✕

La destra e l'Unione il bivio cruciale

Ascolta l'audio

I ritardi sul Pnrr e la scelta di attribuirne la colpa a Draghi non sono stati apprezzati a Bruxelles. I due scenari possibili
2 minuti di lettura

Di tutto aveva bisogno il centrodestra al governo, tranne di un’altra polemica su questioni sensibili. E invece ecco che il tema degli appalti pubblici è stato messo sul tavolo dalla Lega in modo affrettato e alquanto rozzo. Si volevano superare le lungaggini burocratiche, i mille lacci che imbrigliano gli imprenditori? Poteva avere un senso. Ma si è riusciti a produrre la solita confusione, senza avvicinare la soluzione del problema e condannandosi a subire i peggiori sospetti. Certo, si capisce dal suo attivismo che Salvini vuole a tutti i costi risalire la china rispetto a Giorgia Meloni, il cui tetto di consenso intorno al 29-30 per cento finora non è stato realmente scalfito. Il capo leghista è più che mai irrequieto, sa che domenica e lunedì il Friuli rieleggerà presidente Fedriga: vale a dire un uomo della Lega “nordista”, ma non un suo uomo. Non potrà attribuirsene il merito e magari qualcuno, con una pu…

Di tutto aveva bisogno il centrodestra al governo, tranne di un’altra polemica su questioni sensibili. E invece ecco che il tema degli appalti pubblici è stato messo sul tavolo dalla Lega in modo affrettato e alquanto rozzo. Si volevano superare le lungaggini burocratiche, i mille lacci che imbrigliano gli imprenditori? Poteva avere un senso. Ma si è riusciti a produrre la solita confusione, senza avvicinare la soluzione del problema e condannandosi a subire i peggiori sospetti. Certo, si capisce dal suo attivismo che Salvini vuole a tutti i costi risalire la china rispetto a Giorgia Meloni, il cui tetto di consenso intorno al 29-30 per cento finora non è stato realmente scalfito. Il capo leghista è più che mai irrequieto, sa che domenica e lunedì il Friuli rieleggerà presidente Fedriga: vale a dire un uomo della Lega “nordista”, ma non un suo uomo. Non potrà attribuirsene il merito e magari qualcuno, con una punta di malizia, farà notare che i voti al Carroccio derivano dall’attività dei buoni amministratori anziché dalla frenesia un po’ disordinata del capo.


C’è poi un altro aspetto scabroso per il governo. I tentativi abbastanza maldestri di rovesciare sul precedente esecutivo guidato da Mario Draghi i ritardi del Pnrr. È un passo falso di cui la presidente del Consiglio è la prima a rendersi conto, tuttavia la questione è rimasta sul tavolo e affiora a tratti. Il problema è strettamente politico e tocca i rapporti tra il centrodestra e l’Unione. Molto si è fatto in questi mesi per migliorare la relazione, ma la diffidenza rimane come la brace sotto la cenere. A Bruxelles il prestigio di Draghi è intatto mentre la credibilità dell’attuale governo è una conquista che deve rinnovarsi ogni giorno. Al di là del merito dei singoli dossier, ne deriva che è proprio un errore strategico trasmettere agli ambienti della Commissione l’impressione di un contenzioso in essere tra l’attuale governo e l’ex premier. Quella “continuità” che in Italia spesso viene negata, perché non rappresenta un valore per buona parte dell’elettorato di destra - soprattutto leghista -, a Bruxelles è invece molto gradita. Di qui il percorso a ostacoli cui è costretta Giorgia Meloni. E la gestione del Pnrr, lo hanno capito tutti, è di gran lunga l’ostacolo più ingombrante.


Il vero nodo è qui, con due possibili sbocchi. Il primo è drammatico e non dovrebbe essere nell’interesse di nessuno: l’Italia fallisce l’operazione Pnrr e in Europa c’è chi sfrutta la situazione per delegittimare la destra di governo. Sembra uno scenario poco verosimile. Un’Italia destabilizzata e regalata a un nazionalismo revanchista e ostile equivale a un ordigno pronto a esplodere in un continente peraltro già in crisi (vedi Francia e anche Germania). Il secondo sbocco è l’opposto del primo: si cerca un compromesso in modo tale da circoscrivere i ritardi del piano e si smussano gli angoli. A Roma come a Bruxelles.


Il vantaggio del governo in carica è di avere una prospettiva di legislatura davanti a sé. Al momento non si vede chi e come potrebbe accorciarla. Quindi ci sono i tempi, ammesso che ci sia anche la volontà, per trovare un’intesa con la Commissione e sistemare il pacchetto Pnrr. È un’ipotesi plausibile, forse l’unica possibile. E richiede molto realismo da parte sia europea sia italiana. Quindi sono da escludere certe pulsioni “sovraniste” a uso dell’elettorato. E sono anche da accantonare le inutili e autolesioniste punture di spillo nei confronti di Draghi. Ma forse è la politica ansiogena della Lega che soprattutto va tenuta sotto controllo. E riportata dentro una cornice in cui tutti, politici e ministri, decidono di muoversi nella stessa direzione.