stupito che la sua montagna avesse bisogno di un titolo. Abituato più a camosci, cervi e marmotte che ai turisti, il suo era un mondo che imparava a conoscere fin da bambino, muovendosi da versante all’altro e apprendendo i ritmi delle stagioni senza alcuna fretta.
Autenticità contemporanea
La Großarltal ha saputo costruire la sua attrattività di oggi senza rinnegare l’autenticità. Gli hotel di categoria superiore punteggiano il fondovalle offrendo spa, piscine e chef che interpretano il chilometro zero senza impatti che compromettono il paesaggio. Gli impianti di risalita sono attivi anche d'estate, aprendo i panorami più elevati anche a chi preferisce un approccio rilassato alle alte quote. Per i più piccoli, il parco giochi Rucki Zucki’s Gaudi-Alm – area ludica per famiglie - è anche un modo per apprendere l’approccio alla montagna.
Caprette e conigli illustrano la minifattoria, con un ruscello, un laghetto da attraversare in zattera, altalene e scivoli. Una miniera di cristalli dà modo di cercare piccoli tesori nascosti.Sullo sfondo rimane il Parco Nazionale degli Alti Tauri. Maestoso alla testata della valle, è un perimetro di protezione che ha tenuto la valle fuori dalla logica dello sviluppo intensivo e che oggi è, paradossalmente, la sua infrastruttura più preziosa.
Per maggiori informazioni consultate il sito www.grossarltal.info/it/