Tragico naufragio a Crotone e noi persi nell'apatia all'ennesima puntata dell'inaccettabile
di Paolo Di Paolo , di Paolo Di PaoloNella memoria del mondo resteranno come incubi dal vero – corpi senza vita, corpi anche di bambini, distesi su una spiaggia nella coda burrascosa di questo febbraio amaro. Le urla delle madri come in un coro di tragedia, che non è dominio della letteratura ma del reale, di una oscena iperrealtà che fatichiamo a mettere a fuoco. Perché intanto passiamo alla notizia seguente, al prossimo tweet, in una sequenza in cui tutte le edizioni sono straordinarie e perciò nessuna lo è più. Ma se sostassimo qualche secondo, qualche minuto in più sapremmo di non poterci assolvere, sapremmo guardarci con gli occhi di una umanità posteriore – che a un certo punto si volterà indietro per chiedere: dove eravate?
Dove eravamo, dove siamo, all’ennesima puntata dell’Inaccettabile, persi nell’apatia o impigliati in una dialettica stagnante tra politiche locali e istituzioni sovranazionali che non regge pi&ug…
Nella memoria del mondo resteranno come incubi dal vero – corpi senza vita, corpi anche di bambini, distesi su una spiaggia nella coda burrascosa di questo febbraio amaro. Le urla delle madri come in un coro di tragedia, che non è dominio della letteratura ma del reale, di una oscena iperrealtà che fatichiamo a mettere a fuoco. Perché intanto passiamo alla notizia seguente, al prossimo tweet, in una sequenza in cui tutte le edizioni sono straordinarie e perciò nessuna lo è più. Ma se sostassimo qualche secondo, qualche minuto in più sapremmo di non poterci assolvere, sapremmo guardarci con gli occhi di una umanità posteriore – che a un certo punto si volterà indietro per chiedere: dove eravate?
Dove eravamo, dove siamo, all’ennesima puntata dell’Inaccettabile, persi nell’apatia o impigliati in una dialettica stagnante tra politiche locali e istituzioni sovranazionali che non regge più. Che è solo un gigantesco e penoso alibi. L’umanità del futuro si volterà e saprà di non avere avuto antenati innocenti. Dove eravate? chiederà – come si chiedeva a chi era stato contemporaneo delle camere a gas. Spingo l’immaginazione dove uno studente, una studentessa che ancora deve nascere studierà i primi vent’anni del ventunesimo secolo, e gli toccherà di imbattersi in una cifra – decine di migliaia di morti in mare – su cui sgranerà gli occhi. Come è stato possibile? Che una civiltà “evoluta”, benestante nel complesso per quanto in crisi e invecchiata, si facesse spettatrice inerte di un male di nuovo assoluto? Lasciando che il Mediterraneo intorno a cui ha messo radici diventasse questo mare livido e cimiteriale. Il presente non riesce più a scuoterci? È così? Una lacrima, mezza lacrima, nemmeno quella, mentre il discorso si avviterà di nuovo nel rimpallo di responsabilità fra una astratta e distratta Europa e leader nazionali gelidi sulla questione.
Ma c’è una responsabilità morale – come ebbe una volta per tutte, e per tutti, il coraggio di dire Angela Merkel – che ricadrà su tutti noi, già così pigri nel ricordo di catastrofi umanitarie passate quanto nel rilievo di quelle legate a geografie che poco ci stanno a cuore. I posteri, alla distanza, avranno più chiaro quello che ai nostri occhi è evidentemente tuttora opaco: abbiamo lasciato morire migliaia di nostri simili, morire annegati, discettando sui se, sui ma, impedendo anche a chi presidia il mare per salvarli di compiere il gesto pietoso di cui i governi non hanno inteso e non intendono caricarsi. Alla distanza si vedrà solo questo. E allora qualcuno griderà: mai più! Come lo si gridava dopo le notti più angoscianti del ventesimo secolo. Qualcuno si volterà e chiederà: voi dove eravate? E non so chi avrà il coraggio di rispondere.