Il lavoro aumenta, ma non basta
di Linda Laura Sabbadini , di Linda Laura Sabbadinill mercato del lavoro tiene, tra luci e ombre. Il nostro tasso di occupazione cresce a ottobre di 0,2 punti percentuali. Ma il lavoro manca. Più che in altri Paesi europei. Solo il 60,5% della popolazione in Italia lavora.
Dopo la diminuzione di luglio e agosto crescono gli occupati di 82 mila unità a ottobre, proseguendo la tendenza evidenziatasi in settembre. Nonostante la crisi energetica e l'aumento dei prezzi. E' una buona notizia. Cresce anche l'occupazione femminile di 0,3 punti percentuali. Diminuisce però, l'occupazione dei giovani da 25 a 34 anni. Luci e ombre in un quadro ancora di grande ritardo sul fronte del lavoro.
60,5% è il valore più…
ll mercato del lavoro tiene, tra luci e ombre. Il nostro tasso di occupazione cresce a ottobre di 0,2 punti percentuali. Ma il lavoro manca. Più che in altri Paesi europei. Solo il 60,5% della popolazione in Italia lavora.
Dopo la diminuzione di luglio e agosto crescono gli occupati di 82 mila unità a ottobre, proseguendo la tendenza evidenziatasi in settembre. Nonostante la crisi energetica e l'aumento dei prezzi. E' una buona notizia. Cresce anche l'occupazione femminile di 0,3 punti percentuali. Diminuisce però, l'occupazione dei giovani da 25 a 34 anni. Luci e ombre in un quadro ancora di grande ritardo sul fronte del lavoro.
60,5% è il valore più alto di tasso di occupazione raggiunto dal nostro Paese dal 1977, anno di inizio della serie storica. Ma attenzione. Anche nel secondo trimestre del 2022 avevamo raggiunto il record di tasso di occupazione. Ma non solo quello: eravamo anche ultimi in Europa per tasso di occupazione, 9,7 punti al di sotto della media, più di 17 punti in meno della Germania, altrettanti sotto Malta che fino a pochi anni fa ci stava alle spalle, 11 punti in meno della Polonia, e del Portogallo, 8 sotto la Francia. Ultimi, sì, dietro anche la Grecia.
Ciò vuol dire che teniamo, sì, stiamo consolidando il 60%, o poco più, di tasso di occupazione raggiunto, ma stiamo terribilmente indietro. Nel nostro Paese manca il lavoro. Molto più che altrove. I dati di oggi ci dicono che la strada da percorrere per risalire la china e per recuperare questa grande distanza che ci divide dall'Europa, è lunga.
Ancora di più per le donne. Solo poco più della metà lavora, il 51,4% a ottobre. La distanza dall'Europa per loro è ancora più elevata: 13,8 punti nel secondo trimestre del 2022. Molti di più, 22,5 dalla Germania, 23,5 dalla Svezia, 14 dalla Francia. Un altro mondo, il nostro. Quando prenderemo coscienza veramente che questa è la realtà?
E non dimentichiamoci i giovani da 25 a 34 anni. Il loro tasso di occupazione è sceso a ottobre al 66,6%. La loro situazione è instabile, avendo conosciuto qualche progresso nei mesi precedenti. Ma soprattutto è ancora 4 punti sotto il tasso di occupazione di ottobre 2007. Sono passati 15 anni da allora! E non siamo ancora riusciti, non dico a migliorare, ma a recuperare i livelli precedenti la grande crisi del 2009 ! Quanti anni ancora ci vorranno?
Il Paese ha bisogno di investire seriamente sulle proprie risorse umane. Ha bisogno di valorizzare le sue risorse femminili e giovanili, puntando alla riduzione delle disuguaglianze nel mondo del lavoro, tra chi è precario e chi non lo è, tra chi lavora poche ore e chi troppe, tra chi ha paghe orarie da fame e chi le ha elevate, tra chi vive al Nord e chi vive al Sud, tra chi è istruito e chi lo è di meno, tra chi è giovane e chi non lo è più. Il Paese ha bisogno di ampliare decisamente la propria base occupazionale.
I dati di ottobre segnalano un incremento del lavoro a tempo indeterminato. Dopo la crisi avvenuta in seguito alla pandemia, e il conseguente crollo dei lavori a tempo determinato, si era aperta una fase di crescita soprattutto dei lavori precari. Negli ultimi mesi il lavoro a tempo indeterminato ha ripreso ad aumentare, ciò si è visto in particolare nel settore degli alberghi e ristorazione,Ciò può essere stato favorito dalla transizione da tempo determinato a indeterminato e dalla fine della cassa integrazione superiore alla durata di tre mesi con il ritorno all'occupazione. Sono segnali importanti ma che hanno bisogno di essere rafforzati, pena un rallentamento della crescita. E che soprattutto vanno estesi ad altri settori. E per questo non basterà solo il Pnrr.
L'intervento dell'autrice è a carattere personale