I sogni della quarantena
Vittorio Lingiardi , di VITTORIO LINGIARDIUno tsunami, la casa dell’infanzia, il desiderio di maternità. La nostra sofferenza collettiva svelata nei racconti onirici
Era un'impresa doppiamente rischiosa, nella domanda e nella risposta. I nostri lettori avrebbero accolto l'invito a raccontarci cosa hanno sognato in questi mesi di quarantena? Saremmo riusciti, a partire dai loro brevi testi, a costruire un racconto onirico della comunità, ricercando temi comuni e mettendo alla prova l'idea che l'inconscio è un laboratorio individuale ma anche collettivo, dove abita l'irripetibile storia di ciascuno ma respirano gli eventi che attraversano il mondo? Il secondo rischio era vestire i panni dell'oracolo cialtrone, atteggiarsi a negromante psicoanalitico, interpretare in pubblico il mondo privato del sogno, impercorribile al di fuori di un contesto clinico di conoscenza e relazione fecondato dalle associazioni del sognatore. Non solo: il sogno è per sua definizione ambiguo e intraducibile e nessuno ha ancora capito la sostanza di cui è fatto. Io li considero officine immaginali che al tempo stesso ci sf…
Era un'impresa doppiamente rischiosa, nella domanda e nella risposta. I nostri lettori avrebbero accolto l'invito a raccontarci cosa hanno sognato in questi mesi di quarantena? Saremmo riusciti, a partire dai loro brevi testi, a costruire un racconto onirico della comunità, ricercando temi comuni e mettendo alla prova l'idea che l'inconscio è un laboratorio individuale ma anche collettivo, dove abita l'irripetibile storia di ciascuno ma respirano gli eventi che attraversano il mondo? Il secondo rischio era vestire i panni dell'oracolo cialtrone, atteggiarsi a negromante psicoanalitico, interpretare in pubblico il mondo privato del sogno, impercorribile al di fuori di un contesto clinico di conoscenza e relazione fecondato dalle associazioni del sognatore. Non solo: il sogno è per sua definizione ambiguo e intraducibile e nessuno ha ancora capito la sostanza di cui è fatto. Io li considero officine immaginali che al tempo stesso ci sfuggono e ci sostengono, seminando, nei campi di psiche, storie che ci accompagnano per un giorno o tutta la vita. Fossero anche materiale neurologico casuale, un epifenomeno del sonno di per sé non significativo, oppure la conseguenza di una cena pesante o del ronzio di un'ape, continuerebbero a rappresentare una narrazione involontaria, una traccia autobiografica, un repertorio di memorie e oggetti, un ponte verso ciò che non conosciamo (l'"ombelico congiunto all'ignoto", diceva Freud). Un paesaggio mentale. I sogni sono forme di pensiero, stati emotivi, sensorialità da metabolizzare, esperienze estetiche e persino soluzioni di problemi.
L'INIZIATIVA Coronavirus fra desiderio di libertà e fughe impossibili, i nostri sogni nei giorni dell'isolamento di MICHELA MARZANO
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Covid-19 e il suo impatto traumatico
Non c'è forse bisogno di un lavoro onirico per elaborare quello che, cogliendoci così di sorpresa, sta accadendo in questi mesi? Lo ripeto, questa mappa onirica niente ha a che fare con l'interpretazione e men che meno con la terapia. Semmai con la narrazione onirica di un evento collettivo a impatto traumatico. La grande partecipazione dei nostri sognatori, che ringraziamo per i più di centotrenta sogni che abbiamo ricevuto, indica che questo racconto abbiamo voglia e bisogno di farlo. A confermarlo il fatto, registrato da molti, che in questi mesi facciamo più sogni e li ricordiamo di più. Alcuni hanno atmosfere angoscianti, persecutorie, invasive; altri evocano rifugi e protezione, incontri nella memoria, coi nostri genitori di un tempo, l'infanzia, amici e partner che non vediamo da anni. Questa esplosione onirica è un dato di fatto. Parecchi colleghi si sono messi a "reclutare" sognatori, hanno creato raccolte oniriche su Instagram. All'estero girano hashtag come #pandemicdreams e blog come I dream of covid. In rete circolano questionari accademici pronti a dar vita a ricerche dai nomi suggestivi, per esempio Lockdown dreaming.
Vite in quarantena
Ho seguito tante vite in quarantena e in molti casi ho notato un attenuarsi della linea che separa il buio dalla luce, il cuore soffice o tempestoso della notte scolora meno bruscamente nel ritmo del giorno. Nel tempo sospeso del silenzio ci alimentiamo di dialoghi. Colazioni più condivise, telefonate più lunghe, dove il sogno si fa racconto. Non c'è solo il bisogno della condivisione. Come i clinici ben sanno, la dimensione post-traumatica accende neurologicamente il mondo onirico: in forme acute d'incubo o in atmosfere sottilmente inquietanti. Un articolo del 2008 sulla rivista scientifica Sleep riporta che, dopo l'attacco alle torri gemelle dell'11 settembre, i sogni del campione indagato mostravano un aumento d'intensità della cosiddetta "immagine centrale" a contenuto emotivo, per esempio "venivo spazzato via da un'onda gigantesca". Come vedremo tra poco, lo tsunami ha visitato anche le notti dei nostri sognatori in emergenza Covid-19.
Angosce e conflitti
Lo sciame di informazioni stressanti del giorno chiede una restituzione onirica e la nostra mente "usa" il sogno per elaborare le angosce, le tensioni e i conflitti. Sognare è come pensare. Come ricorda lo psicologo junghiano James Hillman ne Il sogno e il mondo infero, il sogno è un processo digestivo, un lavoro che cucina gli eventi della vita trasformandoli in sostanza psichica. È un invito a guardare al sogno non come un mondo a parte, ma come una presenza viva anche quando dissolta nella luce del giorno o dell'oblio. Forse anche per questo la risposta dei nostri lettori è stata così generosa, un bisogno di racconto e di contatto, la speranza di una saldatura tra sé e il mondo. Che è poi quello che tutti noi abbiamo cercato di fare in queste settimane. Immergiamoci dunque in questa generosità onirica. La prima cosa che mi ha colpito è che molti lettori hanno risposto al nostro invito declinando il termine sogno in modo diurno: "sogno di tornare alla normalità", "sogno di rivedere il mio fidanzato bloccato dal lockdown in un'altra regione", "sogno che mio padre, intubato da una settimana, ce la faccia", "sogno che non avremo paura". Non penso sia solo un malinteso rispetto all'oggetto del nostro invito; credo vi sia anche il desiderio di raccontare le speranze e i timori, ciò che si muove nella casa psichica che questa quarantena ha inaugurato, disponendoci a convivenze di spazio e di tempo più fluide. "Grazie allora per questi sogni, perché seguono la Notte e anticipano il giorno e magari anche il Sereno! Se queste parole potranno dare speranza, allora staremo sognando", scrive Valentina. Un'altra cosa che mi ha colpito, come vedete sto ancora scartando il regalo, è che al desiderio di raccontare molti hanno aggiunto quello di raccontare bene, facendosi portavoce di una piccola letteratura. E qui ritorna il nostro Hillman e la sua idea di una base poetica della mente.
Esplorando la mente poetica
Proviamo a esplorarla, questa mente poetica, per immagini e tematiche. Una delle più ricorrenti, come anticipato, è quella dell'acqua, in forma d'inondazione o tsunami. Anche se per Eraclito "la morte per le anime è divenire acqua", l'acqua compare nei sogni in modi infiniti e inclassificabili di vita e di morte. Ma qui lo tsunami indica lo spavento di fronte all'evento traumatico, quel residuo soverchiante che lo psicoanalista americano Philip Bromberg, autore di uno dei libri più belli sul sogno in psicoanalisi, Destare il sognatore, definisce "l'ombra dello tsunami". Per tutti, un sogno di una nostra lettrice: "Un balcone affacciato su un mare placido. Io che guardo giù sorridendo quando, improvvisamente noto un'espressione di terrore sul volto di una signora. Il mare si sta ritirando velocemente. Attimi di panico. Un lampo nel cervello: è uno tsunami!".
Il contagio
Altro tema molto presente è quello del contagio, la contaminazione in varie forme, accompagnata da angoscia ma anche dalla capacità di fronteggiare la minaccia o superare in modo brillante lo spavento. Le figure di contagio sono per lo più animali, ma anche oggetti e persone. Alcuni esempi, per motivi di spazio inevitabilmente stralciati: "una penna di inchiostro mi scoppia sul viso creando delle macchie indelebili nonostante i ripetuti lavaggi con acqua e sapone"; "un topo-pipistrello bianco mi entra in cucina e va verso il frigo in cerca di cibo"; "in mezzo alla folla ... la gente ci spintonava... piena di graffi mi accorgo che quello che sembra un graffio è un ago infilato sottopelle"; "qualcuno riesce a entrare in casa mia per farci del male"; "una parete piena di muffa gonfiata dall'acqua... brulica di vita aliena, pulsa, è rossastra, lungo le pareti grosse sanguisughe"; "sono a casa, vado in bagno e, aperta la porta, vedo un serpente velenoso"; "ho baciato un'amica sulla guancia. Ma no. Cosa ho fatto? Come ho potuto essere così sciocco? Ed è venuta pure dall'Italia! Scappo in bagno. Mi disinfetto tutto, guance e labbra con sapone antibatterico e acqua calda. Mi maledico. Mi preparo psicologicamente alla comparsa dei primi sintomi".
La separazione
Un altro grande tema è la separazione: come solitudine, incomprensione, isolamento, distanza fisica o affettiva. Alcuni esempi, sempre stralci: "Sono in macchina e decido di parcheggiare... Le macchine mi tamponano e mi superano strisciando la fiancata... Stanno distruggendo la macchina ma io resto dentro, ho il terrore ma non mi muovo"; "Dovevo fare una commissione e decidevo che mi conveniva farla... a Parigi. Realizzo che avevo lasciato O. coi due ragazzini e senza latte per la bambina. E se non riuscivo a tornare per il lockdown con le frontiere chiuse?"; "Un amico si avvicina con troppo entusiasmo salutandomi con un abbraccio e un bacio sulla guancia! Sono infastidita ma soprattutto preoccupata e mi allontano subito chiedendomi: Ma questo non ha capito che bisogna mantenere la distanza di sicurezza?!"; "Sono in discoteca e all'improvviso entro in una stanza chiusa e la musica non si sente più, sono con i miei amici ma non ci possiamo toccare"; "Mio marito ... torna dall'ufficio e mi dice che vuole creare una stanzetta nella stanza di mia figlia e mi illustra il progetto. Gli spiego che in quel punto non ci sarebbero state finestre o balconi e lui mi risponde che non sarebbero serviti. Comincia a tirare su questi due muri lasciando un piccolissimo spazio per entrare e poi chiede a me e mia figlia di vedere come si sta dentro. Noi entriamo e ne siamo spaventate. Proviamo a uscire ma lui stava già murando l'apertura e dice che è meglio per noi... Noi piangiamo ma lui dice che lo fa per il nostro bene". Come questo, molti sogni parlano di convivenza. Quella domestica, naturalmente, ma anche quella sociale, trasgressioni e punizioni comprese: "arrivano due camionette della polizia per multare tutta la gente che sta violando le leggi sul distanziamento sociale"; "Mi alzo e abbraccio un tipo, poi gli dico immediatamente, non dovevamo farlo, è pericoloso!"; "Sogno spesso pranzi di famiglia in cui è tutto come sempre ma a un certo punto mi rendo conto che non dovremmo essere così tanti e seduti vicini. Stiamo trasgredendo festosamente. Siamo degli incoscienti, non dovremmo farlo, ma lo facciamo".
La casa dell'infanzia
Ci sono i sogni di conforto, la presenza di un rifugio, la casa dell'infanzia, la memoria, la natura nella sua clemenza. "Sono in riva al mare, sento il vento sul viso ... i miei genitori (nella realtà morti) sono in buona salute e più giovani". C'è un passato che ritorna, a volte come incubo, qui come carezza. E questo mi fa pensare a un sentimento che sento circolare nell'aria, in parole pronunciate quasi con pudore: una specie di "nostalgia della quarantena", la regressione, per alcuni creativa, nella vita sospesa. Ci sono sogni che "mettono in scena" la pandemia, la fantasia archetipica della pestilenza come teatro di morte e apocalisse. Tre esempi: "Vedo tre corpi, intatti, in mezzo alla strada. Sono morti ma non ci sono incidenti né sangue né mezzi di locomozione... scendo dalla macchina, non passa nessuno, inizio a chiamare un'ambulanza ma non rispondono, vado nel panico"; "Camminavo in mezzo a una mandria di mucche morte, bianche, una sopra l'altra, altre sono vive, marroni, e mi guardano"; "Sono in casa e osservo dalla finestra il mondo che si sta sgretolando, la terra si spacca, le persone sono inghiottite da fiumi terra e detriti".
La maternità
Ma il tema che più mi ha sorpreso, che non mi aspettavo, è la frequenza (per lo meno nel nostro piccolo-grande campione) di sogni di maternità. A pensarci bene dovevo aspettarmelo: non è tanto più forte, nei momenti mortiferi, il desiderio di vita? Sogni di donne sorprese dalla gravidanza, preoccupate, protettive, selvatiche. Voglio pensare questi sogni come epifanie di rinascita, doni dell'inconscio femminile che della vita e della morte conosce il segreto molto più degli uomini.