Se tutti i corpi sono politici, è evidente che i corpi delle donne lo sono di più. Avremmo dovuto già essere in un’epoca in cui, indipendentemente dal sesso biologico, i corpi umani sono da considerarsi tutti corpi viventi allo stesso modo, invece no. La revoca del diritto all’aborto da parte della Corte Costituzionale degli Stati Uniti d’America evidenzia quanto il sistema giuridico sia pericolosamente adattabile – secondo la temperie politica, e le immaginazioni di futuro – a normare i corpi che volta per volta sono ritenuti pericolosi per l’ordine costituito. Da chi sia costituito l’ordine non è mai chiaro, ma si può derivare dagli effetti. Sono i corpi delle donne e i corpi non conformi a essere giuridicamente disciplinati in base a quella gigantesca norma che è il maschio bianco. D’altronde, se geografia e demografia sono scienze dalle quali partire per una affidabile descrizione (e controll…
Se tutti i corpi sono politici, è evidente che i corpi delle donne lo sono di più. Avremmo dovuto già essere in un’epoca in cui, indipendentemente dal sesso biologico, i corpi umani sono da considerarsi tutti corpi viventi allo stesso modo, invece no. La revoca del diritto all’aborto da parte della Corte Costituzionale degli Stati Uniti d’America evidenzia quanto il sistema giuridico sia pericolosamente adattabile – secondo la temperie politica, e le immaginazioni di futuro – a normare i corpi che volta per volta sono ritenuti pericolosi per l’ordine costituito. Da chi sia costituito l’ordine non è mai chiaro, ma si può derivare dagli effetti. Sono i corpi delle donne e i corpi non conformi a essere giuridicamente disciplinati in base a quella gigantesca norma che è il maschio bianco. D’altronde, se geografia e demografia sono scienze dalle quali partire per una affidabile descrizione (e controllo) del mondo – risorse naturali e morfologia del territorio da un lato, numero di abitanti per chilometro quadro e tasso di crescita dall’altro – è chiaro che quando le donne decidono da sole sul proprio corpo, la demografia diventa più aleatoria, tende a sfuggire al controllo.
Il diritto all’interruzione di gravidanza passa di fatto da un diritto costituzionale a un diritto amministrativo, non un diritto garantito ma in balia della temperatura e dalla politica di una certa amministrazione. Questo ha sancito la Corte, questa è l’ombra livida che si allunga su di noi. Pensiamo al Molise che a inizio anno non aveva che un medico non obiettore, pensiamo all’Umbria dove era stata immaginata l’ospedalizzazione per la somministrazione della cosiddetta pillola del giorno dopo.
Che i grandi romanzi anticipino la vita quotidiana non è raro e penso da ieri, come molti, a Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (in italiano disponibile nella di Camillo Pennati per l’editore Ponte alle Grazie) dove si racconta della Repubblica di Gilead nella quale le donne fertili sono asservite agli uomini per scopi riproduttivi e quelle troppo vecchie o non fertili sono definite “nondonne” e eliminate. Le donne, nella repubblica vetero-testamentaria di Gilead sono private di diritti e libertà. Le donne americane hanno un problema in più e, nonostante in alcuni stati – lo stato di New York, per esempio – sarà ancora possibile l’interruzione volontaria di gravidanza, arrivare lì da altri stati diventerà una questione economica. I diritti non si pagano, questa è la prima caratteristica dei diritti. E hanno come contraltare i doveri, questa è la seconda caratteristica dei diritti. La caratteristica zero, quella senza la quale non si può nemmeno pronunciare la parola, è che i diritti sono di tutti, i diritti e i doveri sono dei corpi viventi. Indipendentemente dai corpi. I diritti non si parcellizzano.
Cosa dovrebbe fare una donna che entra in un ospedale sul territorio italiano e trova una serie ininterrotta di medici obiettori che le rispondo “Qui no, qui non si praticano aborti?” Impedire a una donna di esercitare il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza non vuol dire evitare un aborto, vuol dire solo mettere in pericolo la vita di quella donna. E a tal proposito è stata appena pubblicata l’istruttiva inchiesta di Chiara Lalli e Sonia Montegiove sullo stato della legge 194 (Mai Dati. Dati aperti sulla 194. Perché sono nostri e ci servono per scegliere, Fandango, 2022). Non la legge in teoria, ma in pratica, quanto “vive” la legge 194 nei nostri ospedali? La legge 194/1978 che impedisce di fatto che le donne rischino la vita, che muoiano.
Il maggio 1978 è stato un mese incredibile, nel bene e nel male. Il 9 maggio viene ritrovato il corpo di Aldo Moro in Via Caetani e viene ammazzato Peppino Impastato, il 13 maggio viene approvata quella che tutti conosciamo come Legge Basaglia e che riguarda gli accertamenti e i trattamenti sanitari e obbligatori, il 15 maggio, sul lago di Ginevra viene ritrovato il corpo di Charlie Chaplin che era stato trafugato (Charlie Chaplin è di tutti), e il 22 Maggio viene approvata la legge 194, sull’interruzione volontaria di gravidanza. Nel maggio 1978 viene inviato anche il primo messaggio di posta indesiderata, spam, che in 44 anni è diventato un verbo italiano (anche lo spam riguarda tutti). Analizzando in Pornotopia (Fandango, 2011, trad. Martina Testa) la campagna Fight for America del senatore McCarthy (1952), il filosofo Paul B. Preciado osserva “Con una svolta paranoica, lo Stato indirizzava i propri strumenti di spionaggio, sorveglianza e tortura contro i suoi stessi cittadini, prendendo il corpo, il genere e la sessualità come espressione letterale di fedeltà nazionale. (...) corpi come minacce nei confronti dell’integrità del “corpo sociale” americano.”
I corpi fedeli, conformi al corpo sociale statunitense per proseguire utilizzando parole di Preciado, non abortiscono, questo ha sancito ieri la Corte Costituzionale degli Stati Uniti. Se il corpo sociale non contempla l’esistenza di tutti i corpi viventi, allora è un corpo sociale che ha una norma nella quale, per forza, non possiamo entrare tutti. Negare il diritto all’aborto è negare l’esistenza dei corpi non conformi dai quali siamo circondati, dei corpi non conformi che siamo.