Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull'autonomia differenziata, che attribuisce alle Regioni poteri specifici in ambiti importanti. Istruzione, sanità, ambiente, energia. È il tema del federalismo che ritorna. Non per caso il progetto è stato presentato dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Parlamentare della Lega. Bergamasco. Due ambienti dove l'argomento è particolarmente sentito.
Non è un caso che sia stato proposto poco prima del voto che si svolgerà in due Regioni emblematiche, rispetto alla questione. Lombardia e Lazio. Anche se i tempi sono cambiati. E i partiti insieme a loro.
Ricordo quando, circa 30 anni fa (nel 1994), usciva un libro intitolato Milano a Roma, curato da me e da Renato Mannheimer per Donzelli (l'editore). Il testo, fin dal titolo, sottolineava il significato del percorso rivendicato dalla Lega Nord. Conquistare il "governo romano&qu…
Nei giorni scorsi il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull'autonomia differenziata, che attribuisce alle Regioni poteri specifici in ambiti importanti. Istruzione, sanità, ambiente, energia. È il tema del federalismo che ritorna. Non per caso il progetto è stato presentato dal ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli. Parlamentare della Lega. Bergamasco. Due ambienti dove l'argomento è particolarmente sentito.
Non è un caso che sia stato proposto poco prima del voto che si svolgerà in due Regioni emblematiche, rispetto alla questione. Lombardia e Lazio. Anche se i tempi sono cambiati. E i partiti insieme a loro.
Ricordo quando, circa 30 anni fa (nel 1994), usciva un libro intitolato Milano a Roma, curato da me e da Renato Mannheimer per Donzelli (l'editore). Il testo, fin dal titolo, sottolineava il significato del percorso rivendicato dalla Lega Nord. Conquistare il "governo romano" per ottenere "l'autogoverno". Un progetto avviato oltre 10 anni prima dalla Liga Veneta, "la madre di tutte le Leghe". Dove si è formato, non per caso, il presidente del Veneto, Luca Zaia, che ha dichiarato subito il proprio sostegno alla riforma. Come Attilio Fontana, presidente della Lombardia.
D'altra parte, nel 2017 in Lombardia e in Veneto si era svolto un referendum consultivo proprio con questo obiettivo. Promuovere - misurare - il sostegno dei cittadini alla prospettiva "autonomista" - in chiave "indipendentista". La consultazione ottenne un sostegno larghissimo in entrambe le Regioni, ma solo in Veneto registrò una partecipazione maggioritaria: 57%. Mentre in Lombardia l'affluenza si fermò poco sotto al 40%.
Ora questa idea riemerge. Diventa un progetto di legge, approvato dal governo. E l'orizzonte autonomista si ri-apre. Tuttavia, c'è motivo per dubitare che il progetto divenga davvero legge. E la legge sia davvero attuata.
La riforma, com'è noto, mira ad attribuire alle Regioni competenze e poteri su materie importanti. Fra le quali: scuola, ricerca, salute, commercio estero, rapporti internazionali. Tuttavia, nonostante vengano fissati i "livelli essenziali delle prestazioni", i cosiddetti Lep, è evidente che il grado di autonomia rifletterà anche il Gds, cioè il "grado di risorse" che le Regioni sono in grado di ricavare nel proprio territorio. In base al tessuto economico e al reddito della popolazione.
Per questo motivo, come ha osservato Linda Laura Sabbadini su Repubblica, prima di attuare l'autonomia differenziata, "occorre mettere in atto un'azione perequativa". In caso contrario, la disparità fra Regioni del Nord e del Mezzogiorno rischia di acuirsi ulteriormente.
Non per caso, le distinzioni rispetto al progetto appaiono evidenti. In ambito territoriale. E politico. Come ha chiarito, esplicitamente, Vincenzo De Luca, presidente della Campania, dichiarando che "l'autonomia differenziata spacca l'Italia". E "condanna il Sud al degrado".
Parole dure, che spiegano come l'approvazione e, ancor più, l'attuazione del progetto saranno lunghe. E complicate. Non solo perché l'iter parlamentare durerà almeno fino al termine dell'anno.
Ma, soprattutto, perché le Regioni del Mezzogiorno sono un bacino elettorale e di consenso determinante. Per le forze di governo, come il centro-destra guidato dal FdI di Giorgia Meloni che, alle recenti elezioni politiche, ha fatto il pieno nel Sud. E per gli altri partiti. Soprattutto per il M5S. Primo partito in 25 Province. Tutte nel Mezzogiorno. Dove si è affermato come PdRc. Partito del Reddito di cittadinanza.
Così, non c'è da sorprendersi se il percorso dell'autonomia regionale differenziata sarà lungo. Tortuoso. E la sua destinazione ancora im-precisata.