"Paesi terzi sicuri". È così che si dice oggi. Utilizzando una di quelle orribili espressioni apparentemente neutre di quell'altrettanto orribile neolingua che edulcora e cancella, almeno apparentemente, le asperità e le sconcezze di ciò che ci circonda, sebbene le brutture del reale rimangano.
Anzi, il solo fatto di non poter (o non voler) più nominare le cose per ciò che sono non fa altro che aumentare il disordine e la sofferenza nel mondo. Tanto più che, quando si parla di migranti e di rimpatri, il disordine e la sofferenza sono talmente tanti che, francamente, si potrebbe almeno avere la decenza di non aggiungerne ancora.
Ma cominciamo dai fatti e riprendiamo dall'inizio, ossia dall'accordo Ue sui migranti, il "nuovo patto asilo e immigrazione" approvato giovedì 8 giugno e fortemente voluto dalla presidente Giorgia Meloni e dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
L'accordo pre…
"Paesi terzi sicuri". È così che si dice oggi. Utilizzando una di quelle orribili espressioni apparentemente neutre di quell'altrettanto orribile neolingua che edulcora e cancella, almeno apparentemente, le asperità e le sconcezze di ciò che ci circonda, sebbene le brutture del reale rimangano.
Anzi, il solo fatto di non poter (o non voler) più nominare le cose per ciò che sono non fa altro che aumentare il disordine e la sofferenza nel mondo. Tanto più che, quando si parla di migranti e di rimpatri, il disordine e la sofferenza sono talmente tanti che, francamente, si potrebbe almeno avere la decenza di non aggiungerne ancora.
Ma cominciamo dai fatti e riprendiamo dall'inizio, ossia dall'accordo Ue sui migranti, il "nuovo patto asilo e immigrazione" approvato giovedì 8 giugno e fortemente voluto dalla presidente Giorgia Meloni e dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
L'accordo prevede che le persone che approdano sulle coste italiane partendo dall'Africa, e alle quali non dovesse essere riconosciuta la protezione internazionale, potranno d'ora in poi esseri rispedite non solo nei Paesi d'origine, ma anche in quelli di transito, i cosiddetti "terzi sicuri" che nel caso dell'Italia, a conti fatti, si riducono a due: l'Algeria e la Tunisia.
Paesi terzi sicuri. Cioè? Vogliamo ragionarci? Vogliamo capire quanto sicuri siano? Vogliamo ricordare a chi, forse perché distratto o disinteressato o indifferente, non sa (o non ricorda) cosa sta succedendo oggi in Tunisia? Più il tempo passa, meno la Tunisia tollera i migranti subsahariani non rispettandone alcun diritto.
Da quando è stato eletto nel 2019, il presidente Kais Saied non ha solo dato una svolta autoritaria al proprio Paese, ha anche moltiplicato le misure contro i subsahariani presenti in Tunisia evocando la "grande sostituzione" (spesso citata dall'estrema destra europea, compresa quella che governa in Italia) e spalancando così la porta alla cattiveria di tanti, agli abusi di chi esercita potere, e alla cancellazione totale della dignità dei migranti.
"È come se avesse liberato cani feroci e indicato i ladri da braccare", aveva dichiarato Saadia Mosbah, la presidente di Mnemty, un'associazione che lotta contro le discriminazioni razziali, commentando non solo le parole e le azioni di Saied, ma anche le irruzioni della polizia negli accampamenti e nelle palazzine in cui si trovavano migranti subsahariani. Altro che "Paese terzo sicuro"! La Tunisia odierna non è affatto sicura: è un Paese che calpesta la dignità e i diritti umani.
Ma siccome verba volant, come dicevano saggiamente gli Antichi, lasciamo pure da parte le dichiarazioni di Saadia Mosbah o le voci dei migranti terrorizzati che sono state raccolte negli ultimi mesi dalla stampa internazionale, e parliamo piuttosto delle immagini e delle foto che sono state scattate nella morgue di Sfax, non per cercare di suscitare il voyerismo osceno di chi sembra godere della sofferenza altrui, ma per capire meglio cosa sta succedendo in Tunisia, invece di riempirci la bocca di quell'altrettanto osceno "Paese terzo sicuro".
Nonostante le ampie pixellature, si intravedono i cadaveri ammucchiati, buttati lì come roba vecchia: corpi scomposti, rovinati, profanati. Come se non si trattasse dei resti di esseri umani; come se il semplice fatto di essere una migrante o un migrante ne cancellasse la dignità; come se non fossimo tutte e tutti accomunati da quel valore intrinseco che possiede ogni persona e che è alla base di tutti i diritti umani fondamentali.
Di fronte a immagini così, le parole si sbriciolano. E i "mai più" imparati a scuola e ripetuti ogniqualvolta, il 27 gennaio, si celebra il Giorno della Memoria perdono senso e consistenza. E ci dovremmo vergognare (vergognare, sì!) invece di applaudire (o restare indifferenti o tacere) per quest'assurda soluzione (soluzione?) trovata dall'Ue per i rimpatri dei migranti.
È immorale venire a patti con governi che non rispettano l'umano. Ed è inaccettabile e indegno che il nostro Paese avalli un accordo con la Tunisia. La dignità della persona è uno dei cardini della nostra Costituzione: è ciò su cui si fondano il principio di uguaglianza e il rispetto reciproco.
È la base di ogni società decente, come scrive il filosofo Avishai Margalit, ossia di ogni società che non accetta l'umiliazione degli esseri umani, qualunque siano le sue caratteristiche specifiche, perché al di là delle diversità che ci caratterizzano tutte e tutti, siamo tutte e tutti uguali in termini di valore intrinseco proprio perché persone e non semplici cose.