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Energia, i prezzi da abbassare

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L'aumenti dei prezzi è aumentato non per gli speculatori ma perché l'offerta di gas è diminuita
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Il prezzo dell'energia è aumentato vertiginosamente, ma non per colpa degli speculatori, come sostenuto da tanti, su un arco che va da Giorgia Meloni a Maurizio Landini. Nel caso del gas i prezzi all'ingrosso delle nuove forniture si formano sul mercato di Amsterdam. Chi acquista o vende gas lo fa pensando a come evolverà il mercato nei mesi venturi. Il prezzo è aumentato semplicemente perché l'offerta è enormemente diminuita, e si prevede che resterà così a lungo.


I derivati, spesso assimilati alla speculazione, sono invece usati prevalentemente per due scopi "legittimi" di assicurazione. Permettono alle aziende del settore energetico di comprare o vendere a un prezzo prefissato gas che verrà conse…

Il prezzo dell'energia è aumentato vertiginosamente, ma non per colpa degli speculatori, come sostenuto da tanti, su un arco che va da Giorgia Meloni a Maurizio Landini. Nel caso del gas i prezzi all'ingrosso delle nuove forniture si formano sul mercato di Amsterdam. Chi acquista o vende gas lo fa pensando a come evolverà il mercato nei mesi venturi. Il prezzo è aumentato semplicemente perché l'offerta è enormemente diminuita, e si prevede che resterà così a lungo.


I derivati, spesso assimilati alla speculazione, sono invece usati prevalentemente per due scopi "legittimi" di assicurazione. Permettono alle aziende del settore energetico di comprare o vendere a un prezzo prefissato gas che verrà consegnato in futuro. Inoltre permettono loro di assicurarsi contro diminuzioni del prezzo dell'energia fornita rispetto alla fonte di energia acquistata (anche se non sempre questa strategia funziona, come dimostrano le bancarotte di alcune aziende energetiche di Germania, Austria e Paesi scandinavi). Se non ci fossero questi derivati si troverebbero meno venditori e acquirenti sul mercato, e pochi operatori (ad esempio Gazprom) avrebbero il potere di influenzare ancora di più le contrattazioni. Certo, fino a pochi mesi fa pochi addetti ai lavori prestavano attenzione a questo mercato; è quindi probabile che la supervisione possa esserne migliorata.


Il prezzo del gas poi trascina quelli dell'elettricità a causa del particolare sistema adottato per determinare il prezzo di quest'ultima. I produttori di elettricità sottomettono quotidianamente al gestore le loro offerte (quantità e prezzo) per il giorno successivo; il gestore della rete compra le offerte a partire da quella con il prezzo più basso fino a che viene soddisfatta la domanda attesa per quel giorno.


Il prezzo di mercato è quello dell'offerta più cara tra quelle acquistate dal gestore, e viene pagato a tutti i produttori che forniscono energia, indipendentemente dal prezzo che avevano specificato nella propria offerta. Tipicamente il prezzo più alto aggiudicato è quello dell'elettricità prodotta con gas, e questo è il motivo per la stretta associazione tra prezzo del gas e prezzo dell'elettricità. Naturalmente si potrebbe pensare a un meccanismo diverso, ma questo richiederà comunque tempo.
Se vogliamo perciò tenere i prezzi più bassi dobbiamo cominciare seriamente a contenere i consumi di energia, cosa che finora è avvenuta in misura minima.


A questo scopo, è giusto aiutare le famiglie più povere e le imprese maggiormente colpite in quanto energivore. Ma il principio dovrebbe comunque essere quello di aiutare in base ai consumi passati e di non sussidiare eventuali aumenti nell'utilizzo di gas o di elettricità, così da stimolare una riduzione dei consumi. Le proposte di cui si legge sembrano invece tutte volte a neutralizzare gli aumenti dei prezzi sulle intere bollette delle imprese e delle famiglie.
Forse dovremmo anche pensare a meccanismi di razionamento dei consumi: poiché riducono la domanda e scongiurano il rischio di carenze future, serviranno anche ad abbassare i prezzi. Alcune forme di razionamento dei consumi possono essere attuate a livello di singolo Paese dell'Unione Europea.


Altre misure che possiamo adottare per evitare di mettere in ginocchio famiglie e imprese richiedono invece una scala almeno europea. Solo agendo in comune si può aumentare il potere negoziale dell'Europa e ridurre il prezzo con acquisti coordinati, come nel caso dei vaccini, un principio proposto dal cancelliere tedesco Olaf Scholz e approvato in linea di principio dal Consiglio Ue dell'Energia dell'altro ieri. Siamo più scettici sul price cap, perché richiede un accordo non solo tra i Paesi Ue, già difficile di per sé, ma anche (particolare quasi sempre ignorato nel dibattito) con la Russia.


Chiamando in causa la Commissione Europea si può anche invocare la normativa sugli aiuti di Stato per evitare che i Paesi che hanno maggiori margini di manovra fiscale (vedi Germania) o bassa dipendenza dal gas russo (Spagna) migliorino la competitività delle loro imprese rispetto a quelle di Paesi, come il nostro, in cui ci sono meno margini per aiutare le imprese aumentando il debito pubblico.


L'azione a livello europeo servirà anche per imporre a Paesi europei produttori come la Norvegia e in minor misura l'Olanda di condividere con gli altri Paesi europei le grandi ricchezze acquisite con l'aumento dei prezzi del gas e del petrolio. Un coordinamento a livello europeo renderà anche più efficace (e meno impugnabili di fronte alla giustizia nazionale) misure che tassino gli extraprofitti di cui hanno potuto beneficiare le imprese che operano nel campo delle energie alternative. Infine servirà per creare un nuovo fondo europeo che finanzi ammortizzatori, come la Cassa Integrazione, nelle imprese maggiormente colpite o per potenziare il fondo Sure creato durante la pandemia con questa finalità.