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Piazza San Carlo, la parabola di Chiara Appendino: da miglior sindaca d’Italia alla seconda condanna

(reuters)
Questa sentenza non cambia il suo futuro, visto che ha già deciso da tempo di rinunciare a ripresentarsi per un altro mandato, però appanna ancora di più la sua immagine. Sui cui pesano anche altri inciampi compiuti  in questi quasi cinque anni alla guida di Palazzo Civico
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Con un commento su Facebook preparato in anticipo, la sindaca Chiara Appendino si dice addolorata e amareggiata per la condanna, la seconda da prima cittadina di Torino. "Pago il gesto folle di una banda di rapinatori" è il suo commento, preparato in anticipo visto che il testo è stato diffuso quando ancora i cronisti attendevano la sua uscita dall'aula. Comunque in parte ha ragione. Ma non del tutto.

Come sapete, ho sempre cercato di comunicare con tutti voi in modo diretto e sincero. E così vorrei fare anche in questo...

Pubblicato da Chiara Appendino su Mercoledì 27 gennaio 2021

Dietro la condanna in primo grado per disastro, omicidio e lesioni colpose c'è anche il riconoscimento di colpe da parte di chi ha organizzato l'evento. Poi certo "la banda di rapinatori" con l'uso degli spray al peperoncino ha contribuito a scatenare il panico nella piazza con un bilancio finale di 2 vittime e 1526 feriti. Ma senza dubbio come è emerso anche durante il dibattimento quell'evento non era stato preparato con adeguata attenzione alla sicurezza. Troppe le falle emerse già nei giorni successivi alla notte più buia di Torino.

E se è vero che quella sera Appendino non era materialmente presente in piazza (si trovava a Cardiff ad assistere alla finale della Champions League) ha comunque responsabilità - che le motivazioni della sentenza delineeranno con maggior chiarezza - per come è stato organizzato l'evento. Forse lei, come in altre occasioni, si è affidata in toto ai suoi due scudieri Paolo Giordana - ex capo di gabinetto - e Luca Pasquaretta - il portavoce - ma poco importa: toccava a loro verificare che tutto quella sera fosse stato organizzato nei dettagli.

Questa seconda condanna non cambia il futuro di Appendino che ha già deciso da tempo di rinunciare a ripresentarsi per un altro mandato, dopo la prima sentenza di condanna sul caso Ream, però, contribuisce ad appannare ancora di più l'immagine di un'amministratrice che dopo il primo anno era stata eletta come la miglior sindaca d'Italia. Ma più che le due condanne pesano e peseranno sul suo bilancio altri inciampi in questi quasi cinque anni alla guida di Palazzo Civico.

A cominciare dai disastri della rivoluzione all'anagrafe - gestita in concerto con l'attuale ministra dimissionaria Paola Pisano - per passare alla rinuncia a modificare la Ztl del centro istituendo il progetto di road pricing presentato in un primo momento. Per non dimenticare il no a un'opera come la Tav, approvata dalla sua maggioranza in consiglio comunale, che aveva spinto la società civile di Torino a scendere in pizza nell'autunno di due anni fa per dire sì alla Torino-Lione con due imponenti manifestazioni organizzate da sette donne ribattezzate "le madamine".

Tra tanti passi falsi, uno riuscito che ha cancellato l'amarezza per il no al bis all'Olimpiade in tandem con Milano: la conquista delle Atp Finals di tennis che per cinque anni porteranno i big della racchetta a Torino. E un motivo d'orgoglio: l'aver rimesso a posto i conti di Torino, insieme con l'attenzione alle famiglie arcobaleno. Ma forse non basterà per assolverla per i cinque anni da sindaca.