Stabilità, un nuovo patto europeo che serve all'Italia
di Carlo Bastasin , di Carlo BastasinLa proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea segna un passaggio importante, ma nient'affatto conclusivo, del processo di riforma delle regole economiche europee. Quello che seguirà sarà uno scontro acceso tra i governi, nelle sedi del Consiglio Ue, accompagnato da un dibattito al Parlamento europeo.
La Commissione per ora sta tenendo il punto, ma è possibile che lo scontro prosegua ancora per mesi. Il tema è infatti rovente nel discorso pubblico di vari Paesi, a cominciare dalla Germania che ha già risposto con rudezza, ma ha addirittura un carattere esistenziale per l'Italia.
Nel novembre 2022, la Commissione ha proposto una riforma incentrata sul dialogo tra Bruxelles e i singoli Paesi e su impegni di riduzione del debito collegati a piani di riforma delle singole economie concordati tra le parti. A marzo il Consiglio europeo ha recepito questi orientamenti.
Da allora, tuttavia, Berlino ha attaccato il piano della Comm…
La proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea segna un passaggio importante, ma nient'affatto conclusivo, del processo di riforma delle regole economiche europee. Quello che seguirà sarà uno scontro acceso tra i governi, nelle sedi del Consiglio Ue, accompagnato da un dibattito al Parlamento europeo.
La Commissione per ora sta tenendo il punto, ma è possibile che lo scontro prosegua ancora per mesi. Il tema è infatti rovente nel discorso pubblico di vari Paesi, a cominciare dalla Germania che ha già risposto con rudezza, ma ha addirittura un carattere esistenziale per l'Italia.
Nel novembre 2022, la Commissione ha proposto una riforma incentrata sul dialogo tra Bruxelles e i singoli Paesi e su impegni di riduzione del debito collegati a piani di riforma delle singole economie concordati tra le parti. A marzo il Consiglio europeo ha recepito questi orientamenti.
Da allora, tuttavia, Berlino ha attaccato il piano della Commissione giudicandolo debole e discrezionale. Il ministro delle Finanze tedesco ha proposto regole comuni a tutti i Paesi con la richiesta di un aggiustamento (per altro non troppo stringente) obbligatorio.
Berlino considera inoltre la Commissione troppo incline a compromessi e non credibile nell'imporre disciplina e lo ha ribadito anche dopo la nuova proposta di Bruxelles che pure assorbiva alcune sue richieste. Con sobrio senso della misura, alcuni giornali tedeschi hanno dichiarato morto e defunto il Patto di stabilità.
Forse la soluzione ideale poteva essere diversa: un "grande scambio" composto da regole fiscali rigorose, ampi fondi europei di investimento sul modello dei Fondi per la ripresa (quelli del Pnrr) e un'unione dei mercati dei capitali.
Poiché però non esisteva la disponibilità politica né per regole rigorose (da parte dei Paesi indebitati), né per replicare i Fondi per la ripresa (da parte dei "frugali"), la Commissione ha dovuto lavorare all'interno del Patto di Stabilità esistente per fondere regole e piani di ripresa in un possibile compromesso.
Sarebbe un errore leggere le proposte della Commissione solo in termini di severità-contro-accondiscendenza o di austeri-contro-indisciplinati. La proposta d'altronde contiene aspetti tecnici che gli uni e gli altri trovano sconvenienti. Ma il vero aspetto di novità del compromesso è la ricerca di un risultato ad hoc per ogni Paese attraverso il confronto con la Commissione stessa anziché attraverso un'applicazione giudiziaria delle regole.
Il motivo a me pare intuitivo. Nei dieci anni prima della pandemia, le vecchie regole in fondo avevano funzionato, portando il debito medio dell'euro-area dal 90% all'80%, anche se in modo difforme tra Paesi. Ma quella era l'epoca dei tassi d'interesse vicini a zero.
Nei prossimi anni i tassi potrebbero stabilizzarsi a livelli "normali". I rischi finanziari per i Paesi indebitati torneranno così a farsi sentire e già oggi giungono segnali di fumo sulla sostenibilità del debito italiano. I mercati si attivano quando la dialettica tra Paese e regole è antagonistica, lacera il consenso europeo e isola i Paesi indebitati da quelli frugali.
Con la nuova proposta, si chiede che il Paese (certo, l'Italia...) accetti di essere accompagnato dalla Commissione nel coniugare (poca) disciplina fiscale, riforme e investimenti. I mercati non lo isoleranno più anche in caso di recessione o altre difficoltà, sapendo che se la Commissione ne ha appoggiato il piano d'azione (sulla base di una pur opinabile analisi di sostenibilità), e se il Paese non si dissocia dagli impegni presi, la Bce potrà intervenire e difenderlo da una crisi finanziaria.
Un soave proverbio tedesco recita che è il primo asparago che spunta a essere decapitato. Il governo italiano finora ha evitato di mettere fuori la testa, ma una posizione di Roma a sostegno della Commissione sarebbe rafforzata da un impegno alla disciplina fiscale, senza invocare deroghe o nuove elargizioni, e soprattutto da un sincero vincolo di cooperazione tra Stato membro e istituzioni comuni europee. Questo è infatti uno dei tanti casi in cui patriottismo non è sinonimo di nazionalismo.