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Anonimato online, il confine tra privacy e sicurezza

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Azione propone l'innalzamento dell'età minima di accesso ai social, con un processo di certificazione dei requisiti anagrafici. Su un piatto della bilancia c'è la protezione dei ragazzi e sull'altro la tutela di un diritto
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Se una legge prevedesse l'obbligo di esibire un cartellino con il nostro nome ovunque andiamo, cosa penseremmo? Credo che la quasi totalità delle persone condivida che l'anonimato sia un valore da tutelare e che ogni persona abbia il diritto di non rivelare informazioni che la riguardano a chi non è tenuto a conoscerle. Vale nella dimensione fisica e ancor di più in quella digitale che assorbe e registra ogni briciola di atto o emozione della nostra esistenza.

Che il diritto all'anonimato online sia da tutelare è il senso dell'Articolo 10 di una risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati nella XVII legislatura con il 98% di voti favorevoli e solo 9 astenuti, testo prodotto da una commissione di studio presieduta dal professor Rodotà.

Azione ha presentato un provvedimento che prevede l'innalzamento a 15 anni dell'età minima di accesso ai social, compatibilmente con le norme europee, prevedendo altresì l'…

Se una legge prevedesse l'obbligo di esibire un cartellino con il nostro nome ovunque andiamo, cosa penseremmo? Credo che la quasi totalità delle persone condivida che l'anonimato sia un valore da tutelare e che ogni persona abbia il diritto di non rivelare informazioni che la riguardano a chi non è tenuto a conoscerle. Vale nella dimensione fisica e ancor di più in quella digitale che assorbe e registra ogni briciola di atto o emozione della nostra esistenza.

Che il diritto all'anonimato online sia da tutelare è il senso dell'Articolo 10 di una risoluzione approvata dalla Camera dei Deputati nella XVII legislatura con il 98% di voti favorevoli e solo 9 astenuti, testo prodotto da una commissione di studio presieduta dal professor Rodotà.

Azione ha presentato un provvedimento che prevede l'innalzamento a 15 anni dell'età minima di accesso ai social, compatibilmente con le norme europee, prevedendo altresì l'istituzione di un processo di certificazione dell'età basato su Spid. Ciò implica verificare il requisito anagrafico di ogni utente e con esso il rischio della fine del diritto all'anonimato online e un aumento della possibilità di schedatura dei cittadini.

Se un cittadino accedesse ad un servizio per una comunità con determinate patologie, inclinazioni sessuali o religiose e chiedesse al suo gestore di credenziali online di certificare il requisito anagrafico, tale gestore verrebbe a conoscenza del servizio utilizzato dall'utente.

Fuori dalle grandi città, la geolocalizzazione ed il solo dato anagrafico, incrociando altri dati disponibili, può consentire l'identificazione anche da parte del fornitore del servizio stesso o di qualche malintenzionato che entrasse in possesso di tali dati.

Non è infrequente che servizi online siano violati e dati privati finiscano condivisi in rete. Il rischio di biasimo sociale, discriminazione o peggio sarebbe dietro l'angolo. Una volta in vigore, è facile prevedere che nel tempo non ci si fermi al solo requisito anagrafico ma che al primo caso di terrorismo, la commozione sociale spinga all'identificazione delle persone.

La concentrazione della gestione delle identità digitali in un solo soggetto potrebbe condurre all'accumulo di dati da parte dello Stato che, eventualmente incrociandone altri, potrebbe svelare frequentazioni online di quasi tutta la popolazione nazionale.

Non vi sono dubbi che gli addetti alla gestione delle identità digitali statali siano persone integerrime e che non vi sia alcuna intenzione di abuso, tanto più che questa proposta di legge non nasce dall'attuale maggioranza ma dall'opposizione. Tuttavia le istituzioni vanno rafforzate costruendo nei momenti di pace le tutele strutturali che impediscano abusi in eventuali momenti bui futuri.

La situazione in cui si troverà la nostra nazione nei prossimi 20 o 40 anni è impossibile da prevedere oggi con certezza, per cui è necessario escludere la possibilità che si verifichi il peggio, nemmeno in presenza di un eventuale futuro attacco portato da soggetti ostili.

La fine del diritto all'anonimato non è certo nelle intenzioni di Azione, come evidente dalla conferenza stampa di presentazione e dal fatto che essa prevede anche la possibilità di verifica indiretta del requisito anagrafico.

Non voglio qui entrare nel merito dell'opportunità del provvedimento: su un piatto della bilancia ci sono documentati e studiati danni alla salute dei ragazzini e sull'altro c'è la tutela del diritto all'anonimato online, oggi ed in futuro. È una scelta politica. Se non oggi, è prevedibile che prima o poi la politica interverrà come è intervenuta con numerose norme che oggi esistono a tutela dei minori.

L'auspicio è che, quando interverrà, lo faccia proteggendo il diritto all'anonimato ricorrendo esclusivamente ad una verifica indiretta con un meccanismo a doppio cieco risolvibile unicamente con provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria.

L'autore è imprenditore e informatico. Con questo articolo inizia la collaborazione con Repubblica