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Il carattere del potere

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Non è una questione di genere. Essere donna o essere uomo non c'entra: per non essere logorato devi essere galvanizzato dallo scontro e dalle trame, giocare a scacchi coi segreti, nuotare lieto in acque torbide senza desiderare mai di uscirne
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Lei è troppo sentimentale, mi rispose una volta un giovane esponente del Pci che sarebbe diventato nei decenni assai potente. Gli avevo chiesto se lo offendessero le critiche. "In alcun modo. Quelle personali le ignoro. Quelle politiche mi galvanizzano". Essere "sentimentale" significava e ancora significa, per lui, dare spazio a reazioni che non siano assolutamente razionali, strategiche, orientate all'opportunità e finalizzate all'obiettivo. Reagire, insomma, emotivamente: in politica la più deprecabile delle debolezze.

Era la fine degli anni Ottanta. Cossiga era presidente della Repubblica, Craxi aveva lasciato da poco la presidenza del Consiglio. Alla guida del governo sarebbe tornato, non molto dopo, ancora Andreotti. A Cossiga la gestione del potere aveva disegnato la pelle come una mappa geografica delle menzogne e dei lutti, il settennato fu abitato da ossessioni che molti chiamarono follia. Craxi morì ad Hammamet. Ad An…

Lei è troppo sentimentale, mi rispose una volta un giovane esponente del Pci che sarebbe diventato nei decenni assai potente. Gli avevo chiesto se lo offendessero le critiche. "In alcun modo. Quelle personali le ignoro. Quelle politiche mi galvanizzano". Essere "sentimentale" significava e ancora significa, per lui, dare spazio a reazioni che non siano assolutamente razionali, strategiche, orientate all'opportunità e finalizzate all'obiettivo. Reagire, insomma, emotivamente: in politica la più deprecabile delle debolezze.

Era la fine degli anni Ottanta. Cossiga era presidente della Repubblica, Craxi aveva lasciato da poco la presidenza del Consiglio. Alla guida del governo sarebbe tornato, non molto dopo, ancora Andreotti. A Cossiga la gestione del potere aveva disegnato la pelle come una mappa geografica delle menzogne e dei lutti, il settennato fu abitato da ossessioni che molti chiamarono follia. Craxi morì ad Hammamet. Ad Andreotti, rimasto sfinge fino all'ultimo respiro, ripensavo in questi giorni a proposito delle parole di Giorgia Meloni sul potere che, ha detto, "risucchia del tutto, assorbe completamente". Rischia di, per lo meno. Non è vero - difatti - che il potere logori chi non ce l'ha, come sentenziava Andreotti con sarcastico disprezzo per i deboli, certamente tutti sentimentali. Logora chi ce l'ha. Per non essere logorato devi essere demone. Non devi "avere carattere", devi avere quel carattere. Essere galvanizzato dallo scontro e dalle trame, giocare a scacchi coi segreti, nuotare lieto in acque torbide senza desiderare mai di uscirne, come il resto dell'umanità vorrebbe. Il resto dell'umanità non governa, si lascia governare - difatti.

Nei giorni in cui è uscita l'intervista "personale" che Giorgia Meloni ha concesso a Maria Elena Viola, direttrice di Donna Moderna, avevo appena finito il nuovo libro di Niccolò Ammaniti, La vita intima. La protagonista del romanzo è la moglie del presidente del Consiglio e di conseguenza, sullo sfondo della strepitosa autobiografia di una nazione che passa dal ritratto di questa donna che a tutti un poco somiglia, comprimario è lui: il marito. La vita di Palazzo, i consiglieri le Bestie i ricatti le trame, le ambizioni e le paure. Il Potere.

Anche la bellissima Maria Cristina Palma, moglie del premier nel racconto, concede un'intervista di natura "personale", nelle ultime pagine del libro, a una giornalista dal cognome tedesco. Quel che Giorgia Meloni, premier reale, dice nell'intervista reale è che stare a capo di un governo è come "essere in un grande frullatore" che non si ferma mai, senza pause. C'è il rischio di essere "completamente assorbiti, risucchiati del tutto". Il risucchio. Devi "comprimere l'agenda", devi "ritagliare spazi" se vuoi conservare il contatto con la tua vita di prima.

Quello che nel romanzo la moglie dice del marito, nell'intervista immaginata da Ammanniti, è questo: "Non conoscendo gli intrighi di palazzo era convinto di poter realizzare in libertà, grazie alla sua indipendenza, un progetto politico per migliorare la vita degli italiani. Ma non è facile aiutare l'Italia. L'ho visto combattere come un leone ma poi, giorno dopo giorno, perdere slancio. L'entusiasmo si è trasformato in frustrazione, si sentiva impotente e raggirato, ha smesso di dormire, di parlare di altro che non fossero i lacci e gli ostacoli che lo immobilizzavano, ha cominciato a temere i suoi compagni di partito, gli stessi che lo avevano chiamato. La verità è che il palazzo se lo è mangiato". Potete immaginare, nella descrizione, chi volete: un capo di governo più o meno recente, un ex ora leader dell'opposizione, quasi chiunque. Il potere ti mangia, se non lo mangi tu. Se non ami quel tipo di pietanza sei fottuto, è solo questione di tempo.

La parola definitiva su cosa sia il potere l'ha scritta più di cinquant'anni fa Elio Petri: in Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, capolavoro assoluto da cui ogni altra descrizione in materia discende, l'unica donna è la vittima. È certo una notazione marginale ma oggi, appunto più di cinquant'anni dopo, in quello che non è un film né un romanzo c'è una donna a capo del governo. Quando Meloni dice di dover "comprimere l'agenda di governo" spiega che lo fa ogni giorno perché desidera tornare a casa a leggere a sua figlia la storia della buonanotte. Aggiunge che non è importante solo per la bambina: "È importante per me".

Sarebbe bello parlare qui del fatto che non sono (solo) i figli ad aver bisogno di noi: siamo noi ad aver bisogno di credere che loro abbiano bisogno di noi, possibilmente il più a lungo possibile, per dare senso alle nostre vite: ma non è il momento, un'altra volta. Nelle ultime pagine del libro l'immaginaria moglie del premier è in Grecia, su un'isola, in compagnia delle persone che ama. "Per essere la moglie del premier ho perso me stessa" aveva detto nell'intervista alla tedesca. Nel mondo reale la prima ministra della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, dopo aver rassegnato le sue dimissioni si è rivolta alla figlia, "non vedo l'ora di essere accanto a te quando comincerai la scuola quest'anno", poi al padre della bambina: "E ora sposiamoci".

Non credo che sia una questione di genere. Essere donna o essere uomo non c'entra. Ci sono donne che appassiscono nella quiete e si galvanizzano nello scontro, come quell'antico deputato comunista. Ci sono uomini che si ammalano, sul ring, e rinunciano. È una questione di carattere. Bisogna avere quel tipo di carattere. È come nello sport: non bastano l'intenzione, la passione, la disciplina. Devi avere il fisico giusto. In questo caso: lo stomaco. Anche la tempra morale e il senso etico contribuiscono: devono essere molto elastici, diciamo così. Adattabili, resistenti e in favore di vento. Non tutti sono adatti. Poi magari arriva qualcuno che cambia le regole del Sistema, ridisegna la scacchiera, chi può dirlo, e allora "Indagine" non sarà più l'abbecedario immortale che è: diventerà, finalmente, solo un bellissimo vecchio film d'autore.