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Il ministro cognato ci ricasca

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Lollobrigida parla di etnia italiana. Era stato sempre lui a citare la sostituzione etnica. La radice di questo pensiero richiama le parole di Mussolini
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È inutile. Gira e rigira tornano sempre lì: all'italianità. Per il partito di Giorgia Meloni è questo il valore assoluto, l'identità sacra della Nazione da difendere con ogni mezzo, ogni giorno, in ogni luogo. Non siamo razzisti ma difendiamo "l'etnia italiana", ha detto ieri il ministro Francesco Lollobrigida, che non accontentandosi di affermare la nostra sovranità alimentare è diventato il difensore in servizio permanente effettivo "della nostra identità culturale ".


E davanti agli Stati generali della natalità - il mega-convegno cattolico organizzato per promuovere le nascite, che l'anno scorso sono state solo 392 mila, co…

È inutile. Gira e rigira tornano sempre lì: all'italianità. Per il partito di Giorgia Meloni è questo il valore assoluto, l'identità sacra della Nazione da difendere con ogni mezzo, ogni giorno, in ogni luogo. Non siamo razzisti ma difendiamo "l'etnia italiana", ha detto ieri il ministro Francesco Lollobrigida, che non accontentandosi di affermare la nostra sovranità alimentare è diventato il difensore in servizio permanente effettivo "della nostra identità culturale ".


E davanti agli Stati generali della natalità - il mega-convegno cattolico organizzato per promuovere le nascite, che l'anno scorso sono state solo 392 mila, contro 713 mila morti - il più meloniano dei ministri ha spiegato che sì, dobbiamo far nascere più bambini perché così si difende "quella appartenenza a cui molti di noi sono legati, io in particolare e con orgoglio: la cultura italiana, il ceppo linguistico, il modo di vivere".


Mettendo le mani avanti, Lollobrigida ha tenuto a precisare che lui è il primo a sapere che "non esiste una razza italiana", ma citando la Treccani ha detto di voler proteggere l'etnia italiana, intesa come "aggruppamento linguistico-culturale". Dunque dobbiamo incrementare le nascite non perché il Paese sta invecchiando, perché l'economia ne ha bisogno o per rendere sostenibile il futuro del welfare, ma per dare figli alla Patria.


Non è una gaffe come quella di venti giorni fa. Allora, a proposito degli sbarchi, lo stesso ministro parlò disinvoltamente di "sostituzione etnica", senza sapere - come poi ha candidamente ammesso - che quella formula era stata coniata dai suprematisti neonazisti per definire il fantomatico complotto anti-europeo per sostituire i bianchi con i non bianchi.


Stavolta invece ha studiato. Ha consultato l'Enciclopedia, prima di parlare. Ha cercato una per una le parole da usare, evitando con cura di usare quella che riassume perfettamente le sue perifrasi: italianità. Perché fu Benito Mussolini che costruì attorno a questa parola la cultura e la propaganda del Ventennio. Fu il duce a dire che "il primo pilastro fondamentale dell'azione fascista è l'italianità", il baluardo identitario contro quelle "tribù che abbaiano lingue incomprensibili".


Proprio contro quelle "incomprensibili" parole straniere, del resto, ha da poco annunciato la sua battaglia un altro autorevole parlamentare di Fratelli d'Italia, quel Fabio Rampelli che ai tempi di Colle Oppio era il mentore della futura premier e che ora vuole difendere l'identità linguistica dai "forestierismi ossessivi" per colpa dei quali ogni anno nei nostri dizionari entrano 74 nuove parole inglesi. E se il ministro cognato ci prova con le buone, chiedendo aiuto ai cattolici per rafforzare e proteggere la sacra etnia, Rampelli vorrebbe impugnare il bastone, e appioppare multe da 100 mila euro ai complici lessicali della perfida Albione, "per tutelare la lingua madre dall'esterofilia dilagante".


L'italianità prima di tutto, dunque. E cos'altro c'è, se non questo, dietro il furbo cavillo che si è inventato il ministro Sangiuliano per aggirare le norme europee che impediscono l'esclusione dei cittadini europei stabilendo che chiunque può partecipare ai concorsi per dirigere le gallerie e i parchi archeologici nazionali: chiunque, a condizione che sappia parlare e scrivere perfettamente in italiano. Una clausola perfetta, che sembra scritta dall'Azzeccagarbugli, per escludere quei tedeschi, quei francesi e quegli anglo-canadesi che oggi dirigono - ancora per poco, si può esserne certi - musei, teatri e pinacoteche, e assicurarsi che su quelle poltrone siedano da ora in poi solo patrioti.


Insomma, sarà certamente vero che Meloni e i suoi ministri non hanno "mai provato nostalgia per i regimi, fascismo compreso", vanno indubbiamente creduti quando dicono che loro sono "incompatibili con qualsiasi nostalgia del fascismo", però certo è davvero singolare che a ogni occasione, gira e rigira, tornano sempre lì: all'italianità.