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Famiglie arcobaleno, l'infanzia tradita dallo Stato

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Il vuoto legislativo sulla genitorialità omosessuale nuoce alla certezza del diritto. E discrimina tra figli e figli
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Due sentenze costituzionali (32 e 33 del 2021) imporrebbero una legge sulla genitorialità omosessuale. C'è scritto che la sua assenza offende gravemente l'interesse del minore; che dunque "non sarebbe più tollerabile il protrarsi dell'inerzia legislativa"; che l'esigenza di colmare la lacuna è "ormai indifferibile".

Nel frattempo è sopraggiunto un cambio di legislatura, ma il Parlamento resta con le mani in mano. In questo caso e in ogni altra vicenda dove fanno capolino i temi etici, dal fine vita alla legge sull'omofobia, dalla legalizzazione delle droghe leggere al matrimonio gay. Con quali conseguenze? E c'è un rimedio, almeno uno, per venirne fuori?

I fatti di Milano sono di per sé eloquenti. Sullo sfondo, la sorte dei bambini nati all'estero con la maternità surrogata (Gpa: gestazione per altri). Possono venire riconosciuti da entrambi i genitori, anche se in Italia questa p…

Due sentenze costituzionali (32 e 33 del 2021) imporrebbero una legge sulla genitorialità omosessuale. C'è scritto che la sua assenza offende gravemente l'interesse del minore; che dunque "non sarebbe più tollerabile il protrarsi dell'inerzia legislativa"; che l'esigenza di colmare la lacuna è "ormai indifferibile".

Nel frattempo è sopraggiunto un cambio di legislatura, ma il Parlamento resta con le mani in mano. In questo caso e in ogni altra vicenda dove fanno capolino i temi etici, dal fine vita alla legge sull'omofobia, dalla legalizzazione delle droghe leggere al matrimonio gay. Con quali conseguenze? E c'è un rimedio, almeno uno, per venirne fuori?

I fatti di Milano sono di per sé eloquenti. Sullo sfondo, la sorte dei bambini nati all'estero con la maternità surrogata (Gpa: gestazione per altri). Possono venire riconosciuti da entrambi i genitori, anche se in Italia questa pratica è vietata?

Nel silenzio della legge, parte la giostra dei supplenti - il sindaco, il prefetto, il giudice. Ovvio: se qualcuno lascia libera la poltrona su cui stava seduto, qualcun altro l'occuperà al suo posto. Sicché la decisione sulle regole cambia padrone: dal potere legislativo a quello esecutivo, amministrativo, giudiziario.

Così, il sindaco di Milano (e con lui vari altri suoi colleghi) autorizza la trascrizione all'anagrafe dei loro certificati di nascita: il Comune supplisce al Parlamento. Il ministero dell'Interno, con una circolare, dice niet, armando la mano dei prefetti: la prefettura supplisce all'amministrazione comunale.

Siccome però la regola è un fantasma, il prefetto di Milano chiede un parere all'Avvocatura dello Stato: la supplenza al quadrato. E c'è poi la magistratura, supplente dei supplenti.

Dopo non pochi ondeggiamenti giurisprudenziali, nel dicembre scorso la sentenza 38162 della Cassazione dichiara che la via d'uscita sta nell'adozione da parte dell'altro genitore, purché approvata in tribunale. Morale della favola: alla magistratura l'ultima parola, quando il legislatore tace. E il giudice "custode della virtù", come afferma un vecchio libro di Pizzorno.

Ma in realtà ogni parola è sempre la penultima, giacché si scontra con la parola opposta. Il 14 marzo il Senato vota contro il certificato europeo di filiazione, che permetterebbe di risolvere il problema. Quattro giorni dopo sfilano a Milano in diecimila: chiedono una legge, anche se ciascun partito d'opposizione ha un'idea diversa della legge.

Nel dubbio, il sindaco di Bologna continua con le trascrizioni, sia pure soltanto per i figli di madri residenti nel suo Comune. Altri (Roma, Firenze, Torino) sono tentati d'emularlo. E intanto non è affatto chiaro il trattamento (distinto? Uguale?) che spetta ai figli di due madri, rispetto a quelli con due padri.

Questa condizione non reca soltanto un nocumento alla certezza del diritto. Tradisce inoltre la promessa costituzionale (articolo 31) di proteggere l'infanzia, discriminando tra figli e figli, benché nessun figlio dovrebbe mai scontare le (presunte) colpe dei propri genitori.

E riflette una concezione arcaica ed obsoleta di famiglia, benché la Costituzione (articolo 29) la nomini senza definirla. Saggiamente, dato che quel concetto s'evolve insieme ai costumi.

Un tempo era una famiglia patriarcale, con nonni e nipoti seduti vicino al caminetto. Poi è diventata una famiglia nucleare, oppure formata dal nipote e dallo zio. D'altronde pure il matrimonio, nella Carta del 1947, viene citato ma non disciplinato. Mentre il matrimonio egualitario fra coppie omosessuali è già riconosciuto in 19 Stati europei. Nulla di sorprendente, se perfino il Papa dichiara che il celibato dei preti non è un dogma. Le società umane hanno pelle di serpente, la cambiano a ogni nuova stagione.

Da qui la terza conseguenza del vuoto legislativo. È l'ingiustizia, ed è insieme il senso d'impotenza che sperimentano quotidianamente i cittadini. Potremmo metterci rimedio, senza delegare ad altri la questione, se avessimo in tasca la pistola del referendum propositivo, che permette di scrivere le leggi, non solo d'abrogarle.

Fu una meteora della XVIII legislatura, subito scomparsa dai cieli del diritto. Ecco, dateci questa riforma, anziché l'autonomia differenziata. Servirà a cancellare le differenze ingiuste, le discriminazioni.