La scelta di Fabio Panetta alla guida della Banca d’Italia è una scelta di Giorgia Meloni. Condivisa certamente con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ma verrebbe da dire all’insaputa, se non in contrasto con Matteo Salvini, che nel primo pomeriggio di ieri, mentre inveiva contro la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde per la promessa di alzare ancora i tassi a luglio, chiedeva a gran voce “un incontro con il rappresentante italiano (Panetta n.d.r.) nel board della Bce per discutere il problema e analizzare le soluzioni”. Tutto legittimo se non fosse che nella prima serata di ieri, il consiglio dei ministri avviava la nomina di Panetta a governatore della Banca d’Italia, dicendo probabilmente addio a un posto nel consiglio della Bce che difficilmente sarà garantito a un altro italiano.
In questa dissonanza di voci e di messaggi, stanno la sfide del nuovo governatore della Banca d’Italia, che nei dodici anni sotto la guida di Ignazio Visco si è de…
La scelta di Fabio Panetta alla guida della Banca d’Italia è una scelta di Giorgia Meloni. Condivisa certamente con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ma verrebbe da dire all’insaputa, se non in contrasto con Matteo Salvini, che nel primo pomeriggio di ieri, mentre inveiva contro la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde per la promessa di alzare ancora i tassi a luglio, chiedeva a gran voce “un incontro con il rappresentante italiano (Panetta n.d.r.) nel board della Bce per discutere il problema e analizzare le soluzioni”. Tutto legittimo se non fosse che nella prima serata di ieri, il consiglio dei ministri avviava la nomina di Panetta a governatore della Banca d’Italia, dicendo probabilmente addio a un posto nel consiglio della Bce che difficilmente sarà garantito a un altro italiano.
In questa dissonanza di voci e di messaggi, stanno la sfide del nuovo governatore della Banca d’Italia, che nei dodici anni sotto la guida di Ignazio Visco si è decisamente incanalata verso una visione europeista. Ora Panetta, che da Banca d’Italia arriva e dove, entrato a 26 anni, è cresciuto come banchiere, difficilmente virerà da questo solco per abbracciare l’ala populista del governo, ma ne dovrà comunque affrontare tutte le spine, quando nei contesti internazionali si troverà a raccontare la situazione del nostro Paese.
La prima spina è la posizione sul rialzo dei tassi. Panetta è senza dubbio più in linea con Visco che con Salvini e Crosetto, i due più acerrimi avversari della Bce in seno al governo. Bisogna combattere l’inflazione, il principale nemico delle banche centrali, ma senza far entrare in una forte recessione le economie della zona euro. Aveva sostenuto citando Battisti che la Bce “non deve guidare come un pazzo a fari spenti nella notte” e aveva ribadito in una sua intervista a Le Monde, datata 2 giugno, che non serve essere “troppo frettolosi nell’innalzare i tassi”, confermando la sua visione da colomba. Ma sempre nella stessa intervista in linea con la politica della Bce confermava che non si è ancora raggiunta la fine del ciclo di rialzi e che si potrebbe tollerare che l’Italia entri perfino in una recessione tecnica.
Una seconda spina, forse la più appuntita, per Panetta è l’approvazione del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che il governo italiano continua a rimandare. Panetta da banchiere ben comprende la necessità di approvare il Mes come un passo fondamentale verso la costruzione dell’Unione bancaria europea, per la cui realizzazione servono due pilastri: una vigilanza comune (che di fatto esiste e presso la quale Panetta ha lavorato) e un meccanismo di risoluzione unico, che decide quando una banca è insolvente. E sa che per rendere operativo quest’ultimo serve anche un Fondo di risoluzione unico finanziato dalle banche che si accolli le spese dei fallimenti. Ora il Mes ha proprio il compito di fornire le risorse finanziarie necessarie al funzionamento del Fondo di risoluzione.
In più il Mes può avere una funzione di sostegno per i Paesi in difficoltà. E Panetta in passato, usando una metafora di facile comprensione per tutti, lo ha definito “come una sorta di assicurazione, come quella delle auto, che compriamo ma poi speriamo di non usarla mai”. E si è anche speso per la sua introduzione definendo il momento attuale come quello ideale “perché nessun Paese è in crisi o sotto procedura per deficit”. Tutti gli Stati oggi possono accedere ai mercati finanziari e nessuno sembra aver bisogno del Mes. Eppure chi lo ha voluto a capo della Banca d’Italia continua a non voler dar il via libera, tanto che ha rinviato la discussione in Parlamento prevista per il 30 giugno al prossimo autunno.
La terza spina si chiama Pnrr. Mai come su questo tema, Visco è stato agguerrito nei confronti dell’attuale governo. Nelle sue ultime considerazioni finali, il governatore uscente ha ammonito che non c’è più tempo da perdere, che il piano è uno snodo cruciale, un’occasione storica che tra discussioni, lamentele per il poco tempo, mancanza di programmazione e difficoltà attuative rischia di fallire. Per Visco è l’occasione per fornire una visione strategica al Paese, il piano può certo essere migliorato, ma deve essere fatto “tenendo conto del serrato programma concordato con le autorità europee”. Panetta non si è mai espresso sul Pnrr, ma in un suo discorso al Bruegel Institute dell’aprile scorso si è speso per un’Europa unita, puntando il dito contro le divergenze, sostenendo il multilateralismo e invocando un unione più forte possibile tra gli Stati membri della Ue. Per Panetta “una più stretta integrazione europea è la migliore risposta alla frammentazione globale”. E per lui l’integrazione passa attraverso l’unione bancaria, il mercato unico, ma anche attraverso un bilancio comune e l’unione negli investimenti, come si è fatto col Pnrr per affrontare la pandemia. Una visione forte, dunque, ed europea che non sarà sempre in linea con il governo che lo ha chiamato a guidare la principale istituzione finanziaria del Paese.