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I riti pasquali, Francesco e il valore della sofferenza

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Il Papa, piegato dai suoi mali, fa un passo verso il patimento di Gesù, sicuramente lo simboleggia. Nella sua ostinata volontà di voler presiedere le celebrazioni si può vedere la ricerca di una vicinanza nel dolore con l'uomo della croce
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Che vuol dire per la Chiesa cattolica un Papa che presiede sofferente i riti del venerdì di Pasqua? Un Papa costretto alla quasi immobilità, appena reduce da un impegnativo ricovero, impegnato in una liturgia complessa, comunque faticosa, impegnativa anche da un punto di vista emotivo per un uomo di fede. Ha partecipato in San Pietro alla celebrazione della Passione, ha seguito la Via Crucis da Santa Marta.

Nulla è più lontano da Francesco del vigore atletico di Karol Wojtyla o della solennità ieratica di papa Pacelli che procedeva impassibile sulla sedia gestatoria scortato dalle guardie nobili in alta tenuta.

Francesco s'è fatto umile, ha scelto quel nome perché il papato s'avvicinasse il più possibile ai sofferenti quale oggi lui è. È esattamente quello che gli viene rimproverato da chi teme che accantonare i simboli della regalità pontificia comporti il pericolo che, insieme ai simboli, l'in…

Che vuol dire per la Chiesa cattolica un Papa che presiede sofferente i riti del venerdì di Pasqua? Un Papa costretto alla quasi immobilità, appena reduce da un impegnativo ricovero, impegnato in una liturgia complessa, comunque faticosa, impegnativa anche da un punto di vista emotivo per un uomo di fede. Ha partecipato in San Pietro alla celebrazione della Passione, ha seguito la Via Crucis da Santa Marta.

Nulla è più lontano da Francesco del vigore atletico di Karol Wojtyla o della solennità ieratica di papa Pacelli che procedeva impassibile sulla sedia gestatoria scortato dalle guardie nobili in alta tenuta.

Francesco s'è fatto umile, ha scelto quel nome perché il papato s'avvicinasse il più possibile ai sofferenti quale oggi lui è. È esattamente quello che gli viene rimproverato da chi teme che accantonare i simboli della regalità pontificia comporti il pericolo che, insieme ai simboli, l'intera religione scompaia.

Gesù salì al Golgota barcollando sotto il peso della croce. La fustigazione prevista dalla procedura penale romana (se è lecito definirla così) l'aveva già parzialmente dissanguato. La fustigazione romana non voleva dire qualche colpo di staffile. Le corde assicurate ad un corto manico di legno finivano con una pallina di piombo, schegge affilate di metallo, uncini. Ogni colpo apriva ferite profonde fino all'osso. La sofferenza, ancora prima della croce, era terribile.

Papa Francesco piegato dai suoi mali fa un passo verso quella sofferenza, sicuramente la simboleggia. Nella sua ostinata volontà di voler presiedere ai riti pasquali si può vedere la ricerca di una vicinanza nel dolore con l'uomo della croce.

Chi lo accusa di badare poco alla dottrina e alla teologia trova qui un'applicazione pratica dell'una e dell'altra, una testimonianza affidata ad un diretto messaggio fisico.

La novità del cristianesimo che Paolo di Tarso portò nel mondo greco, e poi fino a Roma, consisteva proprio nell'affermare il passaggio terreno di un essere che era allo stesso tempo uomo e Dio, sconfitto ma vincitore, morto però tornato a vivere. La grande utopia cristiana è quasi tutta qui, nessuna religione fino a quel momento aveva mai osato affermare un tale paradosso.

Fu proprio Paolo, uomo di instancabile energia fisica e mentale, a propagandare nel mondo allora conosciuto l'idea della resurrezione. Nella prima lettera ai Corinzi scrive: "Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede".

Solo un ebreo che condivida l'idea della resurrezione dei corpi può accettare la possibilità che Gesù sia risorto. I farisei come Paolo credevano davvero, al contrario dei sadducei, nella resurrezione. Gesù che dopo tre giorni esce dal sepolcro era una possibilità prevista dalla loro dottrina.

Non so quanti cristiani continuino davvero a credere nella finale possibilità di risorgere quando Gesù scenderà in gloria dalle nubi per proclamare il Regno. Pochi o molti, trovano nella celebrazione della Pasqua l'allusione più vicina a questo traguardo di speranza.

Esiste però un'interpretazione del mistero pasquale diversa da quella di una resurrezione fisica del martoriato corpo di un condannato. Gli gnostici sostenevano che di resurrezione spirituale bisogna parlare, della possibilità data a chiunque abbia accolto il messaggio di Gesù di trovarlo accanto nel momento della paura o del dolore. È bella questa interpretazione, più vicina alle sue parole.

Chi critica Francesco perché è sceso dal regale piedistallo ed ha cominciato a camminare nel mondo calzando povere scarpe adatte più ad un parroco di campagna che a un sovrano pontefice, dovrebbe riflettere sul grande valore che ha per la sua religione la visione di un Papa che non si limita a pronunciare qualche formula immerso in una nube d'incenso e mostra invece, nella sua carne, il valore del patimento.