La repubblica del cash, alla faccia del sovranismo linguistico e pure dei dati economici; il governo del “preconto”, come quello che ti allungano le pizzerie cercando di dribblare la ricevuta fiscale; l’evasione di cittadinanza per assicurare la pace anche a chi fa il furbo con le tasse e dichiarare guerra a chi le paga regolarmente. Giorgia Meloni annuncia i primi interventi concreti su un tema fondamentale come quello del fisco e non delude le aspettative che aveva alimentato in campagna elettorale. Anzi, lancia un “liberi tutti” che appare sia un programma di governo rivolto ai cinque milioni di partite Iva italiane, sia un’inversione di marcia completa rispetto alla linea Draghi. Con buona pace di chi discettava già di "continuità" tra il vecchio e il nuovo esecutivo salta, tra l’altro, qualsiasi sostanziale tetto al contante, confermando e anzi potenziando quella linea che a febbraio - in un’imboscata notturn…
La repubblica del cash, alla faccia del sovranismo linguistico e pure dei dati economici; il governo del “preconto”, come quello che ti allungano le pizzerie cercando di dribblare la ricevuta fiscale; l’evasione di cittadinanza per assicurare la pace anche a chi fa il furbo con le tasse e dichiarare guerra a chi le paga regolarmente. Giorgia Meloni annuncia i primi interventi concreti su un tema fondamentale come quello del fisco e non delude le aspettative che aveva alimentato in campagna elettorale. Anzi, lancia un “liberi tutti” che appare sia un programma di governo rivolto ai cinque milioni di partite Iva italiane, sia un’inversione di marcia completa rispetto alla linea Draghi. Con buona pace di chi discettava già di "continuità" tra il vecchio e il nuovo esecutivo salta, tra l’altro, qualsiasi sostanziale tetto al contante, confermando e anzi potenziando quella linea che a febbraio - in un’imboscata notturna sul decreto Milleproroghe - vide Lega e Forza Italia mandare in minoranza il governo su un emendamento che arrivava proprio da Fratelli d’Italia e che alzava il tetto da mille a duemila euro.
Cifre che a riguardarle ora, otto mesi e una vittoria elettorale dopo, fanno quasi tenerezza. Adesso il progetto di legge di un parlamentare della Lega che eleva quel tetto a 10 mila euro pare in perfetta linea con il nuovo spirito dei tempi. Inutile citare lo studio di tre analisti di Bankitalia dello scorso anno che dietro il titolo sbarazzino (“Pecunia olet”), spiegavano come “un incremento nell’utilizzo di contante… ha l’effetto collaterale di portare a una maggiore economia sotterranea”. Inutile perché Meloni ha già decretato che la questione del tetto è “ideologica”, ha spiegato che a lei questa correlazione non risulta e ha citato a sostegno – sbagliando – pure l’ex ministro dell’Economia Piercarlo Padoan.
Assieme al contante un fiorire di altre proposte che non si sa se siano più demagogiche o più distruttive di quanto – poco – si è fatto finora per dare mezzi concreti a chi dovrebbe recuperare l’evasione fiscale, anche lasciando da parte l’ardita flat tax versione FdI, di cui Tito Boeri e Roberto Perotti hanno già svelato difetti e incongruenze su questo giornale.
L’annuncio che si deve puntare ai "grandi evasori", come se solo lì – in un’Italia che di grandi gruppi ha ormai poco o niente – si potesse trovare qualcosa da far pagare, offre a milioni di piccoli evasori la menzognera autogiustificazione che il loro chiamarsi fuori dalla solidarietà fiscale sia un atto tutto sommato non grave. Ma anche qui i numeri stanno a dimostrare che le cose non sono quelle che ci si racconta nel Paese di Meloni: tra i 75 e gli 80 miliardi evasi al fisco, circa 20 miliardi di evasione contributiva, dicono gli ultimi dati ufficiali. E la maggior parte di questa cifra dipende proprio dalle partite Iva.
Allo stesso modo la promessa di una “tregua fiscale”, che in alcuni casi potrebbe avere l’obiettivo di aiutare chi si trova oggi in crisi e ha debiti con l’erario, già lascia prevedere un condono generalizzato che potrebbe andare a graziare quei 120 milioni di cartelle per debiti sotto i mille euro accumulate dal 2000 ad oggi. Non è normale che un Paese abbia uno stock di crediti verso i contribuenti che copre vent’anni, è un chiaro segno che il sistema non funziona. Ma non è normale, né giusto, pensare di rinunciare in toto a quei 60 o 70 miliardi di soldi pubblici che i titolari di quelle cartelle devono al fisco. L’anno zero del nuovo governo rimette indietro le lancette della giustizia – per ora – fiscale.