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La battaglia dell'innovazione

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Le università hanno un ruolo fondamentale nell'accompagnare il progresso tecnico
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 Nella seconda metà del 18° secolo gli operai tessitori francesi sfasciavano i telai meccanici, colpevoli di ridurre la manodopera, servendosi degli zoccoli di legno, i sabots. La parola sabotaggio sembra derivi da questo. Oggi gli imprenditori tessili del biellese chiedono al Politecnico di Torino di contribuire prima ancora che alla formazione di ingegneri, a quella di operai tecnici specializzati, introvabili, per monitorare l’operatività dei loro processi di tessitura automatizzata 4.0. È questo uno dei tanti paradossi dell’antropocene e in particolare della rivoluzione industriale che ha radicalmente cambiato le sorti dell’umanità negli ultimi due secoli.


Non affrontare il cambiamento o addirittura osteggiarlo non ha mai portato bene, e sarà sempre più così. Il mondo del lavoro si rinnova per metà ogni 5 anni e con esso i suoi prodotti e servizi. I cambiamenti sono sempre più frequenti tan…

 Nella seconda metà del 18° secolo gli operai tessitori francesi sfasciavano i telai meccanici, colpevoli di ridurre la manodopera, servendosi degli zoccoli di legno, i sabots. La parola sabotaggio sembra derivi da questo. Oggi gli imprenditori tessili del biellese chiedono al Politecnico di Torino di contribuire prima ancora che alla formazione di ingegneri, a quella di operai tecnici specializzati, introvabili, per monitorare l’operatività dei loro processi di tessitura automatizzata 4.0. È questo uno dei tanti paradossi dell’antropocene e in particolare della rivoluzione industriale che ha radicalmente cambiato le sorti dell’umanità negli ultimi due secoli.


Non affrontare il cambiamento o addirittura osteggiarlo non ha mai portato bene, e sarà sempre più così. Il mondo del lavoro si rinnova per metà ogni 5 anni e con esso i suoi prodotti e servizi. I cambiamenti sono sempre più frequenti tanto che la cifra distintiva del mondo di oggi, sotto la spinta delle nuove tecnologie ma anche del conto che il Pianeta presenta ad una condotta estrattiva e scellerata seguita per troppo tempo, è l’incertezza. A questa si risponde con la conoscenza, la strategia, la visione e non scopando la polvere sotto il tappeto frettolosamente. Soprattutto non ci si può far prendere dalla paura.
Abbiamo vissuto numerose dispute di tipo socio-tecnico in questi ultimi mesi, dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione ai rischi della pervasività dell’intelligenza artificiale, dalla perentoria richiesta del Parlamento Europeo di un cambio di paradigma nella propulsione delle automobili, alla disputa sulla carne coltivata in vitro o le proteine da insetti.


Sabato scorso qui a Torino in un evento del festival ColtivaTo si discuteva della carne prodotta in vitro. Una relatrice ha posto la seguente domanda “chi di voi sarebbe disposto a mangiare carne sintetica?”. Nessuno. “Chi di voi carne coltivata?”. Tutti. “Ebbene …sono la stessa cosa!”. In mancanza di un dibattito serio, e finanche dell’attesa che tutti gli stadi di analisi della praticabilità della produzione di massa della carne coltivata siano compiuti, l’incertezza regna sovrana. A prescindere credo che i nostri eccellenti allevatori, non potranno che avere un’ulteriore qualificazione dei loro prodotti dall’eventuale avvento della carne coltivata.


Le tecnologie vanno governate e indirizzate, non respinte se possono essere utili. La nostra pubblica amministrazione ha un disperato bisogno di digitalizzazione per sconfiggere la burocrazia che ci penalizza rispetto agli altri paesi avanzati. Ci spaventa uno Stato sorvegliante che entra nella nostra vita privata? Si mettano in campo normative per evitarlo. In questa direzione va letta la recentissima azione del garante della privacy sul famigerato software chat-Gpt. Esistono nella nostra democrazia istituzioni che ci possono tutelare, senza fermare ma guidando il progresso.


L’Italia ha un enorme patrimonio di conoscenza su cui solo da poco ha iniziato a investire seriamente con le ultime finanziarie e con il Pnrr: le sue università e centri di ricerca. I decisori politici le usino e stimolino di più. La terza missione degli Atenei è finalmente valutata dall’Agenzia Nazionale per la Valutazione delle Università e della Ricerca. Essa traguarda sia il supporto all’innovazione delle imprese e degli enti territoriali, sia la condivisione della conoscenza con la cittadinanza, elemento essenziale in una democrazia perché si abbia fiducia e non timore nell’affrontare il cambiamento necessario.
Sono certo che le nostri migliori menti e università saranno fondamentali anche nel vincere la battaglia che sembra oggi ben avviata per riconoscere il ruolo fondamentale che i biocombustibili, assieme ai prodotti ed alle filiere della bioeconomia, possono giocare nella rivoluzione verde dei nostri trasporti a integrazione dell’elettricità rinnovabile, dell’idrogeno verde e dei degli ancora costosissimi e-fuel, supportando lo sviluppo di modelli agricoli e forestali sempre più sostenibili.


L’autore è rettore del Politecnico di Torino