Si parla tanto di Odisseo, ma anche la Slovenia ha il suo, anzi, la sua Ulisse. Alma M. Karlin, nata nel 1889 a Celje, città della Savinjska, intraprese da sola nel 1919 un viaggio di otto anni che la portò nelle Americhe, in Australia, in Cina e Giappone. Al contrario dell’eroe di Omero che affrontò divinità, maghe e giganti, la Karlin, armata di macchina da scrivere e dizionari, dovette combattere pregiudizi legati al suo essere donna, accettare lavori di ogni tipo per poter viaggiare.
Perché la Karlin, alla quale è dedicata una statua e un museo a Celje, è importante per la Slovenia (e per tutti noi)? La scrittrice, che fece del viaggiare la sua ragione di vita e che pubblicò libri di successo tratti dal suo giro del mondo, rappresenta insieme al poeta romantico France Prešen, all’antifascista Vladimir Bartol autore del visionario romanzo Alamut, e a tanti altri autori di ieri e di oggi, l’anima, l’apertura verso il mondo del Paese. L’unicità slovena.
Possiamo prendere la Karlin come testimonial di un viaggio colto in Slovenia. La scrittrice era poliglotta e noi partiremo da due parole slovene per scoprire l’autunno in questo Paese confinante con l’Italia eppure così diverso. Che ha una superficie più piccola della Lombardia, ma vanta una varietà territoriale unica: dall’Adriatico alle Alpi; dal Parco Nazionale del Triglav alle colline vinicole di Brda e Vipava; dalla catena montuosa delle Caravanche alle acque termali della Pannonia.
La sua posizione geografica l’ha resa un crocevia di culture, riconoscibile nell’architettura, nelle tradizioni, nei miti, nella cucina. E nella lingua: le due parole simbolo dell’autunno che abbiamo scelto e valgono un viaggio, sono: “Osmice” (o Osmize), locali tipici segnati dalle frasche e nati per la mescita del vino; e “Toplice”, le località termali. Prossime tra l’altro alle migliori zone vitivinicole del Paese.
Le “Osmice”, sono un’istituzione antica e molto amata (si trovano anche nella vicina Venezia Giulia e in Austria). Si tratta di piccoli locali (anche cortili o cantine) dove si consuma il vino, gli insaccati e i formaggi di stagione, serviti dai produttori stessi. La tradizione risale al 1785 quando l’imperatore Giuseppe II concesse ai contadini la possibilità di vendere autonomamente la loro produzione. Trovare un’Osmica è semplice: nelle regioni vinicole del Litorale, tra Carso, Istria e Valle del Vipava si riconoscono ovunque dai cartelli scritti a mano, arricchiti dalla classica frasca.
A proposito di Carso, chi va in Slovenia deve assolutamente visitare Štaniel (in italiano San Daniele, che produce come nell’omonima località friulana ottimo prosciutto crudo), il cui sindaco, Maks Fabiani (1865-1962), la trasformò nel primo Dopoguerra, da borgo eternamente afflitto da problemi idrici, in un piccolo paradiso ricco di acqua, grazie all’introduzione di collettori, cisterne, condotti canali di drenaggio. Emblema della rivoluzione operata dall’architetto Fabiani è il complesso di Villa Fabiani con il suo giardino e le fontane che, con un complicato ma efficiente sistema, favoriscono l’irrigazione dei campi sottostanti.
Un’altra buona ragione, anzi, 87 buone ragioni per visitare il Paese, sono le 87 sorgenti di acque minerali che, nell’Ottocento, fecero della Slovenia una delle destinazioni termali più frequentate dalla borghesia mitteleuropea. Scoperte e valorizzate dai Romani, le “Toplice” ebbero un grande successo grazie alla cultura ottocentesca del benessere. Le più rinomate erano all’epoca le Rimske Toplice con le acque della Valle della Savinja, le Terme di Bled, Dolenjske Toplice. Alle quali vanno aggiunte oggi le Terme 3000, le Terme Ptuj, le Šmarješke Čatez, le Terme Olimia.
L’autunno porta con sé i colori gentili della Natura, che si accende con i toni giallo oro, rosso e verde brillante dei vigneti. Tra le aree da visitare: le colline di Haloze che producono Sauvignon Blanc e Laški Rizling; la regione del Goričko vocate al Renski Rizling, al Pinot Grigio e al Rumeni Muškat; la Dolenjska che ha fatto conoscere a tutto il mondo il rosso Cviček; le colline di Bizeljsko celebri per gli spumanti; l’area vinicola di Kozjansko e Obsotelje che vanta oltre 2000 produttori.
Tra le feste legate al vino da segnalare, c’è quella di Maribor tra le colline della zona vinicola sul fiume Drava: si svolge dal 24 al 27 settembre e vanta vini con secoli di storia. La festa propone spettacoli, musica, prodotti locali e, soprattutto, la degustazione del rosso Modra Kavčina (Velluto Nero). A Maribor esiste un Museo del Vino che racconta la storia di una delle più antiche viti d’Europa con 450 anni di storia.
Nel Collio sloveno (Brda), il 7 e 8 novembre, si svolgerà un altro evento legato al vino: la Festa di San Martino a Šmartno; le strade medioevali del borgo si animeranno con degustazioni di vino e prodotti artigianali, bancarelle di artigianato, laboratori creativi, concerti e spettacoli.
In alto abbiamo segnalato una delle tante proposte autunnali di soggiorno in Slovenia, valida dall’11 novembre 2026 al primo gennaio 2027; molte altre sono pubblicate nel sito del Turismo della Slovenia .