Succede in Francia che la regista che ieri ha sfilato in apertura del festival di Cannes, Maïwenn, abbia aggredito qualche settimana fa il giornalista Edwy Plenel in un ristorante parigino. Lei non ha proferito verbo nell'afferrarlo per i capelli, mimando il gesto di sputargli sul viso. Il famoso giornalista, che non aveva mai incontrato la regista, ha dedotto che si voleva vendicare per le accuse di violenza sessuale all'ex marito Luc Besson, pubblicate nel 2018 da Mediapart, sito fondato e diretto da Plenel. È in corso un'inchiesta giudiziaria. Maïwenn è scoppiata a ridere, insieme al pubblico, quando in tv le è stato chiesto le ragioni di quell'aggressione. "Voglio parlare solo del film" ha detto a proposito di Jeanne du Barry che porta in gloria Johnny Depp dopo il duplice processo contro Amber Heard.
Succede in Francia che la regista che ieri ha sfilato in apertura del festival di Cannes, Maïwenn, abbia aggredito qualche settimana fa il giornalista Edwy Plenel in un ristorante parigino. Lei non ha proferito verbo nell'afferrarlo per i capelli, mimando il gesto di sputargli sul viso. Il famoso giornalista, che non aveva mai incontrato la regista, ha dedotto che si voleva vendicare per le accuse di violenza sessuale all'ex marito Luc Besson, pubblicate nel 2018 da Mediapart, sito fondato e diretto da Plenel. È in corso un'inchiesta giudiziaria. Maïwenn è scoppiata a ridere, insieme al pubblico, quando in tv le è stato chiesto le ragioni di quell'aggressione. "Voglio parlare solo del film" ha detto a proposito di Jeanne du Barry che porta in gloria Johnny Depp dopo il duplice processo contro Amber Heard.
Succede in Francia che l'attrice Adèle Haenel, luminosa interprete in Ritratto della giovane in fiamme, abbia fatto un polemico addio al cinema, parlando di sistema che difende "capi stupratori, quelli che sono così ricchi da credersi una specie superiore e spettacolarizzano questa superiorità". Succede che Gérard Depardieu, gigante del cinema francese, non abbia partecipato alla promozione del suo ultimo film in uscita. La produzione ha rinunciato alla sua presenza dopo un articolo, uscito proprio su Mediapart, in cui si dava voce a nuove accuse di molestie.
Cronache da un Paese che più di altri si divide fra chi paventa una deriva moralizzante che porterebbe dritti alla cancel culture, e chi teme l'onda del backlash, il contraccolpo della cultura patriarcale. Haenel aveva già fatto nel 2020 una plateale uscita durante la cerimonia dei Césars, protestando contro il premio assegnato a Roman Polanski. "Darei l'ottanta per cento della mia biblioteca femminista per quell'immagine" aveva plaudito la romanziera femminista Virginie Despentes di cui è stato appena tradotto per Fandango il bestseller Caro stronzo. Intanto in questa primavera 2023, nelle librerie francesi, viene ripubblicato anche Cérémonies de femmes, cronache sadomaso di Catherine Robbe-Grillet, oggi novantenne, che in pieno #MeToo era stata tra le firmatarie del controverso testo "Vogliamo essere libere di essere importunate", sottoscritto anche da Catherine Deneuve.
Succede in Francia che si fa sempre più fatica a resistere alla gogna mediatica e alle generalizzazioni, essere garantisti senza apparire complici. "Falsa e radicale" ha commentato Thierry Frémaux, direttore del festival, a proposito delle accuse di Haenel mentre sulla presenza di Depp sul tappeto rosso ha aggiunto: "Sono per la libertà di espressione nel rispetto della legge". Frémaux può sottolineare il record di donne registe selezionate quest'anno in competizione, ben sette. Intanto, la Quinzaine des Réalisateurs da quest'anno si chiama Quinzaine des Cinéastes, in modo da tenere anche il femminile del mestiere. In cima alla montée des marches ci sarà Iris Knobloch, madame la Présidente del festival, prima volta in settantasei anni.
Non passa un mese senza un nuovo scandalo, un vittima più o meno illustre che racconta abusi e violenze sepolti per troppi anni. Succede in Francia nel mondo universitario, nell'editoria, nello sport, nell'arte, e non è ancora finita. Haenel non è sola, ieri è stato pubblicato su Libération un nuovo appello firmato da attrici, attori e tecnici del cinema, che riprendono la denuncia della ribalta offerta dal festival "a chi abusa, molesta e violenta". È un movimento sfaccettato, travolgente, che risponde a un'urgenza: continuare a rompere il silenzio. Con eccessi, derive. Come in ogni rivoluzione. Il cantiere è aperto.