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In fabbrica come in trincea

(ansa)

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Il 28 aprile è la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro. I numeri di decessi e infortuni in Italia sono drammatici e colpiscono soprattutto piccole e medie imprese
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Vadym, 35 anni, è caduto in una trincea distante migliaia di chilometri dalla sua martoriata Ucraina. Un'esplosione, ma nessuna granata. Al suo fianco un compagno, ma non d'armi: Daniel Martini, 33 anni di Latina. Vadym e Daniel sono morti di lavoro travolti dalla deflagrazione di una bombola nell'azienda di contenitori di gas liquido di Sermoneta, Agro Pontino. Due operai, vittime recenti del crimine di pace che ogni sacrosanto giorno in Italia registra una media di tre decessi. Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, ma sarà la solita fiera della retorica e degli impegni sbandierati da politica e istituzioni.


Nel 2022 nel nostro Paese i mor…

Vadym, 35 anni, è caduto in una trincea distante migliaia di chilometri dalla sua martoriata Ucraina. Un'esplosione, ma nessuna granata. Al suo fianco un compagno, ma non d'armi: Daniel Martini, 33 anni di Latina. Vadym e Daniel sono morti di lavoro travolti dalla deflagrazione di una bombola nell'azienda di contenitori di gas liquido di Sermoneta, Agro Pontino. Due operai, vittime recenti del crimine di pace che ogni sacrosanto giorno in Italia registra una media di tre decessi. Il 28 aprile si celebra la Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, ma sarà la solita fiera della retorica e degli impegni sbandierati da politica e istituzioni.


Nel 2022 nel nostro Paese i morti di lavoro sono stati 1090 e quasi 700mila gli infortuni, nei primi due mesi del 2023 già siamo a 100 decessi e oltre 86mila incidenti: sono dati riferiti alle denunce presentate all'Inail, dunque ampiamente in difetto non comprendendo lo sconfinato pianeta del lavoro irregolare. È di questi giorni, per dire, l'arresto di sette persone, tra committenti, imprenditori e operai, accusate di aver spostato dal cantiere di Sermoneta e abbandonato in strada il corpo di una vittima per nascondere le responsabilità. E, ovviamente, tutti gli operai del cantiere lavoravano in nero.


Nella nostra "Repubblica fondata sul lavoro", anche una sola vittima è una ferita alla democrazia. Ragionare della freddezza dei numeri, può sembrare un oltraggio all'incommensurabile valore della vita, ma cristallizzano le responsabilità della politica e delle imprese: la Commissione di inchiesta del Senato ha calcolato tra il 3,6 e il 6% del Pil, il costo dell'insicurezza nei cantieri e nelle fabbriche, l'equivalente di una decina di leggi di stabilità. Oltre l'80% del tessuto economico nazionale è fatto di piccole e medie imprese ed è lì che si concentra il 90% degli infortuni. Colpa della scarsa sindacalizzazione oltre che della scorciatoia del taglio dei costi della sicurezza con l'alibi della perenne crisi economica. Scelta miope, le analisi dimostrano come ogni euro investito in sicurezza ne rende 3-4.


La risposta dello Stato è uno schieramento numericamente insignificante di ispettori del lavoro, per di più dispersi in oltre dieci organi di vigilanza con quello che comporta in termini di sovrapposizioni, lotte di potere e sprechi. Così può succedere che una stessa azienda venga visitata nel giro di pochi giorni da più di un ispettore di diversa struttura, mentre moltissime altre non vengono nemmeno sfiorate dai controlli per decenni e decenni. Nel 2021 si è cercato di razionalizzare il tutto assegnando all'Ispettorato nazionale del lavoro competenze generali e cercando di coordinarne l'attività con gli altri attori. Obiettivo naufragato miseramente. Nel frattempo, però, le Asl continuano a fare capo a venti Regioni, ciascuna con le proprie politiche e norme, ma accomunate dal dimezzamento degli ispettori nell'arco di un decennio.


Le proposte di intervento per contrastare efficacemente la tragedia, finiscono regolarmente nel dimenticatoio: dalla Procura nazionale, all'istituzione del reato di omicidio sul lavoro, alla patente a punti per le imprese. Restano solo le insopportabili indignazioni del giorno dopo ("Non si può continuare a morire come nell'Ottocento"), e il benaltrismo del mantra "prevenzione più che repressione".
Demagogia indossata a pennello dal governo di destra, che festeggerà il Primo Maggio con un decreto lavoro dall'impatto risibile e che, guarda caso, ha consegnato le leve del ministero e dell'Ispettorato ai rappresentanti, ministra Calderone compresa, del mondo dei consulenti del lavoro. Calderone a novembre davanti a Mattarella anticipò una riforma del testo unico Sicurezza di cui non si è vista nemmeno l'ombra. Rimane bloccata la chiamata di 1174 ispettori vincitori di concorsi. La liberalizzazione dei subappalti prevista dal Codice Salvini rischia di rivelarsi micidiale, scaricando verso il basso i costi della sicurezza. Soprattutto le piccole aziende riescono a stare sul mercato dei lavori edili, della fornitura e dei servizi solo grazie al lavoro in nero e comprimendo i costi della sicurezza sulla pelle degli operai.
Un segnale inequivocabile a chi, ogni mattina, esce per andare in fabbrica o in cantiere senza la certezza di tornare a casa. Come andasse in trincea.