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Mattarella, un presidente poco pop ma molto autentico

Sergio Mattarella alla cerimonia d'insediamento
Sergio Mattarella alla cerimonia d'insediamento 
Il presidente della Repubblica dimostra che il senso di vicinanza con i cittadini non ha necessariamente a che fare con l’esibizione del privato o della vita quotidiana nei minimi dettagli
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Sul piano della comunicazione il discorso di insediamento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stato un’ulteriore conferma del suo stile sobrio, composto, ma tutt’altro che distaccato. In molteplici occasioni, infatti, durante il suo primo settennato, il presidente ha saputo coniugare autorevolezza ed empatia. E, benché non incarni la figura dell’uomo comune di impronta populista, sa perfettamente come mettersi in sintonia con i cittadini e apparire “autentico”, cioè una persona la cui immagine pubblica riflette la propria personalità e le proprie convinzioni.

Bisogna sottolineare che l’esibizione dell’autenticità è l’obiettivo a cui gran parte della comunicazione politica contemporanea tende: i leader vogliono apparire spontanei, sinceri e vicini a noi cittadini. E, per far questo, mettono in atto strategie basate sull’intimizzazione e la privatizzazione: ecco quindi la politica dei selfie, per mostrarsi vicino alla gente; la vita privata condivisa attraverso i social media e l’infotainment; la pubblicizzazione di emozioni e sentimenti. Oggi quasi tutti vogliono rappresentare l’uomo o la donna della porta accanto. Tra il serio e lo scherzoso, talvolta qualcuno si atteggia anche a star. Prende corpo così la politica pop, dove i formati della comunicazione politica sono sempre più omologabili a quelli dell’intrattenimento e anche i leader politici possono essere oggetto di una “celebrificazione” da parte dei media.

Il caso di Sergio Mattarella, tuttavia, ci mostra che non bisogna essere per forza pop nel modo sopra descritto per stabilire un legame con i cittadini e che il senso di vicinanza non ha necessariamente a che fare con l’esibizione del privato o della vita quotidiana nei minimi dettagli. Il registro emotivo è e rimane una costante del linguaggio politico, ma può essere ancora declinato a prescindere dalla strategie di iperpersonalizzazione qui richiamate. Il che non impedisce che anche un personaggio riservato come lui diventi un protagonista involontario dei social anche in chiave pop, come i tanti meme sulla sua rielezione ci hanno mostrato. Segno tangibile della sua popolarità. Ma questa è, come si dice, un’altra storia.

L'autrice è docente di Comunicazione politica e istituzionale presso l’Università di Bergamo

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