Berlusconi e Renzi, il giorno particolare
di Stefano Folli , di Stefano FolliAl netto della consueta barbarie via web, il palazzo romano mostra di provare un moto di simpatia umana e solidarietà probabilmente sincera per l'avversario di sempre, per l'eterno nemico Silvio Berlusconi. Forse il trascorrere del tempo ha addolcito i contrasti o forse il vecchio "caimano" è visto con indulgenza, oggi che altri personaggi calcano il palcoscenico con stivali alquanto pesanti.
Lui, ricoverato d'urgenza al San Raffaele di Milano, suscita una punta di nostalgia per un'epoca passata, quando i conflitti erano aspri, ma tutto sommato più semplici. Sopravvivevano le famiglie politiche e le ideologie morenti non avevano del tutto ucciso gli ideali. Combattere Berlusconi permetteva di sentirsi ancora parte di una storia comune. E chi invece gli era amico sentiva a sua volta di camminare lungo un sentiero conosciuto.
Del resto, lo spregiudicato tycoon ha sempre saputo giocare con i sentimenti. Ha ricordato più volte quando…
Al netto della consueta barbarie via web, il palazzo romano mostra di provare un moto di simpatia umana e solidarietà probabilmente sincera per l'avversario di sempre, per l'eterno nemico Silvio Berlusconi. Forse il trascorrere del tempo ha addolcito i contrasti o forse il vecchio "caimano" è visto con indulgenza, oggi che altri personaggi calcano il palcoscenico con stivali alquanto pesanti.
Lui, ricoverato d'urgenza al San Raffaele di Milano, suscita una punta di nostalgia per un'epoca passata, quando i conflitti erano aspri, ma tutto sommato più semplici. Sopravvivevano le famiglie politiche e le ideologie morenti non avevano del tutto ucciso gli ideali. Combattere Berlusconi permetteva di sentirsi ancora parte di una storia comune. E chi invece gli era amico sentiva a sua volta di camminare lungo un sentiero conosciuto.
Del resto, lo spregiudicato tycoon ha sempre saputo giocare con i sentimenti. Ha ricordato più volte quando attaccava i manifesti per la Dc alla vigilia delle elezioni del 18 aprile '48, da "degasperiano" in erba. Chissà se è vero: forse no, ma è ben raccontato. L'elettorato anti-comunista di una certa età ha apprezzato questo racconto suggestivo, diciamo così, in grado di stabilire il filo di una continuità nobile in una battaglia politica mai finita.
Sta di fatto che la malattia di Berlusconi rivela un vuoto nel sistema. L'uomo di Arcore è stato il capo del "partito moderato", qualunque cosa voglia dire tale espressione nell'Italia post-Tangentopoli. Ha cercato di porsi come l'erede della Dc e insieme dei socialisti craxiani, ma c'è riuscito solo in parte, condizionato come è sempre stato dai conflitti d'interesse. Tuttavia è ancora lì a occupare quella posizione, addirittura a rivendicare una linea liberale, lui che di liberale ha fatto ben poco durante i suoi governi. Ciò nonostante anche gli avversari, per ragioni umane e politiche, gli dedicano oggi un pensiero non ostile e gli augurano di uscire presto da quella stanza di terapia intensiva.
In fondo Berlusconi rappresenta bene o male un ancoraggio liberal-democratico di cui si avverte più che mai l'esigenza. S'intende, quella posizione è stata da lui tradita mille volte, in un gioco di specchi che ha deluso proprio il mondo moderato che lo ha seguito così a lungo. Ma adesso ci si domanda una volta ancora dove andrà il centrodestra. Quel centrodestra di cui Berlusconi è stato fino a pochi mesi fa, nonostante infiniti errori, una specie di punto d'equilibrio.
È un tema che riguarda la destra, ma anche la sinistra. La quale per molti anni si è definita contro Berlusconi e oggi non riesce a fare la stessa operazione contrapponendosi a Giorgia Meloni. Forse anche per questo aleggiava un senso di quasi inconfessabile nostalgia. Vedremo.
Certo è singolare che nella stessa giornata, per una bizzarra coincidenza, Matteo Renzi si sia presentato in pubblico nella veste di direttore politico di un giornale, Il Riformista, che si è segnalato per le sue battaglie garantiste.
Il segnale è chiaro: se il Pd di Elly Schlein si radicalizza a sinistra, in un intreccio evidente con i 5S di Conte, c'è spazio per posizioni diverse. Riformatrici, se si vuole usare questo termine, e comunque di segno opposto rispetto alla politica polarizzata.
S'intende, non stiamo assistendo alla nascita del solito piccolo partito. Anzi, è quasi un addio di Renzi al "terzo polo" odierno. Se ne riparlerà magari tra un anno, quando si tratterà di votare (con la legge proporzionale) per il Parlamento europeo.
Di qui ad allora c'è spazio per un impegno di tipo culturale e non partitico. Un piccolo giornale permette di intervenire ogni giorno con polemiche mirate. Una volta era così, quando esistevano i giornali di partito e le riviste di cultura politica che hanno animato il dibattito almeno fino alla fine degli anni Settanta.