Nessuno di noi sa come finirà questa guerra atroce né quando. Non parlo di noi normali cittadini, per quanto possibile informati. Quel "nessuno" comprende i governanti italiani ed europei e gli assai più potenti governanti che siedono a Washington o a Pechino.
L'enigma si fonda sull'imperscrutabilità di Vladimir Putin, l'uomo che ha scatenato il conflitto per ragioni largamente ignote. Putin governa con stile dittatoriale, si fida poco anche dei suoi collaboratori più stretti. In questo circospetto isolamento tenere i suoi piani al riparo da ogni indiscrezione è molto più facile che in una democrazia. Putin potrebbe a buon diritto fare suo il canto di Calaf nella Turandot: "Il mio mistero è chiuso in me".
Il presidente russo è un uomo che detiene il potere nel senso totale, quasi arcaico, dell'espressione; non è impossibile che i lunghi anni durante i quali ha stretto in p…
Nessuno di noi sa come finirà questa guerra atroce né quando. Non parlo di noi normali cittadini, per quanto possibile informati. Quel "nessuno" comprende i governanti italiani ed europei e gli assai più potenti governanti che siedono a Washington o a Pechino.
L'enigma si fonda sull'imperscrutabilità di Vladimir Putin, l'uomo che ha scatenato il conflitto per ragioni largamente ignote. Putin governa con stile dittatoriale, si fida poco anche dei suoi collaboratori più stretti. In questo circospetto isolamento tenere i suoi piani al riparo da ogni indiscrezione è molto più facile che in una democrazia. Putin potrebbe a buon diritto fare suo il canto di Calaf nella Turandot: "Il mio mistero è chiuso in me".
Il presidente russo è un uomo che detiene il potere nel senso totale, quasi arcaico, dell'espressione; non è impossibile che i lunghi anni durante i quali ha stretto in pugno il suo Paese ne abbiano in qualche modo alterato la percezione della realtà, da certi suoi atteggiamenti sembra d'intravedere l'ombra di quelle forme paranoidi di cui hanno sofferto, per esempio, alcuni imperatori romani.
Quando fecero presente a Caligola che si stava diffondendo un certo odio nei suoi confronti, rispose con le celebri parole "oderint dum metuant", mi odino pure, purché mi temano. Una sfida sprezzante che però perse, una congiura di palazzo lo tolse di mezzo quando non aveva nemmeno 30 anni. Putin di anni ne ha toccati ormai 70 anni e la sua presa sembra essere salda. Indubbiamente lo aiuta essere stato un ufficiale dei servizi segreti.
Il padrone del Cremlino sa anche un'altra cosa: il dominio in pratica totale sul Paese, l'abolizione d'ogni libertà d'espressione, la brutale repressione del dissenso anche solo sussurrato non basterebbero probabilmente a garantire la sua sicurezza se non potesse contare anche su un vasto consenso popolare. Non quello degli intellettuali, dei giornalisti, di qualche scrittore, il consenso del popolo, nelle città e nelle sterminate campagne, il popolo delle piazze e quello delle chiese che tocca, secondo attendibili sondaggi l'83 per cento dell'intera popolazione.
Da questo punto di vista è di grande aiuto l'appoggio del patriarca di Mosca Kirill, una pedina fondamentale. Ancora pochi giorni fa l'alto prelato ha invocato l'aiuto divino: "In questo momento difficile per la nostra madrepatria per unirci tutti, anche attorno alle autorità, e le autorità a sentire la responsabilità per il popolo".
Per trovare un ulteriore elemento di forza, Putin ha rinverdito il mito della Grande guerra patriottica come in Russia viene chiamata l'ultima, vittoriosa, guerra mondiale. Nella testa dei soldatini mandati in Ucraina (spesso semplici coscritti) è stata martellata l'idea che bisogna sconfiggere i nazisti di Kiev come fecero i padri che, tra il 1942 e il '43, seppero annientare a Stalingrado la 6° Armata tedesca, opponendo alla forza di quel temibile esercito una resistenza di disumano eroismo. Stalingrado e lo sbarco alleato in Normandia sono state le due battaglie che hanno assicurato la vittoria a chi combatteva contro il mostro hitleriano.
L'evidente sproporzione tra Stalingrado e Kiev, tra i nazisti veri e quelli inventati al Cremlino dice anche che Putin ha dovuto mobilitare le più estreme risorse retoriche per cercare di vincere alla svelta una guerra di cui non aveva previsto la portata.
Nessuno poteva prevedere lo scoppio e la dimensione della pandemia da Covid prima che scoppiasse; nessuno ha saputo prevedere l'invasione dell'Ucraina prima del 24 febbraio 2022. Nessuno oggi può prevedere, come accennavo in apertura, non solo la fine del conflitto ma nemmeno le conseguenze permanenti in un mondo che pareva avviato ad un indeterminato periodo di pace, di diffuso benessere (quanto meno in alcune aree), di lotte per lo più commerciali e di prestigio.
Invece è probabile che tutto ricominci come nel 1812, nel 1914, nel 1939 e che l'inevitabile bisogno di nuovi equilibri dopo il cataclisma ucraino prepari nuovi scossoni, la rimessa in discussione di un sistema consolidato che pensavamo acquisito per sempre. Del resto, chi siamo noi per presumere che l'eterna legge del conflitto valida per tutte le passate generazioni non valga anche per la nostra?