Si conta dal 30 gennaio. Centoventicinque giorni del Pd all’opposizione, dodici percepiti, a un governo che sembra lì da due anni. Il senso del tempo è sempre diseguale. Dipende se lasci o sei lasciato, se sei al tuo tavolo a casa o in un gommone in mezzo al mare: gli anni passano, in un caso, nell’altro sono i minuti che faticano. Ma tranquilli, siamo al giro di boa. Il ceto medio riflessivo tanto mortificato, accusato di sanremese egemonia culturale mentre manca tutte le contese, si assenta alle elezioni e con stucchevole regolarità le perde – mai un momento di suspense, santa pace, mai un vero brivido come persino in una serie tv di quart’ordine gli sceneggiatori sanno ormai collocare. Ecco, il ceto medio riflessivo è oggi di fronte all’ennesimo appello a un “gesto di responsabilità”. Di fatica sotto la pioggia. Su, coraggio. Mettete un soprabito sopra la tuta, due euro in tasca e andate ai gazebo a votare…
Si conta dal 30 gennaio. Centoventicinque giorni del Pd all’opposizione, dodici percepiti, a un governo che sembra lì da due anni. Il senso del tempo è sempre diseguale. Dipende se lasci o sei lasciato, se sei al tuo tavolo a casa o in un gommone in mezzo al mare: gli anni passano, in un caso, nell’altro sono i minuti che faticano. Ma tranquilli, siamo al giro di boa. Il ceto medio riflessivo tanto mortificato, accusato di sanremese egemonia culturale mentre manca tutte le contese, si assenta alle elezioni e con stucchevole regolarità le perde – mai un momento di suspense, santa pace, mai un vero brivido come persino in una serie tv di quart’ordine gli sceneggiatori sanno ormai collocare. Ecco, il ceto medio riflessivo è oggi di fronte all’ennesimo appello a un “gesto di responsabilità”. Di fatica sotto la pioggia. Su, coraggio. Mettete un soprabito sopra la tuta, due euro in tasca e andate ai gazebo a votare. Bonaccini o Schlein, in che mondo alternativo vorreste vivere? Lo so, è molto dura crederci ancora. Dopo il ventennio berlusconiano, ricordate?, ci furono nei primi anni Dieci del millennio governi di sinistra – sarebbe meglio dire moderati di sinistra, democristiani di sinistra. E Letta, e stai sereno, e Renzi, e rottamiamo la casta, e Gentiloni. E poi la “risorsa della sinistra”, Giuseppe Conte avvocato devoto di Padre Pio buono per ogni alleanza e avete visto come è andata: il sorpasso dei Cinquestelle sul Pd, Conte improvvisamente Che Guevara in dolcevita che si intesta l’opposizione e lancia con successo l’Opa ostile sul Partito Democratico: le fasce deboli, il reddito di cittadinanza, il pacifismo.
Che storia, a raccontarla ai posteri. Intanto la donna nuova al governo: che nuova non è, con evidenza, la matrice di tutti i suoi La Russa risulta piuttosto chiara ma tranquilli, di nuovo. Ha detto il ministro Valditara, responsabile niente meno che dell’Istruzione – cosa ci sia di più rilevante non si sa, ma se è coi soldi che si conta quel che conta allora il sapere vale poco, certo – ha detto, Valditara, che non c’è in Italia un pericolo di ritorno del fascismo. Che magnifica notizia. Forse intendeva dire che non c’è pericolo che torni perché non se ne è mai andato e difatti come vedete è al governo, ma il popolo elettore è sovrano: l’elettore ha sempre ragione e dunque con chi ce l’avete, voi professoresse democratiche voi casta degli intellettuali, voi sapientoni voi élite? Ce l’avrete mica col popolo che ha sempre ragione? Poi pazienza se al popolo sovrano bisognerebbe dare gli strumenti del sapere – che è potere, appunto – per distinguere e decidere, pazienza se ridurre quell’elettorato a pubblico plaudente, a suddito da divagare con un meme su Tiktok sia stato un disegno politico di lungo momento. Un progetto. Lo diceva Licio Gelli (chi? Chi era ‘sto Gelli? Che noia la storia), lo hanno portato avanti in tanti quel piano – un golpe culturale e politico - ma che ne sappiamo noi, è roba vecchia, prima o poi muoiono tutti e restano i cardinali a dettare l’agenda, resta il Vaticano a dire cosa si deve e non si deve fare, come sempre.
E poi pensate a Berlusconi, a proposito di liste della P2 (Cosa? Di che parli?) che è ancora lì a dire Putin, e Zelensky. A creare problemi alla sua socia che giusto perché ha preso più voti tocca tenerla al governo ma che fatica, per un esteta “amante delle donne” come lui, anche tecnicamente diciamo, sopportare in estrema vecchiaia l’egemonia di una non disponibile a dirsi devota, figlia, beneficiaria. Che smacco, vederla riconosciuta persino all’estero non così male, meglio del previsto. Berlusconi non muore, politicamente s’intende, mentre a sinistra nulla nasce. Per ora, per ora. Sono le terze generazioni quelle che nella storia segnano il cambiamento: i figli non riescono a rinnegare i padri, solo i nipoti possono. E allora ci siamo, alla terza generazione? Mah. Forse non ancora, ma come si può disertare la speranza? Come altrimenti si potrebbe continuare?
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Bonaccini esprime la solidità degli amministratori locali che hanno fatto qualcosa (bene? Insomma?) nel loro piccolo o medio posto e ambiscono a dire, come disse quello: se ho fatto grande la mia impresa farò grande il Paese. Moltissima gente ci ha creduto. Poi è stato chiaro che ciascuno fa solo il suo interesse, rottamatori compresi, ma non ci disuniamo. Potrebbe essere. Schlein – non di apparato, non iscritta fino all’altro giorno, non eterosessuale – è l’interessante alternativa che potrebbe riportare a votare chi altrimenti non sarebbe andato: di nuovo una giovane, sebbene l’anagrafe sia chimera ingannevole – se ci fosse Vittorio Foa da votare vincerebbe la contesa ma non c’è. E’ forse un filo tardi. Il Pd, partito progressista negli ideali ma conservatore nella prassi di vita, come molti dei suoi elettori, avrebbe dovuto crederci prima. Non tanto e solo in lei ma in tutti i giovani e le giovani che si affacciavano pieni di entusiasmo e di consensi, messi alla porta invece, non ricandidati in nome delle appartenenze: il nemico interno, questo è stato il demone. Rendiamo oggi l’onore delle armi a Enrico Letta, uomo onesto, che ha messo se stesso a disposizione di una missione impossibile. Governare il Pd non si poteva, abitato com’è dai personali risentimenti reciproci. Serve un salto di generazione, servono i figli dei figli. Per fortuna che ci sono i nostri figli, difatti. Capaci di scendere in piazza in difesa della preside Savino, di dire “fascisti” senza paura di essere scorretti. Per fortuna che quando una spedizione punitiva arriva a menarti di giorno davanti a scuola ci sono i sedicenni che dicono ma che fate, come vi permettete. Non c’è un pericolo fascista, dice Valditara. C’è un pericolo anarchico, avverte invece Meloni quando parla di Cospito. Pericolosi sono i rave, sono gli attivisti del clima che gettano vernice sui quadri. Quelli che si baciano tra maschi: interrogazione parlamentare. Bah. La realtà è sempre più avanti della politica e pazienza per le dirette Facebook dei diari di Giorgia: efficaci, sì. I consensi crescono. Ma la realtà dipende da quello che ciascuno di noi ne vuole fare, come dice la preside Savino. E legittimo il dubbio che essere democratici dipenda anche dalla fatica che si è fatta per diventarlo: sentirsi liberi non è un’emozione, è un lavoro. Se un’alternativa esiste dipende da noi. L’indifferenza premia gli altri. Pensare non mi riguarda è un punto per chi sta in partita. Certo, è dura. Ma chi rinuncia ha già perso, non vale poi lamentarsene. Buona domenica, comunque decidiate di fare.