Un gol messo a segno dal Marocco contro la Spagna genera all'improvviso unità tra il mondo arabo e quello africano. Di rado una vittoria sportiva ha suscitato così tanto orgoglio, una tale gioia collettiva, un entusiamo davvero incontenibile.
Il Marocco non è andato a dormire. Le vie di tutte le città, nessuna esclusa, non si sono svuotate. È un momento di festa, una festa vissuta da ognuno e da ognuna. Persino il re Mohammed VI è uscito su un'auto qualunque, che si è confusa in mezzo alle altre; ha indossato una maglietta rossa e verde e ha sventolato la bandiera marocchina.
La folla gli ha riservato un'accoglienza trionfale, quando si è accorta della sua presenza, perché se analizziamo bene i fatti, questa vittoria la dobbiamo proprio a lui, alla sua politica e alla sua determinazione.
Ha profuso grande impegno nello sport come simbolo di una società in piena fase di sviluppo. Ha stanziato ogni riso…
Un gol messo a segno dal Marocco contro la Spagna genera all'improvviso unità tra il mondo arabo e quello africano. Di rado una vittoria sportiva ha suscitato così tanto orgoglio, una tale gioia collettiva, un entusiamo davvero incontenibile.
Il Marocco non è andato a dormire. Le vie di tutte le città, nessuna esclusa, non si sono svuotate. È un momento di festa, una festa vissuta da ognuno e da ognuna. Persino il re Mohammed VI è uscito su un'auto qualunque, che si è confusa in mezzo alle altre; ha indossato una maglietta rossa e verde e ha sventolato la bandiera marocchina.
La folla gli ha riservato un'accoglienza trionfale, quando si è accorta della sua presenza, perché se analizziamo bene i fatti, questa vittoria la dobbiamo proprio a lui, alla sua politica e alla sua determinazione.
Ha profuso grande impegno nello sport come simbolo di una società in piena fase di sviluppo. Ha stanziato ogni risorsa necessaria a costruire una nazionale degna di giocare sullo stesso piano delle grandi squadre mondiali. Ha gestito l'ambito sportivo con un approccio efficace, scientifico. Ha chiamato Walid Regragui, l'allenatore adatto al contesto. A partire da quel momento, il lavoro è iniziato. La gente l'ha nominato "ministro della felicità".
Per la prima volta una squadra araba si qualifica ai quarti di finale, giocando, oltretutto, contro una delle squadre più importanti del mondo. La nazionale spagnola è famosa per il suo stile di gioco, per le sue doti e la sua forza.
La smania di vincere, la profonda volontà di superare la sfida, il clamore dei tifosi allo stadio, la scommessa di dimostrare di essere pronti alla piena cittadinanza, a uscire dai ranghi minori: sono tutti obiettivi che la squadra dei Leoni dell'Atlas ha raggiunto in modo magistrale.
Ho ricevuto video di manifestazioni di gioia da Amman, da Beirut, dal Cairo. A Parigi la festa è stata condivisa con la comunità algerina, felice di questa vittoria, mentre i governanti dell'Algeria non hanno espresso alcuna simpatia nei riguardi della squadra.
Alle volte, una bella partita di calcio riesce dove la diplomazia fallisce. Dobbiamo riprovarci sabato, proseguire questa avventura anche contro il Portogallo e, perché no, fino alla finale.
Il morale dei marocchini è alle stelle. In questi giorni dimenticano le difficoltà quotidiane, l'aumento del costo della vita (la benzina a 1,60 euro il litro, esattamente come in Europa, ma il potere d'acquisto, in Marocco, è ben inferiore a quello europeo), la minaccia della siccità, l'attrito con la Francia e persino l'eterno conflitto con il vicino di casa, l'Algeria, che contesta che le province del sud del Marocco siano marocchine. Il successo sportivo, insomma, fa miracoli.
La partita non si è certo conclusa. Anzi, la squadra dovrebbe evitare in tutti i modi di lasciarsi inebriare dal profumo della vittoria, che può stordire. Tutto sta in ciò che avverrà dopo, nelle prossime partite: sabato 10 dicembre vedremo come avrà deciso di giocarsele. La squadra portoghese è pericolosa e ben allenata. Nulla però è impossibile.
Il Marocco, per adesso, è felice. Trattiene il fiato fino a sabato pomeriggio. Abbiamo tutti paura di fallire, dopo una vittoria così bella. E ci sentiamo tutti pienamente partecipi di questa faccenda. La squadra lo sa, ed è ovvio che senta un ulteriore peso sulle proprie spalle.
(Traduzione di Monica Rita Bedana)