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Rosa Chemical, a Sanremo (e non solo) conta la libertà di essere sé stessi

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Lo scontro ideologico - destra contro sinistra - è grossolano e inutile. Chi vuole consentire e chi negare, accelerare o proibire. Chi vuole "proteggere i bambini" e chi fa i conti con loro ogni giorno. Non sarebbe più utile, invece, ascoltarli e provare a capire cosa ci stanno dicendo?
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Vent'anni fa, quando Rosa Chemical aveva cinque anni e andava presumo all'asilo, Jeffrey Eugenides vinceva il premio Pulitzer con Middlesex la cui protagonista, Calliope, diventa finalmente Cal in seguito a una tardiva diagnosi di ermafroditismo. Trattandosi di letteratura non mi addentrerei nel caso clinico, come ciascuno unico e non assimilabile all'infinita varietà di possibili ragioni che, nella realtà, inducono a trasmigrare da un genere a un altro. È solo per dire che Middlesex ebbe un successo mondiale straordinario, fu epifania e romanzo di formazione per più di una generazione.

A metà degli Anni Settanta, quando Maddalena Morgante, deputata veronese di Fratelli d'Italia, ne aveva dodici e non militava ancora, immagino, in Azione Giovani, Emanuele Crialese, oggi acclamato regista, confidava alle compagne di classe e con una certa maggior difficoltà alla sua famiglia di non sentirsi affatto una femmina, di non esserlo: …

Vent'anni fa, quando Rosa Chemical aveva cinque anni e andava presumo all'asilo, Jeffrey Eugenides vinceva il premio Pulitzer con Middlesex la cui protagonista, Calliope, diventa finalmente Cal in seguito a una tardiva diagnosi di ermafroditismo. Trattandosi di letteratura non mi addentrerei nel caso clinico, come ciascuno unico e non assimilabile all'infinita varietà di possibili ragioni che, nella realtà, inducono a trasmigrare da un genere a un altro. È solo per dire che Middlesex ebbe un successo mondiale straordinario, fu epifania e romanzo di formazione per più di una generazione.

A metà degli Anni Settanta, quando Maddalena Morgante, deputata veronese di Fratelli d'Italia, ne aveva dodici e non militava ancora, immagino, in Azione Giovani, Emanuele Crialese, oggi acclamato regista, confidava alle compagne di classe e con una certa maggior difficoltà alla sua famiglia di non sentirsi affatto una femmina, di non esserlo: cinquant'anni dopo ha girato L'Immensità, reduce da Venezia e dal Sundance festival, film amatissimo dagli adolescenti in cui di questo racconta.

Maddalena Morgante ha chiesto l'altro giorno in aula, assai allarmata, che Rosa Chemical, rapper concorrente a Sanremo, si esibisca in fascia notturna per "proteggere i bambini" - ha detto proprio così: proteggerli. I quali "bambini", se con questo termine si intende le persone preadolescenti e appena adolescenti - dubito che le famiglie tengano svegli a vedere Sanremo i figli di sei anni - , la mattina dopo devono andare a scuola.

Dubito anche che i bambini di sei anni abbiano lo spontaneo interesse a vedere Sanremo - sono gli stessi teenager che negli ultimi quattro anni hanno affollato il "Servizio per l'adeguamento tra identità fisica e identità psichica" (Saifip), solo a Roma, in una percentuale del più 315 per cento rispetto al periodo precedente. Accompagnati dai genitori i quali annaspano, nel migliore dei casi.

Non è difficile prevedere che la settimana che ci aspetta, la settimana di Sanremo vetrina d'Italia, si accenda di polemiche su quello che la medesima Morgante, esponente della prima forza di governo, definisce "uno spot a favore del gender".

Sarà una sarabanda di dichiarazioni politiche, prese di posizione, scandalizzate ipocrisie a causa degli abiti, forse dei testi delle canzoni dei concorrenti, delle parole degli ospiti. Achille Lauro ha già dichiarato: il suo dal palco dell'Ariston, la volta scorsa, è stato "un messaggio di libertà universale". Tornerà, tenetevi pronti con gli hashtag.

Colpisce la tardività del sollecitato scandalo, fuori sincrono appunto di cinquanta, trenta, vent'anni: la pretestuosità della polemica e il suo ottuso non tener conto della realtà.

Colpisce anche l'incapacità strutturale dell'opinione pubblica, e la mala fede di chi ne manovra gli umori, di affrontare con serenità una discussione che dovrebbe essere al centro del nostro pensarci nel mondo e nel tempo: è invece sempre e solo una rissa fra indiani e cowboy, ogni parola suscita l'anatema del fronte nemico. Specie se dici gender, se dici queer, se dici fluido. Come sbagli una desinenza, un lemma sei transfobico o militante khomeinista. Ma c'è un mondo, fuori, da capire: servirebbe indulgenza per chi prova a farlo, una moratoria.

Seguo per ragioni familiari le vicende di un istituto superiore della semiperiferia romana. La dirigente scolastica è alle prese con una seconda in cui ci sono quattro quindicenni che non vogliono più essere indicati/e con il loro dead name, identità che rifiutano. In una prima sono in due, in due terze sono tre.

Alla dirigente sembrano tanti, si domanda se sia solo che prima non avrebbero potuto dirlo e adesso sì o se agisca anche altro. Se l'1 per cento della popolazione mondiale che non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita (dati Ipsos 2021) si sia concentrata per caso in quattro adolescenti della seconda B, se possa esserci invece un effetto di condizionamento sociale e ambientale. Se sia il mondo fuori, che non ti dà un posto, o il mondo dentro.

Ho parlato con una madre, solidale col figlio nel chiamarlo col suo nome maschile: "Mi manca, però, la mia bambina. Dov'è finita la mia bambina, quella che fino all'estate scorsa era mia figlia? È così difficile dimenticarla".

Anche i genitori hanno un lavoro da fare, non è un piccolo compito. Ho parlato con un padre: ha detto mi serve, questa sfida. Mi aiuta a cambiare. Ma non dormo la notte, litigo con mia moglie: dovrei andare da uno specialista ma costa, non me lo posso permettere.

Avrete seguito, forse, il dibattito che si è aperto su queste pagine dopo che il presidente della Società psicoanalitica italiana Sarantis Thanopulos ha scritto a Giorgia Meloni: un allarme sull'uso dei farmaci per arrestare lo sviluppo puberale. Avrete forse letto le reazioni: allarme infondato, hanno scritto centinaia di psicoanalisti della stessa Spi e di tante altre associazioni.

I farmaci per rallentare lo sviluppo sono prescritti al termine di un lavoro collegiale di specialisti e solo nei rari casi in cui ci sia il rischio, per esempio, che l'adolescente possa togliersi la vita. Avrete presente i dati sull'aumento esponenziale di tendenza suicidaria dei giovanissimi: non è come sempre, proprio no.

Molti, nei decenni passati, hanno dovuto sottoporsi a interventi chirurgici per avere i documenti che attestassero la loro nuova identità: la legge prevedeva questo. Se vuoi cambiare nome devi cambiare sesso col bisturi. Siamo sicuri che non sia stata violenza, che non sia stata la legge a determinare le loro decisioni?

Quell'uno per cento che non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita diventa il quattro per cento fra i nati dopo il 1997. Siamo sicuri che siano tutti determinati a fare terapie ormonali, chirurgiche?

Soprattutto: siamo sicuri che l'incertezza sulla propria natura sia un dato genetico e non anche, talvolta, sociale? Indotto dall'ostilità e dalla sordità di chi governa le cose, l'idea di mondo che offriamo a chi viene al mondo?

"Sto con una persona", dicono i ragazzi diffidandoci con questo dal chiedere loro se sia uomo, donna. In molte lingue esiste il neutro, nella nostra no. Le parole danno un posto. È un nostro problema, non dare spazio, o è un loro problema, non trovare spazio in quel che c'è?

Non sarebbe male domandarselo. Ricordare le sopraffazioni e le violenze patite della storia da chi era "diverso" - rammentare chi va a morte per questo nel presente - chiederci chi è a stabilire la norma. Queer significa, letteralmente, strano. Ma non siamo tutti strani, per quanto in segreto?

Lo scontro ideologico - destra contro sinistra - è grossolano e inutile. Chi vuole consentire e chi negare, accelerare o proibire. Chi vuole "proteggere i bambini" e chi fa i conti con loro ogni giorno: non sarebbe più utile, invece, ascoltarli e provare a capire cosa ci stanno dicendo? Ma tanto, dai, stacca: ora c'è Sanremo.