Distrattamente il miliardario butta un occhio, decreta col punto esclamativo che stiamo sparendo - un commento al crocevia fra la divertita sorpresa e il personale interesse, se proprio dovessimo sparire a breve gli converrebbe, chissà, fare una scommessa sul mercato battendoci sul tempo. Poi un'altra volta ci soffermeremo su quanto tempo libero abbiano i miliardari per stare lì a rispondere ai passanti, su quanto debbano fidarsi dei collaboratori che evidentemente lavorano al posto loro (tema, questo della selezione dei collaboratori in base alla competenza, di estremo interesse e attualità anche nel Paese nostro, non ancora scomparso e con molti vertici aziendali da nominare intanto).
Questa v…
Distrattamente il miliardario butta un occhio, decreta col punto esclamativo che stiamo sparendo - un commento al crocevia fra la divertita sorpresa e il personale interesse, se proprio dovessimo sparire a breve gli converrebbe, chissà, fare una scommessa sul mercato battendoci sul tempo. Poi un'altra volta ci soffermeremo su quanto tempo libero abbiano i miliardari per stare lì a rispondere ai passanti, su quanto debbano fidarsi dei collaboratori che evidentemente lavorano al posto loro (tema, questo della selezione dei collaboratori in base alla competenza, di estremo interesse e attualità anche nel Paese nostro, non ancora scomparso e con molti vertici aziendali da nominare intanto).
Questa volta però ci occuperemo invece della circostanza che, non essendo ancora spariti, c'è del tempo davanti e in qualche modo bisogna organizzarsi a governarlo. Penso a una specie di sunto semplificato ad uso anche del miliardario, di quello e di altri molto attivi sulla scena italica, anche indigeni. In poche parole, la scena sociale-politica e le sue possibili conseguenze. È questo un Paese in cui si nasce pochissimo e si invecchia parecchio, si è detto. L'età di mezzo acquista in massa manuali di autoaiuto su come essere felici "e diventare adulti in un'età di smarrimento", dato di vendita da cui si evince che l'età di mezzo non si sente adulta ed è smarrita. Gli anziani hanno di gran lunga la tempra migliore, una tenuta ammirevole.
Da qualche giorno l'attenzione è concentrata sulla salute di Silvio Berlusconi, più volte presidente del Consiglio e titolare di un lemma derivato dal suo nome, berlusconismo, anni 86: si sta riprendendo da una polmonite che insiste su una leucemia cronica. Grande apprensione fra i familiari gli amici e gli esponenti di partito, categorie che in parte coincidono, ma lo statista sta meglio e ha chiesto ai medici di tornare a casa. È perciò rientrata rapidamente la grande domanda su cosa sarebbe stato, cosa sarà un giorno lontanissimo, Forza Italia senza di lui. Poiché come ognun sa Forza Italia, tuttora al governo a sostegno di Giorgia Meloni, è un partito personale, un partito azienda, è la persona medesima di Silvio B. che ne dispone come di un bene personale, anche dal punto di vista economico, nel bene e nel male (si è appreso in queste ore che la famiglia versa con regolarità ingenti somme al partito, fortemente indebitato).
Poiché nessuno vuol restare senza tetto c'è stata per mezza giornata una certa fibrillazione di sguardi forzisti verso la Lega di Salvini, verso Fratelli d'Italia e verso il Centro liberale, essendo Forza Italia un partito che si autodefinisce liberale. Figlio della tradizione di pensiero di Benedetto Croce, insomma, ma con più attenzione alle gioie del vivere e alle rendite. Tuttavia il Centro liberale - approdo possibile degli eventuali futuri orfani - attraversa a sua volta un momento di incertezza e forse di smarrimento, come indica il best seller. In attesa del congresso (in autunno? Sotto Natale? L'anno prossimo?) che dovrebbe sancire la fusione di Azione di Carlo Calenda e di Italia Viva di Matteo Renzi quest'ultimo ha deciso di cambiare mestiere, o meglio di esercitare in chiaro quel che ha sempre amato fare già dai tempi in cui era la giovane promessa del Pd, cioè dirigere un giornale, anche più d'uno alla volta. Quindi il gran conferenziere nonché artefice del risiko di governo e di Palazzo degli ultimi anni passa ora dietro al tavolo di redazione alla guida di un giornale, chiamato Il Riformista. Carlo Calenda ha perciò la sensazione di essere rimasto l'unico leader alla guida del Centro, si teme sottovalutando le abilità multitasking del suo socio. I recenti test elettorali non hanno però premiato il centro renzian-calendiano (cosa che in parte spiega la provvisoria ricollocazione del più svelto dei due) e i transfughi di Forza Italia che erano già passati in quella formazione (la brillante Mara Carfagna, per esempio) sono usciti dal cono di luce dei dibattiti del giorno. Centro in temporanea fase opaca, dunque.
Più vivace la contesa a sinistra, dove la nuova segretaria Elly Schlein, che qualcuno non proprio lungimirante immaginava stampella di Giuseppe Conte e del suo Movimento, se lo sta divorando, invece, intestandosi - per ora a parole - le battaglie radicali. Poi vedremo i fatti, giacché il Pd è un partito come si dice "plurale" e non proprio avvezzo all'unanimità su temi rilevantissimi di politica estera, etica, economica e ambientale.
Intanto Schlein, cooptando anche piccoli pezzi di correnti, ha costruito una segreteria di sinistra-sinistra in cui molti sono "nuovi", parecchi vengono da Sel o da Possibile (la sinistra del Pd, appunto), numerosi sono non-romani e in specie emiliani. Già l'antifona di questi semplici segnali ha dato al partito slancio per superare nei sondaggi il Movimento Cinque Stelle, che nel frattempo Conte aveva spostato su posizioni radicali sperando restassero per sempre sgombre.
In attesa delle prossime elezioni europee, in cui ciascuno conterà i propri consensi nella certezza che da qui ad allora l'Italia non sarà ancora scomparsa, la scena politica si polarizza dunque sulle due leader: Giorgia Meloni, presidente del Consiglio alla guida di un partito capace di accogliere chi da Forza Italia cercasse serenità futura ed Elly Schlein, a capo di un'opposizione che vede come sempre i peggiori nemici al suo interno ma che potrebbe tornare un luogo appetibile per chi c'era e se n'è andato altrove, per chi non ha trovato casa mai. Sempre cercando nei manuali la felicità e, fuori dai libri, un lavoro stabile gli italiani dovrebbero avere di fronte un orizzonte relativamente quieto, per i prossimi mesi. Certo animato da continue polemiche di intrattenimento, ma quieto. Tra poco per esempio ci sarà il 25 aprile, utile a rinominare chi è fascista e chi no, ma in fondo la ricorrenza non serve. A pensarci bene, si sa da prima.