Il governo si appresta ad approvare un nuovo disegno di legge delega di riforma del sistema fiscale. In questi giorni circolano diversi documenti che ne anticipano i contenuti. Da questa prima lettura, che va presa con la massima cautela visto che non vi è nulla di ufficiale, emergono due aspetti di carattere generale meritori di attenzione.
In primo luogo, una riforma fiscale dovrebbe essere finalizzata a realizzare un preciso disegno del sistema fiscale come strumento di politica economica.
Nel disegno di legge approvato dal governo Draghi, e in seguito prima stravolto dalla mediazione interna alla maggioranza e poi comunque dalla stessa non approvato in Parlamento, l'idea di fondo e…
Il governo si appresta ad approvare un nuovo disegno di legge delega di riforma del sistema fiscale. In questi giorni circolano diversi documenti che ne anticipano i contenuti. Da questa prima lettura, che va presa con la massima cautela visto che non vi è nulla di ufficiale, emergono due aspetti di carattere generale meritori di attenzione.
In primo luogo, una riforma fiscale dovrebbe essere finalizzata a realizzare un preciso disegno del sistema fiscale come strumento di politica economica.
Nel disegno di legge approvato dal governo Draghi, e in seguito prima stravolto dalla mediazione interna alla maggioranza e poi comunque dalla stessa non approvato in Parlamento, l'idea di fondo era quella di contribuire a rendere il sistema fiscale più efficiente ed equo nel rispetto dei vincoli di bilancio. Ciò avveniva agendo sia sulle imposte sul reddito personale - attraverso la riconduzione a progressività di tutte le forme di reddito da lavoro e l'omogenea tassazione proporzionale di tutti i redditi da capitale - sia sul fronte delle imposte sui consumi - attraverso la revisione delle aliquote e delle basi imponibili Iva finalizzate a ridurre evasione ed erosione, fenomeni tra loro correlati ed entrambi quantificabili come perdita dell'efficienza dell'imposta. Questo elevato grado di coerenza interna del disegno originario era consentito dal fatto che veniva esplicitamente adottato un modello di riferimento, quello duale, che ha delle precise basi teoriche (risalenti ai lavori di Anthony Atkinson e di Joseph Stiglitz) e delle coerenti implicazioni di politica fiscale, nonché degli esempi di applicazione in altri Paesi, in particolare quelli del Nord Europa.
Nel disegno di legge che, da quel che trapela, verrà portato in approvazione, l'approccio è invece tipicamente giuridico. Non vi è un modello di riferimento esplicito per il sistema fiscale nel suo complesso, ma invece un insieme di norme - alcune di carattere molto generale e programmatico come naturale per un disegno di legge delega ed altre, invero, molto puntuali e di dettaglio - il cui scopo è affrontare questioni specifiche relative alle singole imposte.
Fa eccezione la riforma dell'imposizione sui redditi personali che sembra avere a riferimento il modello della flat tax, con l'adozione dell'aliquota unica e la contestuale revisione delle deduzioni e delle detrazioni. Tale modello ha avuto la sua diffusione principale nei Paesi dell'ex Unione sovietica nel decennio compreso tra la prima metà degli anni Novanta e i primi anni del Duemila. L'analisi di queste esperienze fatta nella letteratura economica, e in particolare da Michael Keen, fornisce due indicazioni piuttosto interessanti. La prima è che queste riforme hanno generato perdite di gettito, perché gli effetti di incentivo all'offerta di lavoro e agli investimenti teoricamente connessi alla riduzione del prelievo fiscale si sono raramente manifestati e comunque sono stati inferiori all'impatto sul gettito delle minori aliquote. La seconda è che, proprio per questa ragione, l'introduzione della flat tax viene normalmente accompagnata dall'ampliamento della base imponibile, e quindi dal riassorbimento dei regimi agevolativi, nonché dal rafforzamento degli strumenti di cui è dotata l'amministrazione finanziaria per ridurre l'evasione. Vi saranno misure di questo tipo nel disegno di legge in approvazione da parte del governo?
Questa domanda appare non retorica alla luce della seconda questione suggerita dalle indiscrezioni finora trapelate. Il disegno di legge sembra prevedere diverse misure di riduzione del prelievo fiscale, ma non è chiaro il meccanismo di copertura finanziaria che verrà adottato.
Nel disegno di legge varato dal governo Draghi si prevedeva che le coperture venissero identificate all'interno del procedimento di attuazione della delega. In pratica, i decreti attuativi comportanti riduzioni del gettito avrebbero dovuto essere preceduti dai decreti attuativi che generavano degli incrementi di gettito di valore almeno uguale. Se, a puro titolo di esempio, l'attuazione della riforma fosse iniziata dal completamento del sistema duale e dal contestuale e graduale riassorbimento dei regimi agevolativi previsti per alcune tipologie di reddito da capitale puro - come la cedolare secca sui canoni di locazione degli immobili o l'aliquota ridotta di tassazione degli interessi sui titoli di Stato - o di reddito "misto" (cioè sia da capitale sia da lavoro) - come il regime forfettario sui redditi da lavoro autonomo e da impresa al di sotto degli 85mila euro di fatturato - il maggiore gettito avrebbe potuto essere utilizzato per finanziare la riduzione delle aliquote Irpef.
Nelle bozze e nei documenti che circolano in questi giorni la fonte principale di recupero di gettito interna alla delega sembrerebbe essere la revisione delle detrazioni Irpef. Si tratta certamente di un obiettivo condivisibile, spesso formulato in passato da governi dotati, peraltro, di una maggioranza parlamentare più ridotta e meno politicamente coesa di quella che sostiene il governo attuale. Tuttavia, rimane da valutare se esso, tecnicamente e politicamente, potrà essere attuato in misura sufficiente a generare le risorse richieste dai numerosi interventi che, sempre stando alle indiscrezioni, determinerebbero riduzioni di gettito anche cospicue, quali ad esempio l'accorpamento degli scaglioni Irpef, l'aumento della no-tax area per i lavoratori autonomi, la tassazione ridotta degli incrementi di reddito per i lavoratori dipendenti, l'unificazione dei redditi da capitale e dei redditi diversi, l'estensione del regime della cedolare secca o la riduzione dell'aliquota Iva sui beni necessari.