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Il liberale Nordio alla prova dei fatti

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Il punto di giovedì 3 novembre 2022
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Per quanto l’espressione suoni sgradevole, non c’è dubbio che l’esordio di Giorgia Meloni in Europa coincida con l’esame a cui verrà sottoposta la presidente del Consiglio. Un esame inevitabile per chiunque si sia appena seduto su quella poltrona, con l’eccezione di Draghi che era ben conosciuto dai colleghi delle varie cancellerie. Quindi la prima a non meravigliarsi sarà proprio la diretta interessata. La quale non solo è una neofita negli ambienti governativi dell’Unione, ma è figura che sfugge ai canoni dell’ortodossia europeista. Se in Italia l’avvento al potere di Fratelli d’Italia solleva gli interrogativi di cui abbiamo avuto un saggio negli ultimi giorni, figurarsi a Bruxelles, dove Giorgia Meloni è conosciuta come leader di quei Conservatori che si collocano al di fuori delle intese fra democristiani e socialisti. E ovviamente non sono nemmeno vicini al francese Macron, punto di r…

Per quanto l’espressione suoni sgradevole, non c’è dubbio che l’esordio di Giorgia Meloni in Europa coincida con l’esame a cui verrà sottoposta la presidente del Consiglio. Un esame inevitabile per chiunque si sia appena seduto su quella poltrona, con l’eccezione di Draghi che era ben conosciuto dai colleghi delle varie cancellerie. Quindi la prima a non meravigliarsi sarà proprio la diretta interessata. La quale non solo è una neofita negli ambienti governativi dell’Unione, ma è figura che sfugge ai canoni dell’ortodossia europeista. Se in Italia l’avvento al potere di Fratelli d’Italia solleva gli interrogativi di cui abbiamo avuto un saggio negli ultimi giorni, figurarsi a Bruxelles, dove Giorgia Meloni è conosciuta come leader di quei Conservatori che si collocano al di fuori delle intese fra democristiani e socialisti. E ovviamente non sono nemmeno vicini al francese Macron, punto di riferimento di una sorta di “terza via” continentale.


Sono aspetti su cui si è già scritto molto. Ora è tempo di una prima verifica per quanto riguarda le intenzioni italiane in tema di politiche di bilancio. Allo stesso modo c’è da capire appena possibile cosa s’intende per “difesa degli interessi italiani” nell’accezione dell’esecutivo di centrodestra. In altri termini, siamo al rodaggio della nuova fase: un rodaggio mai come in queste circostanze carico di incognite e dubbi. Lo si è visto anche sulla questione del “rave party”: tema tutto sommato secondario, eppure ricco di significati. La destra ne ha fatto l’occasione per sfoggiare una linea “legge e ordine” e trasmettere un messaggio preciso ai suoi elettori. La sinistra, cioè l’opposizione, lo ha drammatizzato — e non poteva non farlo — leggendovi l’inizio di una legislazione liberticida. L’aspetto paradossale è che la polemica si è accesa mentre il ministro dell’Interno, Piantedosi, sgombrava l’area di Modena senza alcun incidente e facendo ricorso alle leggi esistenti. A dimostrazione che in uno Stato liberale gli strumenti per garantire l’ordine pubblico esistono, il più delle volte, mentre le nuove norme finiscono spesso per creare più problemi di quanti ne risolvono.


A sostenere questa tesi era il ministro Guardasigilli, Carlo Nordio, in uno dei suoi brillanti commenti sul “Messaggero”, il quotidiano romano. “Il Foglio” ne ha pubblicato uno stralcio: “L’errore, l’equivoco della destra è quello di pensare di garantire la sicurezza attraverso l’inasprimento delle pene, la creazione di nuovi reati e magari con un sistema carcerario come quello che abbiamo, che diventa criminogeno”. Nordio è noto per essere un liberale autentico: un ex magistrato di solida cultura giuridica, estraneo ai giochi politici, garantista convinto e non a intermittenza. Se oggi si trova a via Arenula, lo deve a Giorgia Meloni che lo ha voluto a tutti i costi nel suo governo. Per riuscirci ha superato le resistenze di Berlusconi che pretendeva d’imporre altri nomi. Quindi il liberale Nordio è stato cercato dalla non-liberale Meloni: perché? L’interpretazione malevola è che sia lì per coprire con il suo prestigio una politica della giustizia diversa da quella da lui sempre propugnata. A sinistra sperano che sia così e si augurano che si arrivi abbastanza presto alle dimissioni del ministro.


C’è però un’altra spiegazione. Attraverso le misure sui “rave” illegali, destinate peraltro a essere corrette dal Parlamento, la (il) premier ha voluto dare un segnale di rigore. Si è mossa quindi su un sentiero stretto e rischioso, esponendosi alle polemiche. Nordio ha accettato la scelta per realismo politico, in cambio della garanzia che l’amministrazione della giustizia seguirà d’ora in poi un criterio liberale. Il criterio per cui a lui è stato offerto il dicastero e in base al quale egli ha accettato. Capiremo presto se questa è l’interpretazione corretta.